Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2015: ecco cosa ci aspetta

Sbirulino

L’ambulatorio pullula di perle che restano in attesa di autopsia, ma lo stimolo principale, il più bello e invitante che ci sia, arriva sempre e solo da Sanremo. E’ tutto un chiacchiericcio sui gruppi che sono stati resi noti, è stato appena portato in sala il vassoio con la polemica, servita lì, fresca fresca di giornata, inarrestabile, con data di scadenza fissata almeno per la fine di marzo.

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Sanremo 2014, and the winner is: il chirurgo di Claudio Baglioni

A Sanremo non è che ci sia tanto bisogno di portare i mega-ospiti internazionali, i criticatissimi denti di Laetitia Casta o chissà che altro: basta che gli piazzi sul palco Claudio Baglioni e il pubblico non capisce più niente. Povero Claudio, per la fobia delle rughe ormai si è completamente rovinato la faccia, non può chiudere gli occhi, sembra Alex DeLarge di Arancia Meccanica, quando lo costringono a tenere gli occhi aperti, solo che in questo caso è tutto ricucito a colpi di bisturi che se disgraziatamente dovesse starnutire mi si scoperchia tutto sul cranio.

E niente, il Festival di Sanremo ieri ci ha regalato un’altra serata noiosa e, come dicevo, è ormai ben chiaro che non servono grandi artisti internazionali, che a noi italiani ci piace l’armadio che sa di naftalina e siamo felici con la Carrà e le gemelle Kessler e con Franca Valeri, che ha fatto commuovere tutti e che, imperterrita, continua a lavorare.

Fabio Fazio e Claudio Baglioni direttamente dal Madame Tussauds

Fabio Fazio e Claudio Baglioni direttamente dal Madame Tussauds

Abbiamo visto Kasia Smutniak col pancino e no, non credo proprio che avesse esagerato a cena, mi dicono che sia incinta. Nel frattempo c’era una versione super fighissima di Francesco Renga, inanellato e  imbraccialettato come se fosse andato a rubare in una gioielleria e si fosse messo tutto addosso per scappare più in fretta, canzoni mediocri tante, sempre tristi da sbattere la testa al muro e poi Noemi. Lì non c’era da sbattere la testa al muro solo per la canzone ma per il taglio e il colore dei capelli e l’abbigliamento, sembrava uscita dal set di Star Trek, con quella ferraglia appoggiata sul collo che se si muove male si infilza e mi muore sul palco. E poi l’hanno fatta dimagrire un sacco e non è che avesse tanta voce, urlava, urlava per la fame, povera Noemi. Ogni anno la vestono sempre peggio, c’è qualcuno lassù che proprio la odia e la riduce così e se i vestiti si possono cambiare, quella frangettina è invece la prova tangibile dell’odio profondo che la circonda.

Sanremo 2014, and the winner is… Cat Stevens

Era un momento che aspettavo da un anno, perché il mio ambulatorio è rimasto chiuso per parecchio tempo ma non c’è niente di più forte del richiamo di Sanremo.

L’inizio dell’edizione 2014 è stato più che promettente, nemmeno il tempo di far salire Fabio Fazio sul palco e due persone minacciavano il suicidio: non si è ancora capito se per problemi lavorativi o per porre fine allo strazio del Festival con un gesto d’impatto.

Tutto dopo è filato liscio, anche troppo. La mosceria regna sovrana nel teatro dell’Ariston, ci fosse stata una canzone un po’ sprint, un po’ poco depressa… niente. Sarà l’atmosfera italica a trasmettere tutto questo sconforto ma alla prossima puntata preparate popcorn e lamette.

Ma passiamo al duetto della serata, quello di Fabio Fazio vestito da Steve Jobs e Laetitia Casta, vestita come un cartoccio per la frittura ma in versione fashion. Poi si è ricordata di avere un super fisico e si è spogliata, sfoggiando un look in stile Valeria Marini ai tempi del Bagaglino. E insomma, i due hanno cantato, un po’ insieme e un po’ soli e un po’ sòle. La Casta sta così tanto bene a bocca chiusa!

L’unica cosa positiva di questa donna è la sua bellezza, che risalta anche senza il bisturi, con i difettucci che tutte le donne umane dovrebbero avere però, per carità, non fatemela cantare perché non è che io abbia una scorta illimitata di lamette!

Raffaella Carrà mascherata da Luciana Littizzetto

Raffaella Carrà mascherata da Luciana Littizzetto

Sui cantanti non mi voglio soffermare molto perché per la maggior parte del tempo ho distolto il mio pensiero dal televisore: ho guardato con attenzione le smorfie di Raphael Gualazzi, stava tentando di sfidare Raffaella Fico e Barbara D’Urso e in più s’è portato dietro Venom e un coro gospel.

La perla della serata è stata Raffaella Carrà con il suo look da darkettona rockettara e quel cha-cha-chao trashissimo che starebbe benissimo anche come pezzo di Angela Favolosa Cubista, circondata peraltro da ballerini (sì, maschi, almeno così sembrava) sui tacchi a spillo. Oh, ma deve venire la Carrà a 170 anni ad insegnarci un po’ di trasgressione?

Senza lei e la Littizzetto il Festival non sarebbe stato quello della Canzone Italiana ma della Tristezza Assoluta. Io mi sono addormentata un bel pezzo prima del finale, i miei neuroni non hanno retto a lungo, hanno perso l’allenamento. L’unica cosa bella che ricordo è Cat Stevens sul palco. Sempre sia lodato.

Franco Battiato e il Tennessee

Per la serie “De Eloquentia”, Franco Battiato e “La cura“… che cura? Il whiskey a volte risolve i problemi, ma non sempre i ricordi rimangono nitidi.

Vagavo per i campi del Tennessee, come vi ero arrivato chissà!

 

 

Jack Daniel's

Jovanotti, distorsione culturale che conquista le masse

Oggi ho deciso di parlare di Jovanotti, i miei contatti Facebook hanno invaso la mia bacheca con le sue frasi, manco fosse Oscar Wilde o un finto Jim Morrison. Insomma, ogni canzone di questo tizio è buona per un’autopsia, è tutta un’esplosione di nonsense, ma metti insieme quattro parolette sdolcinate e avrai il mondo ai tuoi piedi. Basti pensare alle taFche piene di FaFFi e A te, che le sentivi dappertutto, la gente scriveva le frasi in cielo e in terra e in ogni dove che mi stupisco ancora del fatto che Iddio, se esiste, non abbia preso provvedimenti mandandoci un’altra piaga sulla Terra… ah no, aspetta, Moreno ha vinto Amici. Ah no, aspetta, fanno ancora Amici. Iddio c’è, eccome se c’è!

Nell’immagine, Jovanotti elenca il numero di frasi sensate scritte dal 1988 ad oggi.

Jovanotti | © ALFREDO ESTRELLA / Getty Images

Jovanotti | © ALFREDO ESTRELLA / Getty Images

Insomma, ho deciso di prendere frasi a caso direttamente dalla bacheca di Facebook, che pullula di fan che si emozionano non appena sentono sibilare Lorenzino, cercando di dare una spiegazione logica ad ogni citazione. Missione impossibile, infatti seguirò la tendenza jovanottiana e dirò frasi a caso pure io, che magari sarò considerata una delle migliori menti della mia generazione. Un po’ come Emma Marrone, le Veline e Snooki di Jersey Shore. Partiamo con una delle nonsense che preferisco di più:

  • La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare.

Caro Jova, rigiratela come vuoi ma la vertigine è che proprio se voli ti si schianta il cuore e voli su su, verso il cielo dagli angioletti. Che poi potresti scrivere un testo su uno che è morto di vertigine e conquistare ancora una volta le maFFe.

  • Cosa pensa il trapezista mentre vola? Non ci pensa mica a come va a finire.

Di sicuro pensa che ha un sacco di vertigini.

  • Amor che a nullo amato amar perdona porco cane lo scriverò sui muri e sulle metropolitane

Citare la Divina Commedia e aggiungerci un “porco cane”, distruggendo un lavoro di terzine incatenate di versi endecasillabi che quello ci ha messo decenni a finirlo e l’hanno pure esiliato. Ecco perché ha quell’espressione leggermente incazzata, nella statua a Santa Croce!

  • Si cerca qualcosa che faccia spuntare due ali di rondine dietro la schiena.

Jova, prova con l’LSD o chiedi a Lucius Fox. Hai mai pensato di scrivere un libro con Fabio Volo? Una canzone con Tiziano Notizia?

  • Sono un ragazzo fortunato perché m’hanno regalato un sogno, sono fortunato perché non c’è niente che ho bisogno.

Beata ignoranza, dicono. Lorenzo, sei fortunato perché non conosci la grammatica e a questo mondo è l’ignoranza a fare da padrona. Il tuo “a me mi” ormai è oggetto di trattati filosofici e ha disgregato definitivamente quel che era rimasto dell’Accademia della Crusca.

Volete che vada avanti? Non ne ho più la forza. Anche se questo post rientra tra le coliche canore, vi lascio con un bel De Eloquentia, ovvero quelle frasi di canzoni che dicono tutto in poche parole e quella che segue, riassume l’essenza della pseudo-arte di Jovanotti:

Ho preso la chitarra senza saper suonare.

Sanremo 2013: ha vinto la morte della musica

A pochi minuti dalla fine, diciamocelo, abbiamo sperato tutti nel miracolo: se Elio e le storie tese erano riusciti ad arrivare tra i primi tre, forse il passaggio dei meteoriti sulla Terra e le dimissioni del Papa, un terremoto nel bel mezzo della finale del festival, erano un segnale chiaro di qualche cambiamento epico nel mondo e a Sanremo 2013 non avrebbe vinto l’ovvietà.

Invece no, sono state solo delle coincidenze, che a noi esseri umani piace credere che gli eventi siano collegati tutti tra loro perché c’è un senso sopra le nostre teste. Ma se ci fosse un senso, allora Marco Mengoni non avrebbe vinto e non sarebbe stato sul podio, non ci sarebbero stati nemmeno i Modà. Se ci fosse stato un senso, forse non ci sarebbe mai stato Sanremo.

Vivete la vita così come viene, voi e Vasco Rossi, smettetela di chiedere quale sia il senso delle cose: ha vinto “L’essenziale”, oggi è la giornata nazionale dei bimbiminkia, a Sanremo secondo il mio sondaggio ha vinto la scollatura di Maria Nazionale, ma la Nera Signora è passata sul palco dell’Ariston e con la sua falce ha decapitato la musica. Però noi non l’abbiamo vista passare, si era forse palesata sotto forma di Bianca Balti?

RIP

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Sanremo 2013: secondo me vince il caschetto di Lucianina

Durante queste sere ho ipotizzato la vittoria di alcuni personaggi ed elementi che hanno caratterizzato il Festival di Sanremo 2013 (il sonno, Carla Bruni e Crozza), tra questi c’è senza dubbio il caschetto stile Caterina Caselli che ha sfoggiato ieri sera Luciana Littizzetto, sicuramente il suo look migliore dell’intera edizione, metto le mani avanti ancor prima della puntata conclusiva.

Tra qualche ora potremo finalmente tirare un sospiro di sollievo per la fine di questa tortura, ma prima di ciò voglio analizzare alcuni e pochi fatti della serata di ieri, che parlare di tutto è troppo faticoso alle 12 di sabato mattina dopo un’estenuante sessione di studio di 10 minuti.

Marco Mengoni canta e pensa "Ops, stavolta l'ho fatta grossa"

Marco Mengoni canta e pensa “Ops, stavolta l’ho fatta grossa”

Raphael Gualazzi

Ora, Raphael era uno tra quelli che mi stavano più simpatici, che come stile non è la solita canzonetta pop all’italiana. Poi ieri mattina si è svegliato e ha deciso di prendere una canzonetta pop anche particolarmente gradita e di iniziare ad assassinarla a colpi di martelletto, convinto di aver rivoluzionato “Luce – Tramonti a nordest” di Elisa, che nemmeno lei penso abbia capito che si trattasse proprio di quella canzone lì.

Annalisa Scarrone ed Emma Marrone

Forse per par condicio dopo la presenza di due ghei a Sanremo volevano regalare una parvenza di lesbicitudine, addobbando Annalisa come una tirolese omosessuale appena arrivata in città con l’intenzione di darsi un tono più maschile per emanciparsi. Al suo fianco hanno messo Emma Marrone con un paio di pantaloni che valorizzavano talmente tanto il suo stacco coscia che sembrava la sorella gemella di Peter Dinklage salvata in calcio d’angolo da un paio di tacchi cazzuti. Inutile dire che è morta un’altra canzone, che già non è che fosse in salute.

Marco Mengoni

Quando ho scoperto che Mengoni avrebbe cantato Luigi Tenco ho iniziato a piangere, sapevo che avrebbe fatto scempio di una delle mie canzoni preferite e ragazzi, lui è di una coerenza unica perché l’ha fatto davvero. Ha fatto talmente pena che si è messo a piangere pure lui non appena l’ha realizzato, ma ormai è andata e per questa disgrazia sicuro si beccherà la vittoria.

Rispondendo al quesito che mi ero posta prima che iniziasse Sanremo 2013, ovvero “Quante volte morirà la musica?” la risposta è che ho già perso il conto.

Però iniziamo a ipotizzare chi vincerà, votate il sondaggino:

Chi vincerà Sanremo 2013?

  • La scollatura di Maria Nazionale (25%, 4 Votes)
  • Il bacio piccolissimo di Rocco Siffredi (25%, 4 Votes)
  • Maurizio Crozza (19%, 3 Votes)
  • Il razzismo di Toto Cutugno (13%, 2 Votes)
  • Il sonno (13%, 2 Votes)
  • Il caschetto di Luciana Littizzetto (6%, 1 Votes)
  • La statua di Mike Bongiorno (0%, 0 Votes)
  • La poltrona di Massimo Giletti (0%, 0 Votes)
  • Carla Bruni (0%, 0 Votes)
  • La frangia di Rosita Celentano del 1989 (0%, 0 Votes)

Total Voters: 16

Sanremo 2013: secondo me vince il Sonno

E anche la terza è andata. Non potete immaginare che fatica seguire il Festival di Sanremo tutte le sere, avrei preferito stare in trincea e farmi sparare dal nemico. Soprattutto perché i miei compagni di tweet piano piano stanno abbandonando la sfida di sopravvivere fino all’ultima puntata, tra poco mi abbandono pure io.

Bello il monologo della Littizzetto sulle donne, per carità, belli i vestiti di Maria Nazionale, bello pure il momento goliardico trash con Albano e Laura Chiatti e Lucianina che si tappava le orecchie. Bello il fatto che i cantanti più bravi siano agli ultimi posti della classifica.

Sanremo 2013 è una sfida per me, devo mettere alla prova le mie capacità di resistenza, quello che ho visto ieri sera è stato uno spettacolo davvero emozionante e quello che mi ricordo, riassumendo è

zZzzZzzZz…

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Sanremo 2013: secondo me vince Carla Bruni

Anche oggi ho deciso che per vivere meglio devo dire la mia su Sanremo 2013, perché sera dopo sera c’è un’escalescion di brutture che si sono proprio ingegnati. Ce ne vuole, per partorire ospitate e canzoni insensate e mal gestite, a Sanremo ci riescono tutti gli anni, per questo il Festival non deve finire.

Non parliamo dei cantanti in gara che non gliene frega niente a nessuno, a meno che non vogliamo commentare le canzoni di Cristicchi che sembrano scritte da Tricarico posseduto da Tonio Cartonio. Ma passiamo ai grandi ospiti: fino a ieri sera avevo grande stima di Bar Refaeli, perché nella vita l’avevo vista solo in pose plastiche che mi mangiavo le labbra dall’invidia, quando lei pubblicava le foto in bikini dal Mar Rosso, io stavo arenata su spiagge anonime con in mano un panino con la mortadella. Forse sarò stata più felice di lei, ma non sarò stata ugualmente gnocca. Però di figure brutte come la sua che ha suonato scalza la batteria per meno di 4 nanosecondi, ne ho fatte proprio poche. Lei se continua di ‘sto passo, entra nel Guinness. Ecco, Bar, non dimostrare di non essere solamente una modella, il mondo ti vuole così. A un certo punto ieri sera ho capito perché Leonardo DiCaprio ti lasciò.

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Carla Bruni: vestita come un’austera insegnante di matematica pronta ad andare in pensione e con gli zigomi che sembrano staccabili come il naso e la bocca di Mr. Potato, ha accettato di farsi prendere in giro dalla Littizzetto e ci ha straziati con una delle sue canzoncine. Ché i francesi provano a rimandarcela indietro, pensando che magari con un’ospitata alla sagra della musica poi le torna la nostalgia e fa i bagagli. Lei, invece, con la sua voce soave, repellente come le ortiche sulle natiche, dice che va a trovare la sua famiglia, ma alla fine torna sempre in Francia, rimbalziamola ai cugini, tenetevela voi. Lei e la Bellucci, che ‘ste donne quando vanno in Francia si sgualciscono le corde vocali, sono affette da erre moscia taroccata e si dimenticano pure lo stile, a meno che non le vestano Dolce e Gabbana. Quando parlano, sembrano in punto di morte, ricordano quelle scene dei film in cui i protagonisti sfruttano l’ultima parte di ossigeno che hanno in corpo per rivelare un grande segreto, solitamente il loro assassino o dov’è nascosto il tesoro di famiglia, e poi muorono. Solo che queste non muorono, muorono solo i nostri neuroni e Bastianich.

Asaf Avidan: a proposito di corde vocali, che è successo a quelle di Asaf? Dicono che ricordi la voce di Janis Joplin, ma a me ricorda una capra sgozzata agonizzante, a Sanremo capiscono solo il contrario delle cose e così gli è scappata la standing ovation. Urlare al rallentatore si vede che emoziona, forse bisogna provare queste sensazioni solo dal vivo, ma io avrei preferito non provarle nemmeno a distanza, tanto che per citare Cristicchi, “la prima volta che sono morta è stata guardando Sanremo” e per vedere se potevo morire più di una volta e quanti jolly ho, è il secondo anno di seguito che lo guardo.

 

Sanremo 2013: secondo me vince Crozza

Sanremo 2013 è partito con tutti i requisiti necessari che il Festival deve avere ormai da molti anni: le polemiche, la bruttura delle canzoni, la bruttura dei vestiti e volendo pure delle acconciature, oltre ad elementi da lasciare invariati, dalla barba di Vessicchio al capello di Toto Cutugno.

E’ ancora troppo presto per analizzare le genialità che si nascondono nei meandri dei testi, soprattutto quelli di Marco Mengoni, anche perché sembra proprio che delle canzoni di Sanremo non gliene freghi a nessuno, i giornalisti nemmeno in conferenza stampa hanno accennato domande sui brani, pensate un po’ quanto sò belli!

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Secondo me Sanremo 2013 lo vince Maurizio Crozza: a parte che ha fatto raggiungere il picco di ascolti battendo l’intera Armata Rossa di Toto Cutugno lui da solo, con tanto di contestatori al seguito che gli avevano prosciugato la saliva come il Tasciugo Delonghi nei canali di Venezia. Ma poi, non so se ci avete fatto caso, tra tutti i cantanti che abbiamo sentito, Crozza è stato il più intonato di tutti, la sua “Formidable” berlusconiana batte pure l’impostazione vocale di Maria Nazionale, addobbata come se stesse andando alla più tradizionalissima delle comunioni tipiche del sobrio meridione d’Italia.

Fazio ci ha provato a rivoluzionare il festivàl, ma non è così dinamico come crede: anche perché se mi parti con l’allegria del Và pensiero, non posso immaginare nemmeno lontanamente un Festival frizzante, sprint e che profuma di nuovo. La capacità straordinaria di quel posto è rimanere sempre invariato, puoi metterci tutte le scenografie che vuoi, ma il pubblico ingessato è sempre quello e s’ingessa pure Lucianina Littizzetto, che poveretta chissà quanto ha sofferto su quei tacchi, con movimenti femminili come quelli di un body builder al concorso di bellezza e vestiti che richiamavano le atmosfere di San Gregorio Armeno. Fazio ha provato a dare un tocco di modernità con i due gay che si sposeranno domani, che hanno commosso la rete con il loro video e ieri hanno regalato un tenero spettacolino da film muto, ma ci hanno lasciati insoddisfatti, che alla fine nemmeno si sono baciati. Tanto rumore per nulla. Non parliamo dell’intervista a Felix Baumgartner, che l’unica cosa che abbiamo scoperto di lui, è che in realtà senza scafandro è un figone. Per il resto, a infrangere il muro del suono (e anche altre cose), ci sono stati personaggi più bravi di lui.

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