Chi vincerà Sanremo 2011?
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Nessuno può difendersi dalle autopsie canore, nemmeno Antonello Venditti. Ebbene, ci è cascato pure lui. Lui che con la canzone che stiamo per proporvi si dichiara ufficialmente tra lo sfigato e lo zerbino di turno. La canzone, stra-conosciuta, è “Che tesoro che sei“. Procediamo con l’analisi. Che tesoro che sei quando mi guardi quando dici che mi chiami dopo e non mi chiami mai
Già basterebbe l’inizio per comprendere il punto di vista di “lei”. Nonostante lei prometta di richiamare senza poi farlo, immaginiamo il nostro Antonellone con gli occhi scintillanti che pensa che sia, nonostante tutto, un tesoro. E non è finita qui: che tesoro che sei quando fai tardi dici … scusa sono in mezzo al traffico .. mi aspetterai.
La scusa del fare tardi a causa del traffico è nota a tutti. L’ingenuo Venditti è forse l’unico a crederci ancora, per il suo tesoro.
Che tesoro che sei quando ti svegli quando esci dalla doccia corri e non ti asciughi mai … ti rivesti nel buio e leghi i tuoi capelli .. un biglietto per me … sono pazza di te … non lo sai
In questa parte della canzone assistiamo ad un momento mattutino, lei che si sveglia, si lava e poi corre senza asciugarsi. Manca solo Capitan Libeccio e siamo tutti pronti per la Maratonda, poichè niente secca meglio di una corsa in su e in giù. Inoltre lei, chiaramente e palesemente per farsi perdonare dei suoi ritardi e delle chiamate mancate, lascia un biglietto che la rende ancor di più un tesoro agli occhi del suo ammore. Che tesoro che sei quando mi guardi quando penso con qli stessi occhi tu mi lascerai che paura che hai … non mi sorprendi perché stare con me non è bere un caffè … e tu lo ami
Questa parte merita ben più attenzione. Lui è consapevole del fatto che sarà lasciato, questo già la dice lunga su quanto possa essere presa seriamente in considerazione questa storia d’amore. Almeno da lei. Lei, in base a quello che lascia capire Antonello, ha paura di stare con lui. E attenzione, stare con Venditti non è mica bere un caffè. E lei lo sa, però al contempo, essendo sicuramente la solita donna masochista altrimenti tutto ciò non si spiegherebbe, lo ama. E lui con la sua voce tremula continua a ricordarle che è il suo tesoro. Quando e se si sono lasciati non ci è dato saperlo, ma vi permetto di cantare tutti in coro il ritornello, che lo so che lo sapete tutti, dai!
E se il nostro poi non fosse amore giuro io non ti lascerei se pensassi che di me non te ne importa niente Anche se non fossi un angelo io non ti cambierei perché sei bella bella bella … bella come sei bella come ti vorrei.
Antonello ride di se stesso.
Dedicata all’anagramma di Alessandra.
Carissimi lettori e appassionati di medicina musicale, quest’oggi introduciamo una piccola novità.
Dopo aver esplorato le menti dei migliori cantanti del nostro panorama musicale, abbiamo deciso di prendere in considerazione le copertine degli album. In tal caso andremo anche un pò oltre lo Stivale, per rendervi a conoscenza delle versioni reali di quelle che sono le cover che hanno segnato la storia della musica.
Partiamo con la prima cover passata ai raggi X. Quest’oggi avete l’onore di vedere un originale Nevermanet.
Nevermanet
Oggi porteremo nel mondo della musica uno dei fenomeni più rapidi, cangianti e controversi e discussi del panorama musicale italiano. Con sulla testa la condanna di essere un figlio di Pooh, Dj Francesco pensava di cavarsela tirando fuori “La canzone del capitano” (una probabile paziente, in futuro) e invece s’è scavato la fossa con le sue stesse mani. A tal punto che per nascondere la propria identità o comunque per rivelare un cambio di personalità, si è tolto il “dj” dal nome ed è rimasto semplicemente Francesco, quello che delizia le nostre serate, con i suoi occhioni azzurri, conducendoci nei meandri di X Factor. Noi, per affetto nei confronti della sua prima versione, forse un pò irrispettosamente ma affettuosamente, continueremo a chiamarlo DJ Francesco. E oggi vi offro una sua canzone allegrissima, che putacaso, fantasia volle che si chiamasse “Francesca“.
Francesca fa sempre l’offesa Ma poi ride E se non ti vuole vedere Te lo dice Francesca raccoglie la mela Dal ramo Ti dice che ti vuole bene E mai Ti Amo
Il nostro Facchinetti in erba descrive tale Francesca nei lati del suo carattere che la contraddistinguono dalle altre Francesche e non. Per cui sappiamo che è una che non porta rancore, chiara e sfacciata. Poi compie delle azioni romanticamente sane, coglie quella mela dal ramo che poi Albachiara mangia sulla strada verso scuola. Francesca è allergica all’amore e si limita al pure affetto amichevole, non si sbilancia.
Francesca cammina per strada Senza una meta Le labbra e una pelle che al sole Sembra di seta Sul collo una grande moneta Che portafortuna Francesca che brilla nel cielo Come la luna Oltre ad essere un’errabonda, Francesca ha una pelle delicata e porta al collo una grande moneta, stile rapper da ghetto newyorkese. Francesca deve avere poteri magici, forse conferiteli dalla moneta, e riesce a brillare nel cielo, a mo di Lucy dei Beatles o, se preferite, Mufasa. La canzone si presta al canticchiamento, se al posto della voce del nostro amato Francesco ci fosse quella di Cristina D’Avena, ci starebbe benissimo per un cartone animato.
Francesca è una e tante Francesca sei anche tu Ed entra nel suo mondo Che è tutto tranne che rotondo
Francesca soffre di disturbo della personalità. Anche tu che leggi, evidentemente.
Anche se non c’è una regola Francesca è unica Francesca è libera Anche se a volte lei scivola Francesca è unica Francesca è musica
Fino a prova contraria non pare ci siano regole che vietino l’unicità di una persona, nè tantomeno la libertà, almeno relativamente parlando. Francesca distratta dalle sue multipersonalità ogni tanto prende qualche buccia di banana e scivola, ma per questo rimane unica. E anche musica, passiamogliela.
Francesca sul braccio ha una storia In un tatuaggio E il mese che lei preferisce Il mese di maggio Francesca ha la gonna al contrario E non ha paura Se ti guarda negli occhi è una forza Della natura La canzone si conclude col ritornello di cui sopra. Esaminiamo attentamente gli ultimi versi. Ci può stare la storia in un tatuaggio che, si sa, i tatuaggi hanno i loro significati, ma la rima col mese di maggio non la fa nemmeno Topo Gigio eh. Francesca ci ha un coraggio che nemmeno i fantastici quattro messi insieme. Infatti lei mette la gonna al contrario per dimostrarlo. E poi le ultime strofe possono essere un commento passabile, ma il resto della canzone, DJ Francesco dei nostri cuori, no.
Dj Francesco ha appena letto un suo testo
Dedicata all’anagramma di Giuseppe.
Non ci crederete mai, ma la prossima autopsia prevede un altro testo di Tiziano Ferro. Il ragazzo si presta, è impossibile forse vivisezionare ogni suo brano, ma ogni tanto qualcuno non si può tralasciare. Senza rispolverare vecchie glorie del passato, ho optato per l’ultimo singolo, quello che permetterà alle giovini di oggi di strapparsi un altro pò di capelli. Non ho mai compreso se il gesto fosse perchè apprezzano eccessivamente o si rendono conto dell’atroce realtà.
Il titolo è una rivelazione. Ancora una volta devo parlare a favore del sig. Notizia, è assolutamente e semplicemente geniale: Il sole esiste per tutti.
In questa mattina grigia In questa casa che ora è veramente solo mia Riconosco che sei l’unica persona che conosca Che incontrando una persona la conosce
Il titolo promette bene, la prima frase smonta tutta l’euforia da esso offerta. Inoltre non si coglie il nesso tra titolo e testo, anzi. Tiziano Notizia lascia comprendere d’essere rimasto solo in casa, quindi adesso la sente più sua e siccome ama un sacco giocare con le parole, realizza, mentre realizza anche di avere una casa, di conoscere una persona. A voi è mai successo di provare questa strana sensazione? Inoltre questa persona, se ne incontra un’altra, la conosce. L’approccio di conoscenza procede:
E guardandola le parla per la prima volta Concedendosi una vera lunga sosta Una sosta dai concetti e i preconcetti Una sosta dalla prima impressione Che rischiando di sbagliare Prova a chiedersi per prima Cosa sia quella persona veramente Potrò mai volere bene
Dunque, una persona incontra un’altra persona e la conosce guardandola e parlandole per la prima volta. Ecco, io non so se a voi è mai successo di provare quest’altra strana sensazione. Pensate di poter conoscere una persona saltando il primo dialogo, saltando direttamente al secondo? Questa persona è speciale però, perchè abbandona ogni concetto e preconcetto, eccolo Tiziano che gioca ancora con le parole. Sempre questa persona che Notizia conosce, non si cura della prima impressione, per cui potrà voler bene a quest’altra persona senza rischiare di sbagliarsi su quel che veramente potrebbe essere. Lo so che se non ve l’avessi spiegato io, non ci avreste capito un bel nulla. Ammettetelo. L’intelligenza mica è come il sole.
Tu che pensi solamente spinta dall’affetto E non ne vuoi sapere di battaglie d’odio di ripicche e di rancore E t’intenerisci ad ogni mio difetto Tu che ridi solamente insieme a me
Adesso Tiziano Notizia si rivolge direttamente a questa lei che molto probabilmente è quella persona geniale che se incontra una persona la conosce. Voglio evidenziare il fatto che questa donna pensi solamente “spinta dall’affetto”, per cui non è perfettamente razionale, il che spiegherebbe quell’intenerirsi ad ogni difetto di Tiziano e soprattutto il ridere solamente insieme a lui. Vorrei porre un quesito a Tiziano: non hai mai pensato che questa donna possa vederti come qualcosa di cui ridere?
Insieme a chi sa ridere ma ridere di cuore Tu che ti metti da parte sempre troppo spesso E che mi vuoi bene più di quanto faccia con me stesso
Ed ecco, Tiziano si convince che lei rida così tanto perchè follemente innamorata. Ciò la porta a mettersi da parte e ad amarlo smisuratamente, più di quanto lui faccia con se stesso. Ed ecco, se nemmeno lui riesce ad amarsi e sicuramente a comprendersi, come pretendete che lo faccia una povera donna che incontra la gente e la conosce? Secondo quesito: A Tizià, ma quand’è che ti spieghi in lingua corrente?
Il momento in cui Notizia ha scoperto che il sole esiste per tutti
Dedicata all’anagramma di Ivan.
Per l’autopsia canora di quest’oggi ho iniziato a scavare nei meandri della musica abbandonata. Tirerò fuori mostri che credevate di aver rimosso, come Davide De Marinis. Tutta per voi, “Lasciati andare”.
La canzone si apre con una maledizione nei confronti di una strana febbre che genera sensazioni forse indicibili, molto simili tuttavia al ghiaccio col limone. Suppongo che tutti abbiate provato questa sensazione.
maledetta gelosia non c’è cura o terapia muovo l’aria e la ritaglio sembra tutto fermo e stagno
La sensazione genera-febbre è la gelosia, argomento di cui tutti prima o poi parlano. De Marinis riconosce che non c’è una terapia per curare questa febbre e, rassegnato decide di passare il tempo con le sue forbici immaginarie in un’aria che fa muovere lui stesso, perchè tutto è così fermo che bisogna darsi da fare. e vado a rallentatore per difendermi dall’afa e dal calore e poi rimango in attesa questa sera è una sorpresa dai scendiamo a compromessi ci fanno bene i compromessi
La febbre della gelosia è comunque invalidante e porta la temperatura ad alti livelli. Come potete notare, il cantante parla di afa e calore.
Cambia il sentimento come cambia la stagione ognuno ha la sua opinione sono fuori sul balcone a coltivare la mia rosa ad aspettare la mia sposa
I sentimenti vanno e vengono, come le stagioni che non sono nemmeno più quelle di una volta. Da notare le rime stagione/opinione/balcone/rosa/sposa. Le ultime due sono state copiate da “Il timido ubriaco” di Gazzè. tutto il resto è fumo e vento conta quello che sei dentro e sono di buon umore, in uno stato di confusa eccitazione, è più che una relazione, è un’ossessione, manca poco
Da una situazione compromessa dalla febbre al ghiaccio e al limone, Davide passa ad uno stato di buonumore e si sente un pò come un ragazzino di tredici anni, ma lascia trasparire un certo disagio mentale, un’ossessione.
Ritornello:
làsciati andare così, làsciati andare e vedrai voglio provare ad assaggiare ogni tua singola emozione è tutto lecito in amore làsciati andare così, làsciati andare e vedrai nell’armonia dei nostri sensi in fondo agli occhi siamo persi è una questione di momenti, insieme travolti insieme travolti
Il ragazzo sta chiedendo a qualcuno non precisato di lasciarsi andare. Se tutto è lecito in amore, così come dichiara, potrà lasciare libero sfogo alla sua ossessione e insieme verranno travolti. Ma chi? ma come? perchè?
De Marinis in tenuta Emporio Armani si lascia andare ad un sorriso ammiccante
Abbiamo capito quali siano i bersagli facili della musica italiana. E proprio per questo motivo io continuo a tirare fuori dal cappello a cilindro le loro inimitabili canzoni. Tocca a Fabrizio Fibrazio, il Bugiardo della musica italiana. Con questo secondo testo potrete senza dubbio essere d’accordo con me, se dico che la peculiarità dei testi di questo garzone è il continuo affermare e rispondersi da solo. Molto probabilmente, sarà per un’infanzia mal vissuta o qualche altro trauma, sarà che non ha amici, ma Fibra parla con se stesso e poi divulga il suo sapere all’Italia. In questa autopsia partiremo dall’analisi del ritornello per poi addentrarci nei meandri della psiche in rima del rapper più ribelle dello Stivale.
Il titolo della “cosa” è, appunto, “Bugiardo”. Io vengo in pace (Bugiardo) non mento mai (Bugiardo) non son capace (Bugiardo) non ce la fai (Bugiardo) ho mille amici (Bugiardo) non voglio guai (Bugiardo) tu sei tra questi (Bugiardo) ma non lo sai (Bugiardo)
Quindi, senza troppe spiegazioni, qui il Fibrazio elenca una serie di affermazioni che smentisce subito dopo con un aggettivo autoattribuitosi. Dopo un contorto studio ho appurato che utilizza questo strumento, o meglio, questa modalità di porsi, per rendersi vittima, utilizzando il “bugiardo” come se fosse un’accusa attribuitagli dagli altri. Sono anche giunta alla conclusione che i rapper o quelli che si spacciano come tali, abbiano appunto questa tendenza verso il vittimismo. Sono persone frustrate, che campano a suon di rime e che devono necessariamente attaccare qualcun altro per poterne pensare di nuove. E’ quello che state per vedere:
Bugiardo con questa faccia da bugiardo era tutto uno scherzo sono un bugiardo la tua ragazza ha capito sono un bugiardo per come parlo per commentarlo ho uno stile di vita anti-montecarlo capitan-arlo del rap in ballo mi vesto giallo come il catarro
Oltre alla descrizione del bugiardo, da per scontato che il giudizio altrui nei suoi confronti sia questo, per il suo modo di parlare, di vestire e di vivere. Sorvoliamo quell’orrido “capitan-arlo” e passiamo al giallo catarro. Chi non disprezzerebbe uno che si veste giallo catarro? Si autocondanna ad essere reietto. Se ci provi gusto, Fabri, continua. Io tivibi comunque.
oh no adesso ti lamenti per il testo poi per la base perchè sembra un poliziesco io sono zero se mi paragoni al resto vorrei il tuo conto in banca Dj Francesco
Ecco, sa già che il suo testo sarà scandaloso. Crede di essere talmente trasgressivo e fuori dalla portata del comune italiano medio che sa già che verrà criticato. Oltre a non esserci nulla di particolarmente scandaloso o trasgressivo (salvo il giallo catarro, scandaloso dal punto di vista del buon senso stilistico), Fibrazio autocritica ironicamente la sua stessa musica e si rivolge a Dj Francesco. Anche lui bersaglio facile, in quanto a testi musicali, è invidiato dal disgraziato Fibra per il suo conto in banca. Fibra colpevolizza il successo altrui. E’ un personaggio travagliato. Vuole dare scandalo ma necessita di amore.
Fibra è conosciuto come un gran bugiardo alle assemblee di istituto parlavo in sardo non mi presento in pubblico ci mando un altro non mi assomiglia è grasso e un po più alto tengo i ritmi serrati in venti metri quadrati ho la morte negli occhi e tengo i giorni contati tocco temi scontati non chiamatemi artista
Uno che alle assemblee di istituto parla in sardo, più che bugiardo può essere definito poliglotta o semplicemente idiota. Fabrizio ci ha la morte negli occhi. Io più che la morte ci vedo il vuoto cosmico, assenza di materiale cerebrale. Sveglia, Fibra! Poi, nella sua bugiardezza, ha un attimo di lucidità e riconosce la scontatezza dei suoi argomenti e la sua poca artisticità. Qui no, non sei un bugiardo.
io ti creo un’altro mondo lo sa anche il mio analista la realtà mi spaventa da ogni punto di vista il mio sogno in verità era fare il giornalista ho il rap emodrammatico da crisi domestica in camera c’ho un water e a letto un anoressica
La prima frase è quella che spazza via ogni dubbio. Fabri Fibra ha un analista. Poi passa immediatamente alla bugia (non si può credere che la prima frase sia menzogna). Immaginate un articolo scritto da Fabri Fibra? Paura! E poi non è assolutamente credibile, soprattutto per il water in camera. Sarebbe possibile, ma non credibile. Non ci crede più nessuno.
Voglio sentirmi supersonico da un’occhiata al mio tasso alcolico ma non sono ridotto al lastrico entro in banca con un kalashnikov tutti su le mani perchè questa è una rapina io sono Fabri Fibra ho appena ucciso la vicina e dato fuoco alla cucina con un litro di benzina è crollata la palazzina
Qui giungiamo al culmine della rima. Le prime due frasi ricordano “Supersonic” degli Oasis (“I’m feeling supersonic Give me gin and tonic”) però faremo tutti finta di niente per non farlo sentire emarginato e per non accusarlo di mancanza di originalità. Siccome non ha il conto in banca di Dj Francesco, inoltre, decide di fare una rapina. Per cui invita tutti ad alzare le mani come quando chiede “Applausi per Fibra” e confessa anche un omicidio. Ed anche a questo, non ci crederà nessuno.
Concludo con una frase della “cosa” che potrebbe racchiudere tutto il testo. Ma prima voglio che chiudiate gli occhi e ripassiate bene a memoria quello che avete letto finora di questo povero ragazzo.
Fatto?
Adesso leggete la frase che lascio qui di seguito, da lui stessa scritta e pronunciata: Brr Fibra ah ah ah Fibra ti tolgo dal mio stereo perchè porti sfiga
E giù coi gesti scaramantici!
Fabri Fibra si da del pazzo
L’autopsia di oggi riguarda una nuova stella nel mondo della musica, sorta, come molte altre dagli amici di Maria De Filippi. Trattasi di Luca Napolitano, il bel figliolo che espone i suoi dubbi per le radio e le tivvù. Cominciamo con l’analisi del testo e presto scoprirete di quali problemi mentali soffra l’autore oggi scelto.
Dormi dormi, stai di là tanto non mi perdo niente. Passa la pubblicità di un deficiente!
Dunque, lei dorme ed è di là, lui sa che non si perde niente. Nel senso che visto che dorme non è utile e romantico stare a guardarla, nel senso che se non gliela da non serve o nel senso che non sappiamo che senso? E soprattutto, notevole il dettaglio della pubblicità con tanto di offesa. Mi chiedevo se fosse una delle mie preferite degli assorbenti, se fosse Vlady, se fossero i giapponesi con la lingua magica o chi altri. Ma in tutto questo, lui che dice “deficiente” a qualcun altro, non è un passo valido.
Dormi dormi che non sei più la panna sulla torta. Questa favola di noi è andata storta, è neve che si è sciolta.
Luca continua ad incitare la sua bella alla nanna. Codella non è più panna sulla torta, la solita vicenda che mi fa venire i brividi e mi riporta alla mente il verde coniglio. Nel senso che lei fa i giochini erotici con la panna, che dalla panna è diventata donna, che è innamorato di un barattolo di panna spray o che senso in che senso?
Scusa la sincerità, non è proprio nel mio stile zuccherare verità, mandarle a dire. Una foglia cade giù come tutta la mia vita.
Oltre al tasso diabetico elevato, notiamo che l’educazione del giovinotto lo porta a scusarsi per la sua schiettezza e soprattutto ad usare un verso come quello della foglia che cade giù, paragonandola alla sua vita. Questo ragazzi, se fosse Pascoli, indicherebbe insicurezza instabilità e precarietà. Per Luca Napolitano vale come c*****a.
La mia foto insieme a te dov’è finita? Sparita! Forse forse non l’ho mai scattata, forse forse non c’è stata mai, non c’è stata.. Forse forse io l’ho stracciata forse forse forse…
Ma il ritornello, come il titolo, è la parte più bella della canzone. Qui sorge un dubbio che è più amletico dell’essere e del non essere, amare o odiare, dormire o vegliare. Si sta cercando una foto della favola di loro, ma Luca continua a non trovarla. Sarà che sti giovini ci hanno sempre la casa in disordine, ma il dubbio arriva a livelli più alti: forse se l’è soltanto immaginata, quella foto non esiste, è frutto della sua fantasia e di conseguenza, supponiamo noi, anche tutta la storia favola di loro. Oppure in LAPTUS freudiano, l’ha strappata. Boh, mistero, cose che neanche Enrico Ruggeri e Giacobbo.
Le mie scarpe dove sono? Qui non è più casa mia, mi va stretto anche il divano, vado via.
Qui scopriamo e troviamo la conferma del disturbo della personalità o alzheimer precoce di cui soffre il Napolitano. Vabbè perdere la foto, ma pure le scarpe! O vive in una discarica a cielo aperto come i bambini di Mumbai e allora prende quello che trova, se gli va bene, oppure non sta niente bene. Soprattutto perchè un divano, cribbio, non può andarti stretto. Mica è una giacca o una mutanda!
Tu rimani lì con te, prova a dirmi qualche cosa che non sia solo la lista della spesa. Una foglia cade giù come tuttta la mia vita.
Lei, è chiaro, mantiene le distanze. Si è svegliata sentendolo dubitare ad alta voce dei suoi vuoti di memoria, ma nel frattempo Luca ci offre un altro dettaglio di questa giovine donna. Ha pochi argomenti, lui si lamenta perchè lei sa parlare solo della lista della spesa. Poi la sua vita cade giù come d’autunno sugli alberi le foglie e ricomincia il dubbio sulla foto, che speriamo possa trovare prima che scriva “l’avevo strappata ma l’ho ricostruita col nastro adesivo”.
La favola di loro e Luca Napolitano con i suoi dubbi
Non potevo non concentrare la mia attenzione medica su un altro brano del Vasco Rossi, affetto da patologie che non sto qui a dire, che tanto le sapete meglio di me. Sempre tratto dall’ultimo capolavoro, questo brano si intitola: E adesso che tocca a me. Che un pò farebbe pensare a Ramazzotti, ma evitiamo di metterli tutti insieme sennò qui va a finire male.
Vaschino dei nostri cuori si pone degli interrogativi estremamente interessanti. Molto probabilmente la maggior parte di voi avrà provato le sue stesse sensazioni. Già vi vedo a scrivere queste frasi in giro per i diari e per i cavalcavia.
E adesso che sono arrivato Fin qui grazie ai miei sogni Che cosa me ne faccio Della REALTÀ
Vasco, tesoro, in qualunque modo tu sia arrivato lì, sono certa che il colpevole-perchè c’è sempre un colpevole- non sei soltanto tu e che comunque quel colpevole, dovrà pagare un prezzo molto alto per questa svista. Della realtà non fartene niente, chiediti piuttosto cosa ci sia oltre. E procedi con i tentativi concreti per scoprirlo. Adesso che non ho Più le mie illusioni Che cosa me ne frega Della VERITÀ
Vasco qui assume chiaramente il comportamento di una persona consapevole dei problemi che la affliggono, ma che vuole negarli. Finge menefreghismo, ma in realtà è perfettamente cosciente. Sappiamo anche che la verità fa male.
Adesso che ho capito Come va il mondo Che cosa me ne faccio Della SINCERITÀ E adesso E adesso
Così come la verità, la sincerità è altrettanto inutile. Vasco ha compreso come stanno le cose, adesso se ne frega veramente di tutto. E adesso che non ho Più il mio motorino Che cosa me ne faccio Di una macchina
Questa frase mi lascia esterrefatta. Qual è la spiegazione dell’inutilità della macchina correlata all’assenza del motorino? Qual è il senso della mia frase?
Quella che segue, attenzione attenzione, è da inserire nelle frasi più geniali della storia della musica, insieme ai verdi conigli e agli anagrammi. A fine anno stileremo una classifica, ma per ora respirate a fondo e leggete: Adesso che non c’è Più Topo Gigio Che cosa me ne frega Della Svizzera
Direi che posso concludere qui. I versi che seguono perdono qualsiasi briciola di senso, sebbene già non ne avessero. Grazie a voi tutti per aver condiviso cotanta sofferenza con me.
Il Topo Gigio che non c'è più.
Dedicata all’anagramma di Valentina.
Continuiamo sulle note della perversione canora. Dopo Nek che si sfoga su di un’altra per non sentire la mancanza di Laura e Meneguzzi che rischia di essere affettato tra le canne di bambù, ecco a voi “Mentre tutto scorre” dei Negramaro. Un chiaro imperativo sadomaso (più maso che sado), sostanzialmente. Il testo della canzone fondamentalmente non è crudele come un testo di Fabri Fibra, ma il ritornello è davvero uno strazio, completato dall’altrettanto straziante voce di Giuliano di quelle sofferenti, che rende bene l’idea di uno che ci ha il desiderio di farsi percuotere abbondantemente.
Usami straziami strappami l’anima fai di me quel che vuoi tanto non cambia l’idea che ormai ho di te verde coniglio dalle mille facce buffe
Una cosa fondamentale di questa parte di testo è quel “verde coniglio“. Che sulle facce buffe di un coniglio possiamo anche sorvolare, però non riesco ad individuarne mille. Se voi ne sapete mille, scrivetemele. Però un coniglio verde?!O si è eccessivamente rotolato nell’erba oppure, secondo me, i negramari erano andati a fumare col Brucaliffo prima di scrivere il testo di codesta canzone.
Sparami addosso bersaglio mancato provaci ancora è un campo minato quello che resta del nostro passato non rinnegarlo è tempo sprecato macchie indelebili coprirle è reato scagli la pietra chi è senza peccato scagli la pietra chi è senza peccato scagliala tu perché ho tutto sbagliato
Ecco, qui si continua con gli imperativi. E’ un chiaro invito alla violenza, sofferenza che provoca piacere e citazione biblica che porta la canzone ad un livello superlativo con conseguente affidamento dello scagliamento della pietra a qualcun altro per provare piacere nel farsi lapidare. Salto a un’altra canzone per farvi capire che non sono io a pensare che sia un sadomaso a scrivere questi testi. Trattasi di “Parlami d’amore“, che inizia esattamente così:
Coprimi la testa con la sabbia sotto il sole, quando pensi che sian troppe le parole
E poi la canzone procede con la richiesta di parole d’ammore. A mio parere sentirsi parlare d’ammore è peggio dell’usami e straziami e strappami tutto, ma tant’è che la vocina disperata e dolorante procede con le richieste: Parlami d’amore se quando nasce un fiore mi troverai senza parole amore. Parlami d’amore se quando muore un fiore ti troverai senza respiro amore.
Da notare la scena macabra della nascita e della successiva e immediata morte del fiore. E quel “senza respiro” che la dice lunga, ancora una volta, sui gusti masochistici dei cantanti italiani.
La band dei Negramaro
Nel mondo dello spettacolo, è risaputo, i piccoli difetti estetici vengono abilmente camuffati. Non si sa perchè, ma le occhiaie di Meneguzzi molto probabilmente sono state trattate con il copri-occhiaie più farlocco del globo. A un certo punto della sua breve carriera ho iniziato anche a preoccuparmi. Sembrava un piccolo panda in cerca d’autore o meglio ancora, sembrava uno che le prende sempre e ci ha sempre gli occhi neri. O semplicemente un tossico. Anche il Godano ci ha delle occhiaie che non ti dico, ma oltre a coprirle meglio, le porta con un certo savuarfèr.
Detto ciò, vi chiederete perchè parlo di questo pseudo-uomo al passato. Ebbene la motivazione è che è sparito dal mondo della musica ed ormai è un ricordo del tempo che fu, che tutti noi vorremmo dimenticare. La canzone che verrà quest’oggi analizzata è la canzone-quiz per eccellenza, per intelligenza batte il giocagiuer, è senza ombra di dubbio uno dei pezzi migliori del nostro secolo.
Il nostro adorato si muove tra le canne di bambù sfidando una simil-battona dotata di spadakillbill e partiamo con l’analisi.
te lo scrivo sui muri di casa
te lo scrivo con petali rosa
che ho bisogno di te che ho bisogno di te
Qui si denota il tratto ossessivo ossessionato della sua personalità insicura incerta e qualcos’altro. Perseguita la sua amata praticando il vandalismo da writer di quello che c’è sempre in qualche servizio di Studio Aperto. Poi sceglie i petali rosa, ma non specifica se sono petali rosa di rosa o di tulipano o di nontiscordarmaidime. Però il concetto chiaro è che ha bisogno di lei.
il tuo strano silenzio mi pesa
che se è solo questione di tempo
sono pronto a qualsiasi confronto
chiedi quello che vuoi
dimmi quello che senti
Il nostro Paolo è seriamente raffrustrato da questa situazione, per cui è disposto a fare qualunque cosa per recuperare. E’ stato palesemente accusato di tradimento, si mette a piena disposizione della presunta tradita e continua a negare la cornutaggine di lei. Avendo ascoltato Tiziano Notizia molto probabilmente avrà pensato che avrebbe reso di più un testo semplice e diretto, per cui ha optato per il verofalso, come nei quiz della patente.
Vero che ti amo ancora vero
che ti ho tradita falso
è stato un gioco falso
io li non c’ero
vero che sei la sola vero
che ti ho ingannata falso
se non mi credi giuro
sulla mia vita
Lui lì non c’era, nenti sapi! Sarà stato uno con le occhiaie e avranno fatto confusione.
lascia stare ti prego l’orgoglio
non pensare che il mio sia uno sbaglio
questa storia è per me è importante per farla morire, cadere nel niente
(vero) ogni notte che passa dolore
e lo so che anche tu ci stai male (falso)
Scatta la molla di sicurezza di riserva, che il cantante utilizza per cercare di riavere indietro il suo amore. La butta sul dolore, afferma con certezza che lei sta male, ma c’è un “falso” tra parentesi che è a dir poco disarmante. Oltre ai testi delle canzoni, credo sarebbe utile analizzare l’intera discografia ed estrapolarne qualche titolo, per cui ci sarà una puntata appositamente dedicata ai titoli delle canzoni di Meneguzzi. Nel frattempo, mentre la canzone prosegue, il nostro amico entra in uno stato confusionale ed inizia a dire vero-falso-vero-falso. Il fatto che abbia bisogno di lei è un bisogno che vuole gridare al mondo, coglie al volo l’opportunità e lo fa scrivendo questa stupenda canzone. Credo proprio che molti si siano ritrovati in una situazione simile e ne siano rimasti talmente colpiti da averla resa la colonna sonora della propria vita.
Paolo Meneguzzi e le sue occhiaie