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La fiera delle oscenità: autopsia della terza puntata
feb 18th, 2011 by sally

Fortunatamente il mio poco tempo a disposizione non mi permette di scrivere delle oscenità viste durante la terza puntata di Sanremo 2011. E meno male che era la più importante.

Questa volta gli artisti hanno fatto a gara a chi distruggeva il pezzo più storico del nostro Paese e devo dire che hanno fatto tutti la loro porca figura. Patty Pravo ha dimostrato ancora una volta tutta la sua ostinazione, ha cantato anche il suo pezzo in gara sperando nel ripescaggio, ma abbiamo subito capito che non c’erano più speranze. A un certo punto, poi, la si sente dire che si è appena tolta il gesso e allora lì non abbiamo più avuto alcun dubbio: l’hanno mummificata. Anna Oxa deve aver avuto lo stesso problema, perché alla fine non arrivava più ed entrambe non riescono più a muovere la mandibola, peché fanno poco esercizio dentro al sarcofago. E poi abbiamo dovuto assistere, impotenti, al trionfo di Albano e Anna Tatangelo, che tra un’Amanda e un Bastardo sono ritornati a lottare.

A un certo punto, poi, è salito un essere indefinito sul palco che no, non è Roberto Benigni ma doveva essere una valletta. Io ho seriamente pensato che fosse uno tra Luca e Paolo che stava facendo uno scherzo, poi ho scoperto che la realtà era ancora più cruda. E ne ho avuto ulteriore conferma quando sul palco sono saliti i Jonas Brothers ed un ragazzo rancoroso per essere nato uomo.

L’unica cosa bella di questa puntata, perdonatemi se non approfondisco a modo, è stata proprio Roberto Benigni e la sua altissima lezione sulla storia del nostro Paese. E qui non ci sono e non servono parole per commentare, ma ci terrei a sottolineare il fatto di aver visto un Masi frenetico, dalle prime poltrone dell’Ariston, intento a chiedere a La Russa di trovargli immediatamente il numero di telefono di tale Gramsci, un capellone occhialiuto che ha osato dire cose dalle quali voleva dissociarsi.

Io vi lascio con una perla del nostro Benigni: L’unica maniera per realizzare i sogni è svegliarsi! E mi raccomando, state uniti!

La Sagra della Canzone Italiana: autopsia della seconda puntata
feb 17th, 2011 by sally

La prima sera sono scese tenendosi per mano come due brave scolarette, per la seconda serata è stato consigliato loro di fare la pace, mancava poco che si prendessero per il mignolino cantando la canzoncina apposita, ma Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez si sono limitate alla leccatio vicendevolis: la Rodriguez introduce Belen parlandone come se fosse l’amore della sua vita (Fabrizio Corona), Elisabetta arriva felice e contenta e la dà un dolcissimo bacio d’amor. Pace fatta, in quel momento si sente un sospiro collettivo di tutti gli italiani che temevano la guerra fino all’ultima gocciolina di sangue. Eravamo proprio tutti preoccupati.

Se la prima sera avevamo lasciato perdere le varie stecche prese da ogni singolo artista spacciando l’impreparazione per emozione, al secondo giro non va per niente meglio, ma fortunatamente l’universo ci ha graziati eliminando gli acuti di Albano (erano partite svariate denunce per intere vetrate andate in frantumi) e la mortezza della Patty. Dopo essersi ricordata di non essere più sul finire dell’Ottocento, Patty Pravo ha sfoggiato un abbigliamento un po’ più moderno, ma ostinatamente non ha voluto rivelare il testo della sua canzone, facendo una concorrenza spudorata a Super Mario Bros che canta in laghée e almeno il suo perché ce l’ha. Vorrei tirare in ballo ancora una volta il soprano che canta con i La Crus, che mi fa più paura delle gemelline di Shining e Freddy Krueger messi insieme (mica roba da poco).

Bacio Belen Canalis

Per il resto, tutto identico alla sera prima, compresi i vestiti di Max Pezzali che si ostina a volere il suo secondo tempo, dimostrando un’incredibile abilità nell’essere sempre uguale a se stesso. Proprio come Franco Battiato, che si presenta al piano manco fosse Ray Charles e che dimostra di essere bravissimo con l’autoplagio. Il 1981 è stato un’ottima annata.

Tornando alle vallette, primedonne, veline o quel che vi pare, ieri sera Elisabetta Canalis era affetta da un attacco di ridarella che non finiva più. Inoltre era particolarmente entusiasta di poter sfoggiare il suo inglese, ricordiamoci che lei sta con “The American” per eccellenza, da George Clooney non avrà imparato a recitare, ma quantomeno qualche parola la dice. Male come quando era a TRL con quell’arlecchino di Carlo Pastore, ma apprezziamo comunque lo sforzo. Infatti la Canalis si è cimentata nel ruolo di interprete simultaneo con Eliza Doolittle, anche se un’interprete apposta l’avevano presa, ma voleva prendersi un po’ di scena. Dopotutto Belen sa ballare e cantare e ha il suo momento di gloria, quantomeno che la Canalis possa parlare con gli ospiti!

E a proposito di ospiti, Andy Garcia è riuscito a dimostrare come si può cadere in disgrazia in pochi secondi. Nemmeno dieci minuti di comparsata e si è rovinato una carriera di trent’anni. Elogiando Cuba e parlando dei suoi progetti e dell’amore per l’Italia, Andy Garcia ha espresso il desiderio di vedere l’isola di Cuba libera come il nostro Paese. No, dico. Italia chiama Andy: ma hai visto un po’ come stiamo messi? Questa si chiama presa per il culo bella e buona.

Sorvoliamo poi sul fatto che la Doolittle abbia fatto pubblicità alla Vodafone dimenticando però di portarsi i pantaloni o quantomeno un qualcosa che coprisse le sue piccole gambicine. Vogliamo parlare poi dei giovini?

Si sono presentati tale Serena Abrami che ha dimostrando grande equilibrio psicologico rispetto al collega Anansi, che pensava di arrivare a Sanremo e portare pace sole e ammore con un pochino di reggae, emanando la musica e la balorde parole direttamente dai suoi rasta. Altra dimostrazione di psicolabilità è stata Gabriella Ferrone, posseduta dalle vocali aperte di Meg e Giusy Ferreri al contempo… un ibrido da brivido. Pessima, per davvero. Fortuna che è stata eliminata insieme al seguace rastafari. A trionfare invece è stato il jazz swing un po’ fusion un po’ rock pop e blues di Raphael Gualazzi, gigante buono che non sa aprir bocca ma che quando suona la sua figura la fa. Senza eccedere, che a Sanremo se proprio devi andare oltre, vai dalla parte sbagliata.

Il Festival della Canzone Italiana: autopsia della prima puntata
feb 16th, 2011 by sally

Sì lo so, sono un po’ in ritardo. Ci ho dovuto pensare tanto prima di decidermi a scrivere di questo Festival di Sanremo 2011. Non che sia obbligata a farlo, ma dopo una puntata così traumatica ho bisogno di scrivere per sfogarmi.

Non vedevo il Festival di Sanremo da quando andavo alle elementari e solo adesso riesco ad apprezzare il fatto che l’antenna della mia tv per svariati anni non mi abbia permesso di vederlo. Perché adesso che funziona e Rai Uno si vede benissimo, da buona masochista sono caduta nella trappola ed ho guardato tutta, ma proprio tutta la puntata.

Premettiamo che questo spettacolare Festival di bello ha avuto solo due momenti: Luca e Paolo che cantanoTi sputtanerò” e la Canalis che tenta di uccidere Belen in diretta. Per il resto c’è poco (o troppo) da dire.

Le due primedonne sono entrate un po’ tardi sfoggiando bellissimi abiti, bellissimi sorrisi e pettinature che nemmeno io dopo l’influenza. Dov’è finita tutta la sofisticatezza della kermesse? Viene da chiederselo anche mentre Belen azzarda il tango argentino e poi, evidentemente in preda all’emozione, dice: “Quando sento il tango argentino mi esce fuori la testa“. Non parliamo poi di Elisabetta Canalis in versione Mia Wallace. Io spero che Quentin Tarantino la conosca e decida di scritturarla per il film più splatter della sua intera carriera: senza effetti speciali nè pomodoro al posto del sangue, in cui la Canalis interpreta il ruolo della vittima.

Oxa Tatangelo

Possiamo tranquillamente dimenticare l’insignificanza di Gianni Morandi (che pure ha fatto partire bene il festival) e potremmo fare altrettanto per tutti gli artisti ma: c’era Giusy Ferreri, stonata come un camionista ubriaco, che ha rivelato di avere il petto più piatto degli ultimi 150 anni, i fotografi stavano lì pronti ad immortalare il capezzolo in fuga per poi scoprire che erano già fuggiti da tempo. Anna Tatangelo si è presentata sul palco che sembrava Anna Oxa, cantando la sua “Bastardo” che abbiamo elogiato a tempo debito poiché era chiaro che non sarebbe passata. Fuori anche Anna Oxa, che ieri sera ha scelto lo stesso parrucchiere di Bill Kaulitz dei Tokio Hotel e in quanto a capelli, Patty Pravo non sembrava da meno. Ricordava un esperimento malriuscito di tentato incrocio tra Morticia Addams e Maria Montessori. Con un pizzico di Tutankhamon. Mi chiedo si riuscirà a reggere fino all’ultima puntata. Ho seriamente temuto che morisse sul palco.

Max Pezzali ha avuto il suo secondo tempo, ma avremmo preferito che rimanesse confinato al primo, visto che non aveva nulla di buono da dirci, mentre Albano ha chiuso la già pessima serata urlando a squarciagola di Amanda, che tutti hanno pensato poi fosse un brano per Amanda Knox. Rimarrò incollata alla tv fin quando non ammetterà che la canzone parla proprio di lei. Cade in basso Roberto Vecchioni, ormai non ce la fa più nemmeno lui, ma in Italia c’è questa mania del mettere radici dappertutto, e i grandi catanonni non se ne vanno mai. E’ apparso come un ectoplasma anche Franco Battiato, ha cantato 5-6 paroline giusto per dire “io sono qui”, il pezzo non era poi così male, c’era pur sempre Tricarico. Quest’ultimo, sempre originalissimo con le sue filastrocche (alla Ned Flanders, ripeto), questa volta ha optato per una ninna nanna, magari pensando “chissà, se dormono poi applaudono e passo in automatico“. E’ successo davvero.

Come previsto, tiene bene il pezzo di Emma Marrone con i Modà. Inutile dire che sono la scopiazzatura dei Negramaro, anzi adesso che Giuliano Sangiorgi deve finire sotto i ferri sono quasi sicura di chi gli abbia portato via le corde vocali. Nonostante ciò, tutto può succedere, voi continuate a votare il nostro sondaggio sul possibile vincitore di Sanremo (in basso a sinistra), mentre io confermo che le mie previsioni di ieri erano corrette. Davide Van de Sfroos ha portato un pezzo incomprensibile, che però abbiamo capito sicuramente più di quello di Anna Oxa, che è andato a cozzare con il leit motiv della serata: la mortezza. La mortezza che ha raggiunto l’apice, oltre che con Tricarico, anche con La Crus, che hanno sfoggiato un pezzo che più retrò di così si muore (e ci è mancato poco) piazzando sul palco un soprano vestito di rosso mentre tutti si chiedevano cosa fosse e se fosse venuto in pace.

Dimenticavo Antonella Clerici, un altro dei momenti memorabili della serata: continuo a chiedermi perché si ostini ad indossare obbrobri e soprattutto perché abbia sedato la sua bambina per farla sedere sulle scale dell’Ariston raccontandole la sua storia, che quella poveretta non ha ascoltato nè capito nemmeno una parola. E vabbè che Sanremo è Sanremo, ma qualcuno pensi ai bambini!

Sanremo 2011: tra tricolore e dialetto
feb 15th, 2011 by sally

Siete pronti per Sanremo 2011? Come promesso, questo blog resusciterà in occasione del Festival, ma non troppo. Anche perché il Festival non è un evento da resuscitaggio, più che altro è mortale.

Questa sera finalmente scopriremo se la Canalis e la Rodriguez si sono strappate i capelli dietro le quinte e chi sa ballare meglio. Secondo voi chi è la primadonna più simpatica? Occhio a non dire valletta, potreste scoprire che dietro il bel visetto di Elisabetta Canalis si nasconde Vanna Marchi, o Ursula che dir si voglia; tanto, sempre con le alghe hanno a che fare.

Anche se a voi sembra cosa da poco, realizzare le autopsie canore non è un lavoro così facile come sembra, soprattutto sotto Sanremo, che i testi si spintonano di fronte all’ambulatorio. Io ho deciso di privilegiare solo i pezzi più significativi, che possano essere utili ai fini della mia ricerca, ma devo ammettere che in un Paese confuso come l’Italia, anche i testi (da tempo) hanno perso il loro perchè.

Vogliamo parlare del particolare significato del Festival di quest’anno?

Fantasia dell'asciugamano utilizzato da Emanuele Filiberto per asciugarsi il sudore durante il Festival di Sanremo 2010

Non c’è. Però c’è la scusa della festicciola dell’Unità d’Italia. Già l’anno scorso Pupo, Emanuele Filiberto e l’altro tizio dichiaravano il loro amore per l’Italia, e quest’anno arriva pronto Tricarico con un testo che come al solito sembra scritto da un bambino dell’asilo o da Ned Flanders, ma che si chiama “3 colori”. Roba che proprio.

Se da un lato, quindi, si parte dal tricolore, dall’altro arriva un altro tizio dal nome impronunciabile, Davide Van de Sfroos, e che fa? La canzone in dialetto. Canta Nino D’Angelo e tutti a dire che il napoletano non si capisce, questo viene e canta “Yanez” che a leggere il testo sembra aramaico, e nessuno dice niente. E se qualcuno dice, lui che risponde?E’ un brano dedicato al padre, ma che ha già dato vita a un certo istinto patriottico in tutto il comasco. L’unità d’Italia scordatevela, ideologicamente, storicamente, utopisticamente, —-mente, qui se il brano accenna ad avere un minimo di successo, ve lo assicuro io, ci scappa la secessione.

Anna Tatangelo e gli insulti canori per Sanremo 2011
feb 9th, 2011 by sally

Visto che lo hanno già fatto i miei amicici di Melodicamente, non vedo perché non possa farlo anche io. Era da mesi che aspettavo questo momento e finalmente il nuovo testo di Anna Tatangelo è arrivato. La cosa che più mi fa lacrimare gli occhi, è che Anna non riesce mai a deludermi.

A Sanremo 2011, dal palco che l’ha lanciata nel mondo della musica e che deve agli italiani un risarcimento danni morali inestimabile, Anna Tatangelo canterà “Bastardo“. Sorge spontanea una domanda: a chi si starà rivolgendo? Forse il suo amico gay dell’altra canzone mentre dormiva con lei ha allungato troppo le mani? Forse Gigi ha commesso errori irrimediabili? Non lo sappiamo, forse la Tatangelo ce lo spiegherà direttamente, ma passiamo alle parti salienti di questo sublime testo.

C’è una ragione di più
l’hai detto, ma che bravo
ma questa parte di te
davvero la ignoravo
<———- non sarà mica la parte etero dell’amico gay?

Non me l’aspettavo davvero
è come bere il più potente veleno
è amaro
non recuperare ti prego
tanto più parli e ancora meno ti credo
peccato
lascia al silenzio la sua verità
<——— Avvolte il silenzio vale più di mille parole. La Tatangelo dispensa buoni consigli ma continua a dare il cattivo esempio!

Aspetta

Voglio dirti quello che sento
farti morire nello stesso momento
Bastardo
voglio affrontarti senza fare un lamento
voglio bruciarti con il fuoco che ho dentro
per poi vederti cenere
Bastardo
<———- La Tatangelo esprime una rabbia tangibile e soprattutto udibile, però soffre di vigliaccheria, perché si augura che il bastardo in questione muoia mentre lei spiega le sue ragioni, non lascia spazio al contraddittorio.

Far soffiare su di te il vento
io spezzata in due dal dolore
mentre ti amavo tu facevi l’amore
per gioco
<——— Questa è davvero da bastardi, bastardo.
lasciami sognare la vita
l’hai detto tu quando è finita è finita
io vado
<——– Nonostante la giovane età, la Tatangelo è stata influenzata dal tragico neomelodismo napoletano del nuovo millennio, ma decide di abbandonare la partita sperando, come Cesare Cremonini, in un giorno migliore.

Chissà se un giorno poi mi passerà
la rabbia che porto nel cuore
voglio dirti quello che sento
farti morire nello stesso momento
Bastardo
<——– Dalle pulsioni omicide della Tatangelo questa storia sembra destinata a non passare mai. E’ fortemente consigliato un aumento della sorveglianza dietro le quinte di Sanremo 2011.

vedere gli occhi tuoi in un mare profondo
farti affogare nei singhiozzi del pianto
e spingerti sempre più giù
<——- In realtà la Tatangelo ha la mente offuscata dai suoi deliri da aspirante assassina. Vorrebbe vedere il soggetto della canzone annegare in mare e non si rende conto che una volta annegato in mare (perché se annegano gli occhi, a meno che non glieli abbia staccati, annega anche tutto il resto) non può annegare ulteriormente nel pianto.
Bastardo
ma purtroppo tocca a me
soffrire, gridare, morire
<—— … cantare. A noi tocca stare a sentire.
tu
hai preso senza dare mai
noi
la cosa che non vuoi
maledetto sporco amore
<——— Le parole della Tatangelo si fanno sempre più truci, potrebbe scattare la censura!

Voglio dirti quello che sento
farti morire nello stesso momento
Bastardo

e poi vederti cenere
Bastardo
ma purtroppo tocca a me
soffrire, gridare, ti amo bastardo
<——- Nel caso in cui il concetto non fosse chiaro.

Anna Tatangelo ha visto un bastardo

Il problema dell’amore a Sanremo: vogliamo Fabri Fibra!
feb 8th, 2011 by sally

Dopo un lungo letargo, per Autopsiecanore.com è arrivata una primavera precoce. La musica chiama, l’Italia presto dovrà vedersela con il Festival di Sanremo e con i problemi che ne derivano: Gianni Morandi avrà il tempo di andare a correre? Sarà vestita meglio Belen Rodriguez o Elisabetta Canalis? George Clooney sarà invidioso di Fabrizio Corona e si farà tanti tatuaggi? I fiori sul palco saranno veri o saranno finti? Cosa ci fa Cecilia Rodriguez dietro le quinte dell’Ariston?

Son cose, miei cari italiani. Sanremo è una tradizione del nostro simpatico Paese, ed in quanto tradizione ha un piccolo problema: è troppo tradizionale.

Nella tradizione, poi, si sta instaurando un’altra tradizione: far vincere gli ex concorrenti di “Amici“, anche se Maria De Filippi non vuole responsabilità. Difatti non è colpa sua se gli italiani sono un branco di idioti.

Nella tradizione di Sanremo è obbligatoria la canzoncina sdolcinata, che se avesse partecipato Valeria Rossi con “Sole, cuore, amore” avrebbe vinto per tre anni consecutivi. Da “Trottolino amoroso” a “Far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi“  e “Ma l’amore no“, su questo palco c’è troppo polline e c’è troppo amore.

Vogliamo mostrare il lato dell’Italia che odia? Perché non c’è Fabri Fibra sul palco dell’Ariston? Vogliamo Fabri Fibra! Per riscattarlo da cotanta ingiustizia, mi prenderò la briga di mandare sotto i ferri ogni testo meritevole, iniziate a tremare!

Fabri Fibra si odia come l'amore

E non dimenticate di votare il nostro sondaggino sui vincitori del Festival!

Chi vincerà Sanremo 2011?

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Buon Natale con le coliche canore
dic 23rd, 2010 by sally

Questa volta non mi dedicherò all’autopsia di un brano perché purtroppo non dispongo della mia consueta mezz’ora di tempo da sprecare, ma voglio inaugurare una nuova rubrica che servirà a condividere con voi determinati brani o soggetti canori, per poi evitarli come la peste.

Si tratta delle coliche canore, patologie ricorrenti nel nostro Paese e non. Noi abbiamo deciso di abbattere questo muro di terrore nei loro confronti ed esorcizzarle una volta per tutte.

Una colica canora è un tipo di voce o un intero brano che per la sua bruttezza o proprio per la suddetta voce, rende l’ausculto una sofferenza, un martirio. Per fare qualche esempio, la voce di Giuliano Sangiorgi, in qualche caso quella di Laura Pausini e quasi sempre quella di Mariah Carey insieme ai versetti di Tiziano Notizia, sono delle vere e proprie coliche canore. Ascoltate “Amami” nella versione di Giovanni Lindo Ferretti e scoprirete l’essenza di una colica canora.

Però, nella nostra natura per certi aspetti masochistica, ci sono delle coliche che riusciamo ad ascoltare proprio perché vogliamo farci male. Altre le usiamo per fare del male. E’ risaputo che i brani di Nino D’Angelo vengono utilizzati come strumento di tortura a Guantanamo.

Visto che siamo in periodo natalizio e voglio essere buona, inauguro la rubrica e colgo l’occasione per farvi i miei migliori auguri di Natale e anche per il nuovo anno, nel caso non riuscissi a tornare in tempo.

Tra le mie coliche canore preferite, ci sono la voce e i brani di Billy Corgan, quindi buon Natale e buone feste in generale da Autopsiecanore.com, con una colica tutta per voi.

La sporcizia dei Negramaro non si lava nemmeno con la pioggia (perché è sporca)
dic 10th, 2010 by sally

Questa volta ho voluto esagerare con un titolo epico per la mia nuova autopsia, perché mancavo da tanto tempo e so che avete un profondo bisogno di sapere che cosa è successo al mio ambulatorio.

Purtroppo anche se ci sono tanti pazienti, anche la sanità canora va a rotoli. Ma, per recuperare il tempo perduto, ho deciso di tornare agli antichi fasti e tirare fuori dal cilindro uno dei miei gruppi più forti: IO NEGRAMARO.

Il brano in questione è “Cade la pioggia“, cantanto insieme alla “s” serpentina di Jovanotti. Si tratta di un brano straordinariamente complesso, cercherò di sezionarlo con cura ed esplicare con chiarezza.

Cade la pioggia e tutto lava cancella le mie stesse ossa

Cade la pioggia e tutto casca e scivolo sull’acqua sporca

Si, ma a te che importa poi rinfrescati se vuoi questa mia stessa pioggia sporca

Di questi tempi l’inquinamento fa danni che non possiamo nemmeno immaginare. Le piogge acide fanno passi da gigante e sono capaci di disintegrare le ossa di un essere dell’entità di Giuliano Negramaro. La pioggia tuttavia è anche paradossale, perché lava pur essendo sporca e Giuliano e le genti che frequenta vivono in condizioni igieniche alquanto discutibili, tant’è che c’è qualcuno disposto a rinfrescarsi con la pioggia che, ripetiamo, è sporca.

Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi

Molto probabilmente il vocalmente traumatizzato Giuliano si rivolge ad una sua fiamma disossata dalla pioggia. Quest’ultima non è la sola ad essere particolarmente complessa. La pioggia si contraddice, la passione decede e al contempo è totalmente inconsapevole degli esseri che governa. Ma com’è possibile? Chiederemo delucidazioni al Dr. Giacobbo.

Cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch’io la pace
Cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c’è aria fredda intorno a noi
abbracciami se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca

Al cadere della pioggia immaginiamo che tutto taccia per il semplice fatto che cancelli le cose e a quel punto Giuliano riesce a ritrovare la pace perduta, ma subito dopo un repentino sbalzo d’umore lo porta quasi ad inveire contro la pioggia, che continua ad essere sporca e addirittura è anche brace. Ma da dove salterà fuori? Un barbecue in paradiso? Ricordatevi che la pioggia è sporca, perché siamo arrivati alla parte fondamentale del pezzo:

E dimmi a che serve sperare
se piove e non senti dolore
come questa mia pelle che muore
che cambia colore
che cambia l’odore
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere
piangere addosso a me
che non so difendere questa mia brutta pelle
così sporca
tanto sporca
com’è sporca
questa pioggia sporca

Mentre piove e le ossa di Giuliano si dissolvono nell’atmosfera, il ragazzo non sente alcun dolore. Nonostante le ossa non ci siano più, la sua pelle cerca di resistere e, ormai putrefatta, cambia colore ed ovviamente cambia anche odore. Ricordatevi che la pioggia è sporca. In preda al panico pre mortem, il nostro cantante dimentica di avere la facoltà di utilizzare svariati termini estratti dal vocabolario della lingua italiana e l’unica parola che conosce realmente sembra essere “sporca”. Si tratta di un tipico caso di disilluminatio ispirationem, riscontrato soprattutto nei brani di Lady Gaga (nel suo caso associato ad una balbuzie irreversibile).

La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi

La pelle di Giuliano da putrefatta e puzzolente è diventata bianca, il cantante dei Negramaro si è trasformato in un foglio di carta desideroso di inchiostro e di un finale che renda la pelle splendida. La parte più geniale dell’intero brano però è l’alzheimer precoce ed in stato iper-avanzato di questi due individui che ad ogni passo dimenticano i loro passi. Immaginate come ci si possa sentire a perdere la memoria ogni 2 secondi (anche meno) e a conoscere un solo vocabolo: sporca.

la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia

Il fatto che ai due tizi sia venuto l’alzheimer è forse conseguenza di un mancato metaforico pollice verde. La pioggia non è più sporca, ma cade sulla sabbia.

amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto

Anche se Giuliano vuole mettere a disposizione la sua pelle bianca per scrivere la fine del racconto, non dimentichiamo che preferirebbe veder tornare il suo amore pur sottoforma di fango. Riscontriamo, quindi, un’altra contraddizione irreversibile.

Vogliamo anche portare l’attenzione sul leone che non ha più fame e su un’altra parola chiave del testo preso in analisi: le ossa sono uno dei pilastri che tengono in piedi il brano, questa volta il leone è stato però più clemente della pioggia e le ha sputate, contribuendo al proseguo della catena alimentare, lasciando un boccone per gli avvoltoi.

L’accostamento tra il leone e due ebeti sotto la pioggia che non aspettano altro che la broncopolmonite non è chiaro, un’equipe di professionisti sta cercando di decifrare il probabile codice che potrebbe nascondersi tra i versi, ma fino ad ora il risultato è unico e molto probabilmente immutabile: senso non pervenuto.

I Negramaro imitano i Negrita

Teniamo il tempo con Max Pezzali e gli 883
nov 15th, 2010 by sally

Dopo tutte le perle che sono passate dal tavolo operatorio, non potevo lasciar perdere anche gli 883, gruppo che mi ha accompagnata per tutta l’infanzia e un po’ anche in adolescenza e forse per questo si spiegano molte cose.

Così almeno non mi sento dire sempre che me la prendo con i talenti di Amici, stavolta me la prendo con Max Pezzali e il suo cappellino. E la canzone in questione è “Tieni il tempo“, canzoncina che vi rende musicalmente incontinenti, non si può fare a meno di iniziare a saltellare. Ah, quanti ricordi!

[Io copio e incollo i testi che trovo e non voglio correggere alcuni errori osceni che vi si trovano per mantenere intatti la purezza e il fascino della passione del fan che si diletta a scrivere i testi. A parole sue.] Via!

Non c’è storia in questa città
nessuno si diverte e mai si divertirà
lascia perdere tutta questa gente
e non credere di te non importa niente
Sono sempre pronti a giudicare tutto quello che fai
come ti vesti e con chi ti incontrerai
ma non te la prendere loro sono fatti così
devi solo credere
che un giorno te ne andrai di quì.

Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di Pavia, un piccolo posticino che come tutti i piccoli posticini fa sentire stretti gli animi creativi come quello di Max Pezzali e dei suoi amici. Si sente giudicato, la colpa siamo certi sia del cappellino che tra l’altro gli ha fatto cadere i capelli. Il nostro Max sta consolando una persona sconsolata, forse se stesso, e le fa pensare che c’è di meglio al di fuori del loro piccolo mondo, il problema è che non convince abbastanza, perché dice che bisogna solo crederlo, e non inneggia all’azione immediata.

Scendi nella strada balla e butta fuori quello che hai
fai partire il ritmo quello giusto
datti una mossa e poi
Tieni il tempo
con le gambe con le mani
tieni il tempo
non fermarti fino a domani
tieni il tempo
vai avanti e vedrai
tieni il tempo
il ritmo non finisce mai

Da questo momento in poi riusciamo a capire meglio perché la gente di Pavia parli male di Max Pezzali. Prendere esempio da uno che ti dice di andare per strada e buttare fuori tutto quel che si ha e mettersi a ballare, sa un pelino di malsano. Tieni il tempo, vai avanti e vedrai che la strada per il manicomio è certamente più vicina di quanto immagini. Mai ascoltare un 883.

i muri grigi che vedi
quando guardi fuori da qui
anche se non ci credi
sono così belli per chi
sa trovare i colori
dentro nella testa
e allora vattene fuori
che sta per cominciare la festa

Altra conferma: qui si parla di una forma di autismo, fuori ci sono i muri grigi ma bisogna sapersi dare un po’ di colore dentro nella testa e poi comincia la festa, il problema è che per far festa bisogna sempre andare fuori. Ma stiamo parlando di LSD?

Prima che Max ci inviti nuovamente a tenere il tempo con ogni parte del nostro corpo, ecco che arriva la conferma definitiva della sua instabilità:

Non ti lasciare andare se non ti vuole più
adesso se la tira ma non sa che tu
stai quasi per decollare e quando volerai
faranno a gara se fare un giro gli farai.

Se leggete attentamente l’ultima frase, scoprirete che in preda al delirio da colori nella testa e balli in strada in solitaria, Max Pezzali ha dato vita ad una frase-giochino per i suoi ascoltatori-lettori: rimettete in ordine le parole e cercate l’intruso, ma non dimenticate mai di tenere il tempo!

Max Pezzali preoccupato: non sa più come tenere il tempo

Dedicato all’anagramma di “in lei tu un uomo”.

Tiziano Ferro è gay ma ce l’aveva detto
ott 7th, 2010 by sally

Non è che il mio artista preferito ha fatto una dichiarazione così importante e io non ne parlo. Prima di tutto ci tengo a dire che l’Italia è un Paese di ignoranti, Tiziano Ferro dichiara di essere gay e tutti iniziano a prenderlo in giro! In ogni caso, che fosse gay lo sospettavamo da tempo e se adesso che ne siete coscienti rileggete i suoi testi, il suo dissidio interiore è più che palese.

Vi faccio alcune autopsie flash in sintesi ed in conclusione per rendere l’idea:

La tua vita non passerà: un brano struggente di un Tiziano che non vuole veder passare gli anni migliori senza aver vissuto liberamente la sua condizione, parla di una vita che “cambia i termini” e lui se ne è accorto meglio tardi che mai!

Il sole esiste per tutti: anche per i gay. Sono i vampiri quelli allergici. E Morgan. E io.

Alla mia età: Sono un grande falso mentre fingo l’allegria. Tiziano ha sofferto e nessuno l’ha compreso, quasi si sarebbe cicatrizzato le labbra come Joker pur di sorridere. Ah, quanto costa l’omosessualità!

Indietro: è il testo su cui si è fatta più ironia che ora stiamo a tralasciare ma la chiave di ogni cosa era qui. Non era l’anagramma di Tiziano il vero scoop, la notizia in conclusione è che Tiziano Notizia ha scelto l’altra sponda.

La paura non esiste: eloquentissimo testo di una paura che non esiste e di un errore che non è un errore. I sensi di colpa di Notizia che si riperCQuotono sui suoi testi. Devo andare avanti?

La traversata dell’estate: significativo brano che parla di un amore da raggiungere, la traversata dell’estate appunto. Tiziano Notizia ha compiuto la traversata ed in autunno spunta con la rivelazione shock.

Scivoli di nuovo: Scivoli di nuovo e ancora come se non aspettassi altro che sorprendere le facce distratte e troppo assenti per capire i tuoi silenzi c’è un mondo di intenti dietro gli occhi trasparenti che chiudi un po’. Tizià, stavolta ci hai sorpresi! E qualcuno non se lo sa spiegare.

E’ assurdo pensare che Tiziano Ferro sia gay, ma ragazze amanti e fan, rassegnatevi alla realtà, lui ve lo aveva detto e voi non lo avete saputo ascoltare!

Tiziano Ferro esce dal nascondiglio e dice la verità

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