Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Le domande che vorrei fare a Cesare Cremonini

Dopo aver ascoltato attentamente “Il Comico” di Cesare Cremonini, ho deciso di scrivere una lettera all’ex Lunapop, perché i suoi testi mi mettono sempre davanti a grandi interrogativi.

Caro Cesare,

i testi delle tue canzoni sono comprensibili e fantasiosi quasi come quelli di Tiziano Ferro e so che ne vai particolarmente fiero e che con questa canzone intendevi scrivere un inno alla risata e alla comicità. Ma perché i militari non possono far ridere la gente? Perché chi conosce Dante non ha niente da imparare? Perchè ti danno fastidio quelli che si vestono da soldato a carnevale, pensi che non possano essere simpatici? Perché la protagonista della tua canzone aspetta il figlio di un pirata? Forse immagina di sposarselo e fregargli il tesoro ereditato dal padre dopo averlo avvelenato?

Perché se ti lanci in un’aiuola comprendi che la gravità ti porta giù ma non che si prova del dolore? E perché non ti lanci su un’aiuola? Pensi che le aiuole siano fatte di cotone? Hai mai provato davvero a cadere su un’aiuola o era già passato Gianluca Grignani?

Cesare Cremonini ride se ti piange il cuore

Nek e il Voyeurismo di Laura

Partiamo dal presupposto che questo è un emerito capolavoro della canzone italiana. E poi prendiamo in considerazione anche il fatto che si tratta di una canzone incompresa e disprezzata dai più, prevalentemente per questioni “metriche”. Se Nek avesse ben pensato di accomunare le parole ad un ritmo che avesse  dato loro il senso necessario per essere capite, tutto sarebbe andato diversamente. Ma procediamo pure con la nostra autopsia, benvenuti in sala.

Laura non c’e’ e’ andata via
Laura non e’ piu’ cosa mia
E te che sei qua
mi chiedi perche’
L’amo se niente piu’ mi da

Il succo di questa canzone è che Nek è un uomo allo stato brado, sessualmente parlando. E’ privo di ogni capacità di contenimento. Laura lo ha lasciato e niente più gli dà, ma il nostro amico di Sassuolo si è già portato una nuova tizia in camera, una donna anonima con la quale si giustifica per le sue pene d’amore e gli istinti sbagliati.

Mi manca da spezzare il fiato
Fa male e non lo sa
Che non mi e’ mai passata
Laura non c’e’ capisco che
E’ stupido cercarla in te
Io sto da schifo credi e non lo vorrei
Stare con te e pensare a lei
Stasera voglio stare acceso
Andiamocene di la’
A forza di pensare ho fuso

Mettetevi nei panni della tizia, ma date pure a Nek il merito di tanta sincerità, la avverte subito e poi passa all’ultimatum, ma precisa comunque a chi sono rivolti i suoi sentimenti: vuole stare acceso e non pensare, la donnina sarà la sua valvola di sfogo. Chissà, un giorno di questi potremmo scoprire che Nek aveva ampiamente anticipato il fenomeno escort, chiamando donne a domicilio per dimenticare Laura.

Se vuoi ci amiamo adesso
se vuoi
Pero’ non e’ lo stesso fra di noi
Da solo non mi basta stai con me
Solo e’ strano che al suo posto
ci sei te ci sei te

Concentriamoci sul “Da solo non mi basto”. La sincerità brutale di Nek fa quasi venire i brividi. Da solo non si basta, quindi significa che c’ha abbondantemente provato senza risultati. Mentre sta con un’altra, ha comunque la delicatezza di dirle che è strano stare con lei. Ha fatto proprio bene Laura a non esserci più, non siete forse d’accordo?

Laura dov’e’ mi manca sai
Magari c’e’ un altro accanto a lei
Giuro non ci ho pensato mai
Che succedesse proprio a noi
Lei si muove dentro un altro abbraccio
Su di un corpo che non e’ piu’ il mio
Io cosi non ce la faccio

Defaillance. Nel bel mezzo del rapporto Nek si blocca e ripensa a Laura, non riesce ancora a capacitarsi della fine della loro relazione ed inizia ad immaginare scene di passione della sua amata con un altro uomo, il pensiero gli blocca la libido, ed anche qualcos’altro. In realtà continua a chiedersi dove Laura sia, perché non c’è accorta che è malamente nascosta nell’armadio.

Forse e’ difficile cosi
ma non so che cosa fare
Credo che sia logico
per quanto io provi a scappare..
Lei c’e’

Colpo di scena: in realtà Laura non è mai andata via. Pensavate, poveri illusi, che l’analisi di questo testo lasciasse trasparire delle insicurezze sessuali da parte di Nek, ma in realtà pone l’attenzione sulla figura di quella zozzerella di Laura, che ha messo in scena la fine del rapporto per costringere il suo uomo a stare con un’altra, per puro piacere dei sensi della protagonista di questo brano che, come conferma lo stesso Nek, è nella stanza e lui a certi giochetti non riesce a starci proprio.

Mi casca il mondo addosso e ora so
C’e’ ancora il suo riflesso tra me e te
Mi dispiace ma non posso Laura c’e’ Laura c’e’ 
Mi dispiace ma non posso Laura c’e’ Laura c’e’

Nek preoccupato per le perversioni di Laura

Anna Tatangelo e la pedagogia d’annata

Avviso: Il titolo di questo post non ha minimamente senso. Come questo post. E come questo blog. Evviva Vasco Rossi.

Ciao a tutti miei cari pazienti,

lo so che vi sono mancata ma ero in attesa di un’ispirazione fresca e confidavo proprio in Anna Tatangelo, che si è rivelata come sempre la migliore soluzione e ha appena sfornato un brano per il nostro ambulatorio. Si tratta di “Sensi“, una sorta di lezione di recupero per tutti quegli adulti che all’asilo, quando spiegavano olfatto, gusto, vista, udito e tatto, erano intenti a scaccolarsi o a barattare caramelle con denti da consegnare alla mafia delle fatine. Premettiamo che la Tatangelo è tornata più in forma che mai, nella forma di Kylie Minogue e diamo il via alla nostra autopsia:

Soddisfatto, gli occhi di un gatto
Che adesso guardano me
Qui nel letto come un sospetto
Cosa farò senza te?

Come dicevo, la Tatangelo è tornata in forma e ci regala un brano che più nonsense di così c’è solo John Lennon fatto di LSD posseduto dal Mago Otelma. C’è un uomo nel letto della cantante e no, non è il suo amico che sogna di essere donna, lo deduciamo dal fatto che questo è soddisfatto dalle gesta tatangelesche, ma cosa vorrà mai dire “qui nel letto come un sospetto”? Forse, abituata all’amico gaio, la Tatangelo ha iniziato a temere che chiunque passi dal suo letto voglia diventare sua amica.

Questa stanza non può trattenerti però
C’è del fuoco.
Questo essere noi ogni volta che vuoi
Dura poco…
Ma ricomincia il gioco!

Qui entriamo nell’illogica razionale della nostra amata artista: una stanza con del fuoco, è ovvio che non possa trattenere nessuno, a meno che l’incendio non ostacoli l’uscita. Sul resto sorvoliamo, tanto è inutile sprecare aggeggi medici per esplicare situazioni inesplicabili, ma da quel “dura poco”, possiamo comprendere che l’amico che giace sul letto di Annina non sia un amante durevole e focoso, qui di infuocato c’è solo una stanza. Anna non demorde e spera nella ripresa.

Prendimi con l’olfatto con il tatto
Con le tue bugie.
Mangiami ma con gusto,
Esaudisco le tue fantasie.

Per riprendere il gioco e per insegnare ai propri alunni a memorizzare i cinque sensi, la Tatangelo intona il ritornello dance, quello che ti entra facilmente in testa, quello che non vorresti mai sentire, se ci tieni alla tua incolumità mentale. Per conquistare Anna Tatangelo bastano due sensi e le bugie. Alle donne, si sa, la verità piace solo pour parler, sotto sotto amano l’uomo vigliacco e traditore. Nel caso in cui l’uomo che giace sul letto della nostra beneamata fosse un cannibale, lei si rivela talmente disponibile che si fa anche mangiare, ma spera che il tizio sia di buona forchetta, quantomeno potrà morire con soddisfazione ed autocompiacimento.

Non c’è una parte di me che resista
Al tuo essere artista egoista
Mi chiedo se fai una proposta,
Se giochi e poi basta
Comunque mi fido degli occhi,
I tuoi occhi come specchi
Che guardano me.

Come vedete, in seguito arriva la prova della disponibilità masochistica della Tatangelo, affetta da una particolare forma di Turuturu, la Turuturus masochistis deprimendis, che ha inizio con una depressione latente che poi sfocia in una incontrollabile crisi di nervi, seguita da insulti ed eventi da rinfacciare con infinita cattiveria: sei un egoista! Ah sì, per te era solo un gioco?!Cazzo ti guardi?! ecc. ecc.

Vai di fretta, c’è chi ti aspetta
Ed io rimango con me.
La tua voce quasi una croce
Mi dice “tempo non c’è”
Ma la mia verità ricomincia da qua,
Sono sola.
La passione che c’è
È qualcosa che poi mi divora,
Ma certo non consola…

Ed ecco che qui si manifestano due fattori: lui ha un’altra donna e questo potrebbe essere un racconto postumo della relazione clandestina con Gigi D’Alessio quando era sposato con un’altra e quando cantava di neve che cade giù dal cielo ad agosto. Numero due: la Tatangelo, come Catherine Zeta-Jones, è bipolare e di questi tempi è roba che fa tendenza. Dalla giuoia, si passa allo sconforto.

Te ne vai soddisfatto come un gatto
Senza fantasie.
E non sai quanto male fanno al cuore
Queste tue bugie.

Dopo aver ripetuto il ritornello per apprendere il nome dei sensi, ecco che l’uomo s’alza dal letto e se ne va. Non è ancora chiara quest’ostinazione della Tatangelo di definire i gatti come animali soddisfatti: solitamente sono castrati e grassi, c’è ben poco di cui rallegrarsi. E poi arriva la conferma della bipolarità della donna: il brano inizia con lei che chiede di essere presa a colpi di bugie, ma si conclude con la sofferenza della Tatangelo nell’avere di fronte un perverso menzognere.

Anna Tatangelo illustra i 10 sensi: 5 per ogni personalità

Anna Tatangelo e gli insulti canori per Sanremo 2011

Visto che lo hanno già fatto i miei amicici di Melodicamente, non vedo perché non possa farlo anche io. Era da mesi che aspettavo questo momento e finalmente il nuovo testo di Anna Tatangelo è arrivato. La cosa che più mi fa lacrimare gli occhi, è che Anna non riesce mai a deludermi.

A Sanremo 2011, dal palco che l’ha lanciata nel mondo della musica e che deve agli italiani un risarcimento danni morali inestimabile, Anna Tatangelo canterà “Bastardo“. Sorge spontanea una domanda: a chi si starà rivolgendo? Forse il suo amico gay dell’altra canzone mentre dormiva con lei ha allungato troppo le mani? Forse Gigi ha commesso errori irrimediabili? Non lo sappiamo, forse la Tatangelo ce lo spiegherà direttamente, ma passiamo alle parti salienti di questo sublime testo.

C’è una ragione di più
l’hai detto, ma che bravo
ma questa parte di te
davvero la ignoravo
<———- non sarà mica la parte etero dell’amico gay?

Non me l’aspettavo davvero
è come bere il più potente veleno
è amaro
non recuperare ti prego
tanto più parli e ancora meno ti credo
peccato
lascia al silenzio la sua verità
<——— Avvolte il silenzio vale più di mille parole. La Tatangelo dispensa buoni consigli ma continua a dare il cattivo esempio!

Aspetta

Voglio dirti quello che sento
farti morire nello stesso momento
Bastardo
voglio affrontarti senza fare un lamento
voglio bruciarti con il fuoco che ho dentro
per poi vederti cenere
Bastardo
<———- La Tatangelo esprime una rabbia tangibile e soprattutto udibile, però soffre di vigliaccheria, perché si augura che il bastardo in questione muoia mentre lei spiega le sue ragioni, non lascia spazio al contraddittorio.

Far soffiare su di te il vento
io spezzata in due dal dolore
mentre ti amavo tu facevi l’amore
per gioco
<——— Questa è davvero da bastardi, bastardo.
lasciami sognare la vita
l’hai detto tu quando è finita è finita
io vado
<——– Nonostante la giovane età, la Tatangelo è stata influenzata dal tragico neomelodismo napoletano del nuovo millennio, ma decide di abbandonare la partita sperando, come Cesare Cremonini, in un giorno migliore.

Chissà se un giorno poi mi passerà
la rabbia che porto nel cuore
voglio dirti quello che sento
farti morire nello stesso momento
Bastardo
<——– Dalle pulsioni omicide della Tatangelo questa storia sembra destinata a non passare mai. E’ fortemente consigliato un aumento della sorveglianza dietro le quinte di Sanremo 2011.

vedere gli occhi tuoi in un mare profondo
farti affogare nei singhiozzi del pianto
e spingerti sempre più giù
<——- In realtà la Tatangelo ha la mente offuscata dai suoi deliri da aspirante assassina. Vorrebbe vedere il soggetto della canzone annegare in mare e non si rende conto che una volta annegato in mare (perché se annegano gli occhi, a meno che non glieli abbia staccati, annega anche tutto il resto) non può annegare ulteriormente nel pianto.
Bastardo
ma purtroppo tocca a me
soffrire, gridare, morire
<—— … cantare. A noi tocca stare a sentire.
tu
hai preso senza dare mai
noi
la cosa che non vuoi
maledetto sporco amore
<——— Le parole della Tatangelo si fanno sempre più truci, potrebbe scattare la censura!

Voglio dirti quello che sento
farti morire nello stesso momento
Bastardo

e poi vederti cenere
Bastardo
ma purtroppo tocca a me
soffrire, gridare, ti amo bastardo
<——- Nel caso in cui il concetto non fosse chiaro.

Anna Tatangelo ha visto un bastardo

La sporcizia dei Negramaro non si lava nemmeno con la pioggia (perché è sporca)

Questa volta ho voluto esagerare con un titolo epico per la mia nuova autopsia, perché mancavo da tanto tempo e so che avete un profondo bisogno di sapere che cosa è successo al mio ambulatorio.

Purtroppo anche se ci sono tanti pazienti, anche la sanità canora va a rotoli. Ma, per recuperare il tempo perduto, ho deciso di tornare agli antichi fasti e tirare fuori dal cilindro uno dei miei gruppi più forti: IO NEGRAMARO.

Il brano in questione è “Cade la pioggia“, cantanto insieme alla “s” serpentina di Jovanotti. Si tratta di un brano straordinariamente complesso, cercherò di sezionarlo con cura ed esplicare con chiarezza.

Cade la pioggia e tutto lava cancella le mie stesse ossa

Cade la pioggia e tutto casca e scivolo sull’acqua sporca

Si, ma a te che importa poi rinfrescati se vuoi questa mia stessa pioggia sporca

Di questi tempi l’inquinamento fa danni che non possiamo nemmeno immaginare. Le piogge acide fanno passi da gigante e sono capaci di disintegrare le ossa di un essere dell’entità di Giuliano Negramaro. La pioggia tuttavia è anche paradossale, perché lava pur essendo sporca e Giuliano e le genti che frequenta vivono in condizioni igieniche alquanto discutibili, tant’è che c’è qualcuno disposto a rinfrescarsi con la pioggia che, ripetiamo, è sporca.

Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi

Molto probabilmente il vocalmente traumatizzato Giuliano si rivolge ad una sua fiamma disossata dalla pioggia. Quest’ultima non è la sola ad essere particolarmente complessa. La pioggia si contraddice, la passione decede e al contempo è totalmente inconsapevole degli esseri che governa. Ma com’è possibile? Chiederemo delucidazioni al Dr. Giacobbo.

Cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch’io la pace
Cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c’è aria fredda intorno a noi
abbracciami se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca

Al cadere della pioggia immaginiamo che tutto taccia per il semplice fatto che cancelli le cose e a quel punto Giuliano riesce a ritrovare la pace perduta, ma subito dopo un repentino sbalzo d’umore lo porta quasi ad inveire contro la pioggia, che continua ad essere sporca e addirittura è anche brace. Ma da dove salterà fuori? Un barbecue in paradiso? Ricordatevi che la pioggia è sporca, perché siamo arrivati alla parte fondamentale del pezzo:

E dimmi a che serve sperare
se piove e non senti dolore
come questa mia pelle che muore
che cambia colore
che cambia l’odore
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere
piangere addosso a me
che non so difendere questa mia brutta pelle
così sporca
tanto sporca
com’è sporca
questa pioggia sporca

Mentre piove e le ossa di Giuliano si dissolvono nell’atmosfera, il ragazzo non sente alcun dolore. Nonostante le ossa non ci siano più, la sua pelle cerca di resistere e, ormai putrefatta, cambia colore ed ovviamente cambia anche odore. Ricordatevi che la pioggia è sporca. In preda al panico pre mortem, il nostro cantante dimentica di avere la facoltà di utilizzare svariati termini estratti dal vocabolario della lingua italiana e l’unica parola che conosce realmente sembra essere “sporca”. Si tratta di un tipico caso di disilluminatio ispirationem, riscontrato soprattutto nei brani di Lady Gaga (nel suo caso associato ad una balbuzie irreversibile).

La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi

La pelle di Giuliano da putrefatta e puzzolente è diventata bianca, il cantante dei Negramaro si è trasformato in un foglio di carta desideroso di inchiostro e di un finale che renda la pelle splendida. La parte più geniale dell’intero brano però è l’alzheimer precoce ed in stato iper-avanzato di questi due individui che ad ogni passo dimenticano i loro passi. Immaginate come ci si possa sentire a perdere la memoria ogni 2 secondi (anche meno) e a conoscere un solo vocabolo: sporca.

la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia

Il fatto che ai due tizi sia venuto l’alzheimer è forse conseguenza di un mancato metaforico pollice verde. La pioggia non è più sporca, ma cade sulla sabbia.

amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto

Anche se Giuliano vuole mettere a disposizione la sua pelle bianca per scrivere la fine del racconto, non dimentichiamo che preferirebbe veder tornare il suo amore pur sottoforma di fango. Riscontriamo, quindi, un’altra contraddizione irreversibile.

Vogliamo anche portare l’attenzione sul leone che non ha più fame e su un’altra parola chiave del testo preso in analisi: le ossa sono uno dei pilastri che tengono in piedi il brano, questa volta il leone è stato però più clemente della pioggia e le ha sputate, contribuendo al proseguo della catena alimentare, lasciando un boccone per gli avvoltoi.

L’accostamento tra il leone e due ebeti sotto la pioggia che non aspettano altro che la broncopolmonite non è chiaro, un’equipe di professionisti sta cercando di decifrare il probabile codice che potrebbe nascondersi tra i versi, ma fino ad ora il risultato è unico e molto probabilmente immutabile: senso non pervenuto.

I Negramaro imitano i Negrita

Teniamo il tempo con Max Pezzali e gli 883

Dopo tutte le perle che sono passate dal tavolo operatorio, non potevo lasciar perdere anche gli 883, gruppo che mi ha accompagnata per tutta l’infanzia e un po’ anche in adolescenza e forse per questo si spiegano molte cose.

Così almeno non mi sento dire sempre che me la prendo con i talenti di Amici, stavolta me la prendo con Max Pezzali e il suo cappellino. E la canzone in questione è “Tieni il tempo“, canzoncina che vi rende musicalmente incontinenti, non si può fare a meno di iniziare a saltellare. Ah, quanti ricordi!

[Io copio e incollo i testi che trovo e non voglio correggere alcuni errori osceni che vi si trovano per mantenere intatti la purezza e il fascino della passione del fan che si diletta a scrivere i testi. A parole sue.] Via!

Non c’è storia in questa città
nessuno si diverte e mai si divertirà
lascia perdere tutta questa gente
e non credere di te non importa niente
Sono sempre pronti a giudicare tutto quello che fai
come ti vesti e con chi ti incontrerai
ma non te la prendere loro sono fatti così
devi solo credere
che un giorno te ne andrai di quì.

Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di Pavia, un piccolo posticino che come tutti i piccoli posticini fa sentire stretti gli animi creativi come quello di Max Pezzali e dei suoi amici. Si sente giudicato, la colpa siamo certi sia del cappellino che tra l’altro gli ha fatto cadere i capelli. Il nostro Max sta consolando una persona sconsolata, forse se stesso, e le fa pensare che c’è di meglio al di fuori del loro piccolo mondo, il problema è che non convince abbastanza, perché dice che bisogna solo crederlo, e non inneggia all’azione immediata.

Scendi nella strada balla e butta fuori quello che hai
fai partire il ritmo quello giusto
datti una mossa e poi
Tieni il tempo
con le gambe con le mani
tieni il tempo
non fermarti fino a domani
tieni il tempo
vai avanti e vedrai
tieni il tempo
il ritmo non finisce mai

Da questo momento in poi riusciamo a capire meglio perché la gente di Pavia parli male di Max Pezzali. Prendere esempio da uno che ti dice di andare per strada e buttare fuori tutto quel che si ha e mettersi a ballare, sa un pelino di malsano. Tieni il tempo, vai avanti e vedrai che la strada per il manicomio è certamente più vicina di quanto immagini. Mai ascoltare un 883.

i muri grigi che vedi
quando guardi fuori da qui
anche se non ci credi
sono così belli per chi
sa trovare i colori
dentro nella testa
e allora vattene fuori
che sta per cominciare la festa

Altra conferma: qui si parla di una forma di autismo, fuori ci sono i muri grigi ma bisogna sapersi dare un po’ di colore dentro nella testa e poi comincia la festa, il problema è che per far festa bisogna sempre andare fuori. Ma stiamo parlando di LSD?

Prima che Max ci inviti nuovamente a tenere il tempo con ogni parte del nostro corpo, ecco che arriva la conferma definitiva della sua instabilità:

Non ti lasciare andare se non ti vuole più
adesso se la tira ma non sa che tu
stai quasi per decollare e quando volerai
faranno a gara se fare un giro gli farai.

Se leggete attentamente l’ultima frase, scoprirete che in preda al delirio da colori nella testa e balli in strada in solitaria, Max Pezzali ha dato vita ad una frase-giochino per i suoi ascoltatori-lettori: rimettete in ordine le parole e cercate l’intruso, ma non dimenticate mai di tenere il tempo!

Max Pezzali preoccupato: non sa più come tenere il tempo

Dedicato all’anagramma di “in lei tu un uomo”.

Anna Tatangelo e la mamma più bella

Non vorrei che si pensasse che bersaglio sempre gli stessi artisti: sono loro che si prestano. Se vi offendete, avete la coda paglierina.

Quest’oggi abbiamo disteso sul tavolo da autopsia uno dei brani tecnicamente lessicalmente psicologicamente più complessi degli ultimi 150 anni, una tematica tanto ancestrale quanto ricorrente nei brani musicali. L’artista che si assume il compito di diffondere cotali note è la nostra amica Anna Tatangelo, che adesso ha ben deciso di smettere di cantare per giudicare il canto altrui.

Il testo in questione è “La più bella“, un brano dedicato alla mamma, struggente e melancolico ma intriso di infinito ammore.

Sopra il tuo viso stanco
io leggo ancora l’ingenuità
quella ruga mi fa capire
che il tempo ormai
non si ferma qua

Il viso stanco è una descrizione ricorrente dei genitori delle persone che scrivono dei genitori, pienamente coscienti di averli portati all’esaurimento nervoso. Io mi ci rivedo un sacco. La mamma di Anna Tatangelo si contraddistingue per una certa ingenuità ed ha una ruga che indica l’inesorabile scorrere del tempo, che nemmeno il chirurgo plastico della figlia riuscirà a fermare.

I capelli d’argento e oro
che il mare non ha bagnato mai
quanta vita che passa
dentro quegli occhi tuoi
io come un acquilone
che un vento freddo
ha portato via
dentro nuvole di canzoni
che hanno cambiato la vita mia

I capelli argento e oro indicano solamente che la signora Tatangelo deve cambiare parrucchiere, che sicuramente è l’amico gay dell’altra canzone di Anna Tatangelo. Colgo l’occasione per dire che ho copiato il testo da Angolotesti che ringrazia Yaya e ringrazio Yaya per aver distrutto la grammatica scrivendo “acquilone“, noto con piacere che la scuola t’appassiona. La sig.ra Tatangelo non è mai andata al mare, la sig.ra D’Alessio invece allude a canzoni che le hanno cambiato la vita e sappiamo tutti di che stamo a parlà.

vivi dentro quel batticuore
che non ti lascia
dormire più
quattro gocce per compagnia
da buttare giù

Se la teoria dell’esaurimento di cui sopra vi lasciava un pò perplessi, ecco che arriva una palese conferma: quattro gocce per dormire, la signora in questione ormai non ne può più e incontra puntualmente Morfeo con qualche aiutino farmaceutico. Dopotutto non c’è da biasimarla. Adesso tirate un profondo respiro, arriva la parte più elaborata e poetica della canzone:

mamma tu per me sei la più bella
sei più bella di una stella
sei solo tu che dai calore
e tanto amore
regalandomi il tuo sole
per far luce nel mio cuore
perchè sei tu che fai più bella la mia vita
mezza ancora sconosciuta

Devo umilmente e modestamente sostenere che le poesie che scrivevo all’asilo per la festa della mamma, in confronto erano paragonabili alle terzine incatenate di versi in endecasillabi della Divina Commedia.

Come vorrei sempre più
averti qui vicino a me solo per me
mi sveglio la mattina
per colazione mi prendo te
anche quando sono lontano
quella tua mano
accarezza me

Anna sente la mancanza della mamma, vorrebbe sentirla sempre vicina a sè. A questo punto scorgiamo una frase ambigua: per colazione mi prendo te. Starà ad indicare il TE bevanda, quella che arriva dalla Cina dall’India e che se la vantano in Inghilterra, oppure si prende la mamma per colazione? Anche la forma verbale non è perfetta, lasciamogliela passare e passi anche quel “lontano” che fa pensare ad una certa ambiguità sessuale del soggetto nel brano, che di questi tempi c’è sempre da sospettare.

la tua forza mi da certezze
in ogni momento sempre di più
anche quando tra la mia gente
non ci sei tu

Anna Tatangelo si sente rincuorata dalla presenza e dall’indistruttibilità dei nervi della madre, ma la sua gente chi sarà mai? Il popolo di X Factor?

Si ripete di seguito il complesso ritornello che non riportiamo. Sentitamente ringraziamo Anna Tatangelo per questa splendida perla canora.

Anna Tatangelo vestita da Dorina di X Factor


E’ già solo: le perversioni dei Modà

Vi sono forse mancata? Vi siete sentiti soli et abbandonati o avete tirato un sospiro di sollievo da bravi fan perché non ho distrutto più nessuno?

E’ tempo di sgranchirsi le mani e procedere di bisturi, oggi mi spiace per voi ma il mio paziente è il brano “Sono già solo” dei Modà, pezzo apprezzatissimo in classifica ma un contenitore di perversione che necessita di autopsia.

Una volta steso il paziente sul tavolo operatorio non possiamo fare a meno di notare l’impertinenza con cui attacca a cantare:

Troppa luce non ti piace
godi meglio a farlo al buio sottovoce
graffiando la mia pelle
e mordendomi le labbra
fino a farmi male, bene

Il qui presente Modà rivela i gusti della donna con cui usa sessuare, che a quanto pare apprezza le luci spente. Nessuno si interroga mai sulle luci spente, si pensa siano utilizzate per la troppa vergogna, quando forse è per non vedere chi si ha davanti. Poi questa qua è una violenta, ma sa fare male bene, non so se avete compreso il concetto. Lui da bravo masochista ne gioisce, noi speriamo che gli stacchi pure la lingua così la smette di cantare.

Uno dei punti fondamentali è la confusione dell’autore:

senza farmi capire
se per te è più sesso o amore

Che, come molti altri artisti presi dall’incoscienza pseudo-creativa, si risponde prontamente nella frase successiva:

Poi fuggi, ti vesti, mi confondi
non sai dirmi quando torni

Il concetto quivi espresso mi pare piuttosto chiaro. La donna opta per la prima, sempre che sia donna. Di questi tempi mai dare per scontato. Ipotizzo che sia donna per il comportamento da fase premestruale qui di seguito descritto:

e piangi, non rispondi, sparisci
e ogni quattro mesi torni
Sei pazza di me come io lo son di te

A lui non ditelo che lei è pazza e basta, ma il comportamento fila liscio con la mia diagnosi. Si suppone che il suo sia pressappoco il ciclo mestruale di uno scimpanzè*.

Resisti, non mi stanchi
mi conservi sempre dentro ai tuoi ricordi
e poi brilli, non ti spegni
ci graffiamo per non far guarire i segni
e sei pioggia fredda
sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo

L’autore del testo è chiaramente uno sfigato, per amor del sesso selvaggio si lascia torturare ed abbandonare al suo destino per svariate mensilità, per poi veder tornare quella che lui vorrebbe come anima gemella, in realtà si tratta di una ninfomane che corre a fare rifornimento quando le risorse hanno ormai iniziato a scarseggiare. Ma l’ammore è così, unitelo al masochismo di derivazione negramarica, e ne viene fuori un bel quadretto.

Tornerai, tornerai
altrochè se tornerai
ma stavolta non ti lascio
ti tengo stretta sul mio petto
poi ti bacio, poi ti graffio
poi ti dico che ti amo e ti proteggo

Ovviamente a furia di stuzzicare il cane che dorme, quello non potrà fare a meno di svegliarsi ringhiando come un posseduto e tirare una bella mozzicata. Allora la vittima aspetta paziente il ritorno del carnefice che diventerà a sua volta vittima della vittima che diventa carnefice. Abbracci e graffi, le classiche liti e forse un caso velato di violenza domestica, ed anche un sintomo di personalità bipolare, riscontrato in molti altri pazienti, evidenziato da “poi dico che ti amo e ti proteggo”, comportamento in netta opposizione con la costrizione all’abbraccio e alla permanenza.

e poi ti voglio e poi ti prendo
poi ti sento che impazzisci se ti parlo
sottovoce, senza luce
perchè solo io lo so quanto ti piace
e ora dimmi che mi ami
e che stavolta no, non durerà solo fino a domani
Resta qui con me perchè son pazzo di te

Lui ormai accecato dall’amore non si rende conto che lei impazzisce se le parla perchè è reclusa e sotto tortura. In più al buio. Lei diciamo che se l’è andata a cercare, dopo averlo torturato per mesi e mesi, adesso lui si vendica e la fa sua prigioniera così sa di poterla amare semper et per semper senza vederla fuggire via e correre chissà da chi.

Ma lui è così innamorato da non poter essere crudelissimo, l’amore è lasciare liberi e vedere se gli innamorati sono veri innamorati e tornano indietro come i boomerang:

sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo

Ed infatti alla fine se ne rende conto che il suo destino è quello. Luce spenta, torture e solitudine.

I sei già soli

*37 giorni!

Troppa luce non ti piace godi meglio a farlo al buio sottovoce graffiando la mia pelle e mordendomi le labbra fino a farmi male, bene

Scolorate l’aurora con Alessandra Amoroso!

La stupidità canora ormai imperversa e dopo tanto tempo di vuoto sul tavolo operatorio, non potevamo che ricominciare dalla stupida per eccellenza, autodichiaratasi tale, Alessandra Amoroso.
Torniamo con un nuovo pezzo, piuttosto segnato dalla paranoia della star canora, “Mi sei venuto a cercare tu“.

Prima di tutto c’è da sottolineare che Alessandra Amoroso o chi per lei ha seri problemi con la grammatica italiana. Al di là della discutibile bellezza del titolo, abbiamo già avuto prova nel testo di “Stupida” del tentativo di eguagliare le insensatezze di Tiziano Notizia, pur ottenendo miseri risultati. Tiziano è imbattibile e la grammatica non è un’opinione.
Ma cominciamo con l’analisi:

Mi sei venuto a cercare tu
Con quelli occhi grandi
Ma nella testa,
un nuovo vivere inaccettabile
E tu che non avevi neanche
idea dei sogni miei
Mi sei venuto a cercare
ma io non ti voglio pìù
Io non ti voglio più,no

Premettiamo che da due anni a questa parte, ogni brano di Alessandra Amoroso è misteriosamente un successo assicurato e che, quindi, con tutta probabilità, molta gente che prima non la apprezzava, avrà iniziato ad elogiarla.
Così una storia finita, arrivati a questo punto, potrebbe essere non finita. In ogni caso ci troviamo di fronte ad una testimonianza di stalking bello e buono.
Questo lui è tornato nella vita della nostra Alessandra, con gli occhi grandi ma la testa vuota. Si legge molto rancore nei confronti del passato vissuto con questa persona, infatti la giovane artista sostiene di non volere più quest’uomo.

Hai preso tutto quello che
potevo darti di me
E mi hai lasciato
senza preoccuparti senza senso
E ora che lo dici a tutti che c’è un’altra
Mi sei venuto a cercare tu
Ma io non ti voglio più

Qui assistiamo al tipico comportamento maschile: una volta fatti i propri porci comodi, l’essere umano di sesso maschile va altrove senza curarsi dell’emotività dell’essere umano di sesso femminile. Al di là della paranoia di Alessandra Amoroso, quindi, si cela un individuo malvagio, molto probabilmente lo stesso del testo precedentemente preso in analisi, che sostiene di avere un’altra donna, ma va a cercare la sua ex fiamma.

E sbaglierò come sempre,sempre
E sbaglierò come seeeempre,su di te
E non piangere ancora!
Si scolora l’aurora!
E non vale la pena credere a una lacrima di te
E non piangere adesso!
Non ti serve stavolta!
Che non vale la pena crederti
Ma cosa vuoi da me

Alessandra Amoroso si ritrova in uno stato confusionale senza precedenti. Pur sostenendo di non volerlo più, dichiara al contempo di sbagliare come sempre, il che ci indica che la ragazza sa di cadere in tentazione.
Arriviamo a quello che secondo me è il pezzo più bello di tutto il testo: E non piangere ancora/ Si scolora l’aurora.
A parte il fatto che le lacrime non fungono da decolorante, o da scolorante, per dirlo alla Amoroso, chi è che le ha suggerito il verbo “scolorare”??
Qualcuno me lo spieghi, per gentilezza, perché è proprio cacofonico.
Stendendo un velo pietoso sul verbo, continuiamo a vedere un’insicura e determinata Alessandra che sa di non dover credere alle parole di un uomo bugiardo, altrimenti poi si sentirebbe nuovamente una stupida e scriverebbe un nuovo e sgrammatico testo per assillarci notte e dì.

Mi sei venuto a cercare tu
Di giorno tremavi
E mi credevi inafferabile,intramontabile
E mentre vivo la mia storia insieme a lui
Mi sei venuto a cercare
Ma io non ti cerco piùùùù ohhh

Nelsonianamente, la Amoroso mette le mani avanti e punta il dito: mi sei venuto a cercare tu. Questo ripetere continuamente il concetto e sentirsi in obbligo di precisare, fa nascere qualche sospetto anche su di lei. Può darsi che lo abbia cercato e, pentitasi del suo gesto, abbia rigirato la situazione accusando il malcapitato.
A questo punto della canzone, della situazione e della grammatica, non si sa più quale possa essere la verità. Roba da montarci un thriller d’autore.

Lui di giorno tremava, forse ha qualche problema di tipo nervoso o una qualche forma di Parkinson, e adesso lui sta con lei, lei sta con lui, entrambi sono felici dentro altre vite e non ci fanno capire chi cerca davvero chi, ma se il titolo della canzone fosse lo specchio della verità, allora che intervenga Mara Carfagna.

Una scolorata Alessandra Amoroso

Una scolorata Alessandra Amoroso

La sindrome del Turuturu

Oggi entriamo in un ambito delle autopsie molto delicato: il cervello dei cantanti innamorati.

Ci siamo già passati diverse volte, tra le paranoie di Meneguzzi, l’ansia di Ambra e le perversioni dei Negramaro, ma mai come questa volta il disturbo psichico era stato tanto evidente.
Sicuramente nessuno di voi si ricorderà di Francesco e Giada, due intrepidi giovani che, convinti di essere cantanti, si presentarono a Sanremo proponendo un brano improponibile: Turuturu.
Mi costa molta fatica cercare di essere sintetica sull’argomento, perchè per spiegare davvero bene il brano servirebbe un trattato di psichiatria, ma cercherò di utilizzare termini spiccioli e rapidi. Procediamo con l’autopsia:

La presentazione del sintomo appare chiara:

Oggi ho un turuturuturu
per la testa…
che fa turuturuturu
e non mi passa
lo fa sempre quando esci
un po’ da solo…
ed io resto pressappoco
dove sono

Il Turuturu colpisce direttamente il cervello, e il suo effetto si ripercuote su tutti i comportamenti della persona affetta dalla sindrome del Turuturu. E’ una malattia contagiosa, che si può propagare per via radiofonica, in occasione di Sanremo anche televisionica, ma anche tramite rapporto amoroso.
La persona che sostiene di essere affetta da Turuturu in realtà non è cosciente della sindrome che si è di lei impossessata. Le cause della malattia sono molteplici, in questo caso è la solitudine. Quando il partner esce, il Turuturu si impossessa della donna, che si immobilizza e rimane in attesa cercando di scacciare il suo male.

se potessi fermerei
i tuoi passi in un momento
e scoprire dove sei
se mi stai portando dentro
meno male che tra noi
sta nascendo un sentimento
che fa turuturuturu turuturuturutu

Il Turuturu comporta egoismo e paranoia, ed anche molta curiosità. Francesco e Giada sono due ragazzi innamorati affetti da sindrome del Turuturu. Dagli studi compiuti sino ad oggi sappiamo che l’accoppiamento non è proibito e la riproduzione non danneggia necessariamente un possibile nascituro. Un altro degli effetti della sindrome, però, è quello di identificare le cose tutte con un nome: anche l’amore diventa Turuturu.

io vorrei chiamarti ma
non ho una scusa
e hai sbagliato
a darmi il numero di casa
non riesco a immaginarti tutta sola…

Passiamo alla parte maschile. L’uomo a sua volta sente la mancanza della donna che, poichè affetta da questa controversa sindrome, gli ha dato un numero di telefono sbagliato. Questo non induce l’uomo a pensare che magari l’abbia fatto apposta, perchè il Turuturu limita le capacità mentali, infatti lui non riesce più ad immaginare.

che peccato
che non te l’ho detto ancora
che non sto mangiando più
che non vedo più gli amici
che mi manchi solo tu
le tue mani i tuoi sorrisi
ma qualcosa tra di noi
può succedere lo stesso
non ci arrenderemo mai
fino a che sarà successo

La sindrome del Turuturu comporta inoltre mancanza di appetito e asocialità che, se portata agli estremi si traduce in autisimo. Francesco adesso ha un momento di lucidità e capisce di avere una malattia e capisce che anche la sua amata soffre dello stesso male, ma confida nel loro amore (Turuturu) e nonostante la malattia sa che potranno stare insieme.

questo turuturuturu nella testa
mi fa troppo male
e adesso dico basta
e c’e’ un turuturu
nella vita mia…
che cancella tutta la malinconia
da domani proverò
a sentirmi un po’ diversa

Come potete facilmente dedurre, il Turuturu può comportare anche dolore e per il momento non è stato approntato nessun medicinale in grado di alleviarlo, nè ne esiste uno tra quelli convenzionali capace di avere effetto. Il secondo Turuturu di cui parla la canzone, ricordate, è l’amore. Nonostante la malattia del Turuturu che adesso chiameremo di Tipo 1, il Turuturu di tipo 2, l’amore, ha la meglio e in qualche modo allevia quel senso di asocialità e tristezza che si era creato, ma al contempo diminiusice l’autostima della persona, che si sente più propensa al cambiamento poichè si vede inadatta e inadeguata.

a me piaci come sei
meglio se resti la stessa
da domani canterò
sottovoce una canzone…
quando io la sentirò
sarò cotto di emozione
t’innamorerai
dovessi attendere altri due secoli
e allontanerai……
questo turuturuturu
turuturuturutu

L’uomo, preso dal Turuturu di tipo 2, invita la sua compagna a sconfiggere i sintomi della malattia e le dice di non cambiare. Intanto si accinge a mostrare le sue doti canore per fare colpo su di lei, farla innamorare e, spera, anche guarire.

se c’e’ ancora un turuturu
per la testa
per la testa
e’ perché se t’innamori
quello resta
ogni giorno viene a farti compagnia…
neanche il vento
se lo può portare via
e non chiedermi cos’e’
questo vuoto nella mente
perché sei vicino a me
anche quando sei distante

Questa fase della canzone è molto confusa. C’è sì la speranza che il Turuturu di tipo 2 possa guarire quello di tipo 1, ma questa speranza viene meno nel momento in cui ritorna più forte che mai la consapevolezza dell’eternità del Turuturu di tipo 1, fin quando qualcuno non si metterà a studiarlo seriamente e a trovare una soluzione.

Il mio trattato si conclude qui. Ci sarebbero ancora molte cose da dire sulla Sindrome del Turuturu, per cui la esporrò prossimamente in maniera più dettagliata. Vi lascio con l’inquietante finale della canzone e state attenti al Turuturu:

troveremo dentro noi
qualche cosa d’importante
con un turuturuturu turuturuturutu
questo turuturuturu nella testa
che ci prende come un gioco
fatto apposta…
da domani scoprirai
che rimane solamente
turuturuturuturu
turuturutu

Francesco e Giada devastati dalla Sindrome del Turuturu

Francesco e Giada devastati dalla Sindrome del Turuturu

Dedicato all’anagramma di Chiara

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