Chi vincerà Sanremo 2011?
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Sì lo so, sono un po’ in ritardo. Ci ho dovuto pensare tanto prima di decidermi a scrivere di questo Festival di Sanremo 2011. Non che sia obbligata a farlo, ma dopo una puntata così traumatica ho bisogno di scrivere per sfogarmi.
Non vedevo il Festival di Sanremo da quando andavo alle elementari e solo adesso riesco ad apprezzare il fatto che l’antenna della mia tv per svariati anni non mi abbia permesso di vederlo. Perché adesso che funziona e Rai Uno si vede benissimo, da buona masochista sono caduta nella trappola ed ho guardato tutta, ma proprio tutta la puntata.
Premettiamo che questo spettacolare Festival di bello ha avuto solo due momenti: Luca e Paolo che cantano “Ti sputtanerò” e la Canalis che tenta di uccidere Belen in diretta. Per il resto c’è poco (o troppo) da dire.
Le due primedonne sono entrate un po’ tardi sfoggiando bellissimi abiti, bellissimi sorrisi e pettinature che nemmeno io dopo l’influenza. Dov’è finita tutta la sofisticatezza della kermesse? Viene da chiederselo anche mentre Belen azzarda il tango argentino e poi, evidentemente in preda all’emozione, dice: “Quando sento il tango argentino mi esce fuori la testa“. Non parliamo poi di Elisabetta Canalis in versione Mia Wallace. Io spero che Quentin Tarantino la conosca e decida di scritturarla per il film più splatter della sua intera carriera: senza effetti speciali nè pomodoro al posto del sangue, in cui la Canalis interpreta il ruolo della vittima.
Oxa Tatangelo
Possiamo tranquillamente dimenticare l’insignificanza di Gianni Morandi (che pure ha fatto partire bene il festival) e potremmo fare altrettanto per tutti gli artisti ma: c’era Giusy Ferreri, stonata come un camionista ubriaco, che ha rivelato di avere il petto più piatto degli ultimi 150 anni, i fotografi stavano lì pronti ad immortalare il capezzolo in fuga per poi scoprire che erano già fuggiti da tempo. Anna Tatangelo si è presentata sul palco che sembrava Anna Oxa, cantando la sua “Bastardo” che abbiamo elogiato a tempo debito poiché era chiaro che non sarebbe passata. Fuori anche Anna Oxa, che ieri sera ha scelto lo stesso parrucchiere di Bill Kaulitz dei Tokio Hotel e in quanto a capelli, Patty Pravo non sembrava da meno. Ricordava un esperimento malriuscito di tentato incrocio tra Morticia Addams e Maria Montessori. Con un pizzico di Tutankhamon. Mi chiedo si riuscirà a reggere fino all’ultima puntata. Ho seriamente temuto che morisse sul palco.
Max Pezzali ha avuto il suo secondo tempo, ma avremmo preferito che rimanesse confinato al primo, visto che non aveva nulla di buono da dirci, mentre Albano ha chiuso la già pessima serata urlando a squarciagola di Amanda, che tutti hanno pensato poi fosse un brano per Amanda Knox. Rimarrò incollata alla tv fin quando non ammetterà che la canzone parla proprio di lei. Cade in basso Roberto Vecchioni, ormai non ce la fa più nemmeno lui, ma in Italia c’è questa mania del mettere radici dappertutto, e i grandi catanonni non se ne vanno mai. E’ apparso come un ectoplasma anche Franco Battiato, ha cantato 5-6 paroline giusto per dire “io sono qui”, il pezzo non era poi così male, c’era pur sempre Tricarico. Quest’ultimo, sempre originalissimo con le sue filastrocche (alla Ned Flanders, ripeto), questa volta ha optato per una ninna nanna, magari pensando “chissà, se dormono poi applaudono e passo in automatico“. E’ successo davvero.
Come previsto, tiene bene il pezzo di Emma Marrone con i Modà. Inutile dire che sono la scopiazzatura dei Negramaro, anzi adesso che Giuliano Sangiorgi deve finire sotto i ferri sono quasi sicura di chi gli abbia portato via le corde vocali. Nonostante ciò, tutto può succedere, voi continuate a votare il nostro sondaggio sul possibile vincitore di Sanremo (in basso a sinistra), mentre io confermo che le mie previsioni di ieri erano corrette. Davide Van de Sfroos ha portato un pezzo incomprensibile, che però abbiamo capito sicuramente più di quello di Anna Oxa, che è andato a cozzare con il leit motiv della serata: la mortezza. La mortezza che ha raggiunto l’apice, oltre che con Tricarico, anche con La Crus, che hanno sfoggiato un pezzo che più retrò di così si muore (e ci è mancato poco) piazzando sul palco un soprano vestito di rosso mentre tutti si chiedevano cosa fosse e se fosse venuto in pace.
Dimenticavo Antonella Clerici, un altro dei momenti memorabili della serata: continuo a chiedermi perché si ostini ad indossare obbrobri e soprattutto perché abbia sedato la sua bambina per farla sedere sulle scale dell’Ariston raccontandole la sua storia, che quella poveretta non ha ascoltato nè capito nemmeno una parola. E vabbè che Sanremo è Sanremo, ma qualcuno pensi ai bambini!
Siete pronti per Sanremo 2011? Come promesso, questo blog resusciterà in occasione del Festival, ma non troppo. Anche perché il Festival non è un evento da resuscitaggio, più che altro è mortale.
Questa sera finalmente scopriremo se la Canalis e la Rodriguez si sono strappate i capelli dietro le quinte e chi sa ballare meglio. Secondo voi chi è la primadonna più simpatica? Occhio a non dire valletta, potreste scoprire che dietro il bel visetto di Elisabetta Canalis si nasconde Vanna Marchi, o Ursula che dir si voglia; tanto, sempre con le alghe hanno a che fare.
Anche se a voi sembra cosa da poco, realizzare le autopsie canore non è un lavoro così facile come sembra, soprattutto sotto Sanremo, che i testi si spintonano di fronte all’ambulatorio. Io ho deciso di privilegiare solo i pezzi più significativi, che possano essere utili ai fini della mia ricerca, ma devo ammettere che in un Paese confuso come l’Italia, anche i testi (da tempo) hanno perso il loro perchè.
Vogliamo parlare del particolare significato del Festival di quest’anno?
Fantasia dell'asciugamano utilizzato da Emanuele Filiberto per asciugarsi il sudore durante il Festival di Sanremo 2010
Non c’è. Però c’è la scusa della festicciola dell’Unità d’Italia. Già l’anno scorso Pupo, Emanuele Filiberto e l’altro tizio dichiaravano il loro amore per l’Italia, e quest’anno arriva pronto Tricarico con un testo che come al solito sembra scritto da un bambino dell’asilo o da Ned Flanders, ma che si chiama “3 colori”. Roba che proprio.
Se da un lato, quindi, si parte dal tricolore, dall’altro arriva un altro tizio dal nome impronunciabile, Davide Van de Sfroos, e che fa? La canzone in dialetto. Canta Nino D’Angelo e tutti a dire che il napoletano non si capisce, questo viene e canta “Yanez” che a leggere il testo sembra aramaico, e nessuno dice niente. E se qualcuno dice, lui che risponde?E’ un brano dedicato al padre, ma che ha già dato vita a un certo istinto patriottico in tutto il comasco. L’unità d’Italia scordatevela, ideologicamente, storicamente, utopisticamente, —-mente, qui se il brano accenna ad avere un minimo di successo, ve lo assicuro io, ci scappa la secessione.
Visto che lo hanno già fatto i miei amicici di Melodicamente, non vedo perché non possa farlo anche io. Era da mesi che aspettavo questo momento e finalmente il nuovo testo di Anna Tatangelo è arrivato. La cosa che più mi fa lacrimare gli occhi, è che Anna non riesce mai a deludermi.
A Sanremo 2011, dal palco che l’ha lanciata nel mondo della musica e che deve agli italiani un risarcimento danni morali inestimabile, Anna Tatangelo canterà “Bastardo“. Sorge spontanea una domanda: a chi si starà rivolgendo? Forse il suo amico gay dell’altra canzone mentre dormiva con lei ha allungato troppo le mani? Forse Gigi ha commesso errori irrimediabili? Non lo sappiamo, forse la Tatangelo ce lo spiegherà direttamente, ma passiamo alle parti salienti di questo sublime testo.
C’è una ragione di più l’hai detto, ma che bravo ma questa parte di te davvero la ignoravo <———- non sarà mica la parte etero dell’amico gay?
Non me l’aspettavo davvero è come bere il più potente veleno è amaro non recuperare ti prego tanto più parli e ancora meno ti credo peccato lascia al silenzio la sua verità <——— Avvolte il silenzio vale più di mille parole. La Tatangelo dispensa buoni consigli ma continua a dare il cattivo esempio!
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Voglio dirti quello che sento farti morire nello stesso momento Bastardo voglio affrontarti senza fare un lamento voglio bruciarti con il fuoco che ho dentro per poi vederti cenere Bastardo <———- La Tatangelo esprime una rabbia tangibile e soprattutto udibile, però soffre di vigliaccheria, perché si augura che il bastardo in questione muoia mentre lei spiega le sue ragioni, non lascia spazio al contraddittorio.
Far soffiare su di te il vento io spezzata in due dal dolore mentre ti amavo tu facevi l’amore per gioco <——— Questa è davvero da bastardi, bastardo. lasciami sognare la vita l’hai detto tu quando è finita è finita io vado <——– Nonostante la giovane età, la Tatangelo è stata influenzata dal tragico neomelodismo napoletano del nuovo millennio, ma decide di abbandonare la partita sperando, come Cesare Cremonini, in un giorno migliore.
Chissà se un giorno poi mi passerà la rabbia che porto nel cuore voglio dirti quello che sento farti morire nello stesso momento Bastardo <——– Dalle pulsioni omicide della Tatangelo questa storia sembra destinata a non passare mai. E’ fortemente consigliato un aumento della sorveglianza dietro le quinte di Sanremo 2011.
vedere gli occhi tuoi in un mare profondo farti affogare nei singhiozzi del pianto e spingerti sempre più giù <——- In realtà la Tatangelo ha la mente offuscata dai suoi deliri da aspirante assassina. Vorrebbe vedere il soggetto della canzone annegare in mare e non si rende conto che una volta annegato in mare (perché se annegano gli occhi, a meno che non glieli abbia staccati, annega anche tutto il resto) non può annegare ulteriormente nel pianto. Bastardo ma purtroppo tocca a me soffrire, gridare, morire <—— … cantare. A noi tocca stare a sentire. tu hai preso senza dare mai noi la cosa che non vuoi maledetto sporco amore <——— Le parole della Tatangelo si fanno sempre più truci, potrebbe scattare la censura!
Voglio dirti quello che sento farti morire nello stesso momento Bastardo
e poi vederti cenere Bastardo ma purtroppo tocca a me soffrire, gridare, ti amo bastardo <——- Nel caso in cui il concetto non fosse chiaro.
Anna Tatangelo ha visto un bastardo
Dopo un lungo letargo, per Autopsiecanore.com è arrivata una primavera precoce. La musica chiama, l’Italia presto dovrà vedersela con il Festival di Sanremo e con i problemi che ne derivano: Gianni Morandi avrà il tempo di andare a correre? Sarà vestita meglio Belen Rodriguez o Elisabetta Canalis? George Clooney sarà invidioso di Fabrizio Corona e si farà tanti tatuaggi? I fiori sul palco saranno veri o saranno finti? Cosa ci fa Cecilia Rodriguez dietro le quinte dell’Ariston?
Son cose, miei cari italiani. Sanremo è una tradizione del nostro simpatico Paese, ed in quanto tradizione ha un piccolo problema: è troppo tradizionale.
Nella tradizione, poi, si sta instaurando un’altra tradizione: far vincere gli ex concorrenti di “Amici“, anche se Maria De Filippi non vuole responsabilità. Difatti non è colpa sua se gli italiani sono un branco di idioti.
Nella tradizione di Sanremo è obbligatoria la canzoncina sdolcinata, che se avesse partecipato Valeria Rossi con “Sole, cuore, amore” avrebbe vinto per tre anni consecutivi. Da “Trottolino amoroso” a “Far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi“ e “Ma l’amore no“, su questo palco c’è troppo polline e c’è troppo amore.
Vogliamo mostrare il lato dell’Italia che odia? Perché non c’è Fabri Fibra sul palco dell’Ariston? Vogliamo Fabri Fibra! Per riscattarlo da cotanta ingiustizia, mi prenderò la briga di mandare sotto i ferri ogni testo meritevole, iniziate a tremare!
Fabri Fibra si odia come l'amore
E non dimenticate di votare il nostro sondaggino sui vincitori del Festival!
Questa volta ho voluto esagerare con un titolo epico per la mia nuova autopsia, perché mancavo da tanto tempo e so che avete un profondo bisogno di sapere che cosa è successo al mio ambulatorio.
Purtroppo anche se ci sono tanti pazienti, anche la sanità canora va a rotoli. Ma, per recuperare il tempo perduto, ho deciso di tornare agli antichi fasti e tirare fuori dal cilindro uno dei miei gruppi più forti: IO NEGRAMARO.
Il brano in questione è “Cade la pioggia“, cantanto insieme alla “s” serpentina di Jovanotti. Si tratta di un brano straordinariamente complesso, cercherò di sezionarlo con cura ed esplicare con chiarezza.
Cade la pioggia e tutto lava cancella le mie stesse ossa
Cade la pioggia e tutto casca e scivolo sull’acqua sporca
Si, ma a te che importa poi rinfrescati se vuoi questa mia stessa pioggia sporca
Di questi tempi l’inquinamento fa danni che non possiamo nemmeno immaginare. Le piogge acide fanno passi da gigante e sono capaci di disintegrare le ossa di un essere dell’entità di Giuliano Negramaro. La pioggia tuttavia è anche paradossale, perché lava pur essendo sporca e Giuliano e le genti che frequenta vivono in condizioni igieniche alquanto discutibili, tant’è che c’è qualcuno disposto a rinfrescarsi con la pioggia che, ripetiamo, è sporca.
Dimmi a che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo e non sa di noi
Molto probabilmente il vocalmente traumatizzato Giuliano si rivolge ad una sua fiamma disossata dalla pioggia. Quest’ultima non è la sola ad essere particolarmente complessa. La pioggia si contraddice, la passione decede e al contempo è totalmente inconsapevole degli esseri che governa. Ma com’è possibile? Chiederemo delucidazioni al Dr. Giacobbo.
Cade la pioggia e tutto tace lo vedi sento anch’io la pace Cade la pioggia e questa pace è solo acqua sporca e brace c’è aria fredda intorno a noi abbracciami se vuoi questa mia stessa pioggia sporca
Al cadere della pioggia immaginiamo che tutto taccia per il semplice fatto che cancelli le cose e a quel punto Giuliano riesce a ritrovare la pace perduta, ma subito dopo un repentino sbalzo d’umore lo porta quasi ad inveire contro la pioggia, che continua ad essere sporca e addirittura è anche brace. Ma da dove salterà fuori? Un barbecue in paradiso? Ricordatevi che la pioggia è sporca, perché siamo arrivati alla parte fondamentale del pezzo:
E dimmi a che serve sperare se piove e non senti dolore come questa mia pelle che muore che cambia colore che cambia l’odore Tu dimmi poi che senso ha ora piangere piangere addosso a me che non so difendere questa mia brutta pelle così sporca tanto sporca com’è sporca questa pioggia sporca
Mentre piove e le ossa di Giuliano si dissolvono nell’atmosfera, il ragazzo non sente alcun dolore. Nonostante le ossa non ci siano più, la sua pelle cerca di resistere e, ormai putrefatta, cambia colore ed ovviamente cambia anche odore. Ricordatevi che la pioggia è sporca. In preda al panico pre mortem, il nostro cantante dimentica di avere la facoltà di utilizzare svariati termini estratti dal vocabolario della lingua italiana e l’unica parola che conosce realmente sembra essere “sporca”. Si tratta di un tipico caso di disilluminatio ispirationem, riscontrato soprattutto nei brani di Lady Gaga (nel suo caso associato ad una balbuzie irreversibile).
La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto scrivi tu la fine io sono pronto non voglio stare sulla soglia della nostra vita guardare che è finita nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
La pelle di Giuliano da putrefatta e puzzolente è diventata bianca, il cantante dei Negramaro si è trasformato in un foglio di carta desideroso di inchiostro e di un finale che renda la pelle splendida. La parte più geniale dell’intero brano però è l’alzheimer precoce ed in stato iper-avanzato di questi due individui che ad ogni passo dimenticano i loro passi. Immaginate come ci si possa sentire a perdere la memoria ogni 2 secondi (anche meno) e a conoscere un solo vocabolo: sporca.
la strada che noi abbiamo fatto insieme gettando sulla pietra il nostro seme a ucciderci a ogni notte dopo rabbia gocce di pioggia calde sulla sabbia
Il fatto che ai due tizi sia venuto l’alzheimer è forse conseguenza di un mancato metaforico pollice verde. La pioggia non è più sporca, ma cade sulla sabbia.
amore, amore mio questa passione passata come fame ad un leone dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi tu non ricordi ma eravamo noi noi due abbracciati fermi nella pioggia mentre tutti correvano al riparo e il nostro amore è polvere da sparo il tuono è solo un battito di cuore e il lampo illumina senza rumore e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto ma scrivi tu la fine io sono pronto
Anche se Giuliano vuole mettere a disposizione la sua pelle bianca per scrivere la fine del racconto, non dimentichiamo che preferirebbe veder tornare il suo amore pur sottoforma di fango. Riscontriamo, quindi, un’altra contraddizione irreversibile.
Vogliamo anche portare l’attenzione sul leone che non ha più fame e su un’altra parola chiave del testo preso in analisi: le ossa sono uno dei pilastri che tengono in piedi il brano, questa volta il leone è stato però più clemente della pioggia e le ha sputate, contribuendo al proseguo della catena alimentare, lasciando un boccone per gli avvoltoi.
L’accostamento tra il leone e due ebeti sotto la pioggia che non aspettano altro che la broncopolmonite non è chiaro, un’equipe di professionisti sta cercando di decifrare il probabile codice che potrebbe nascondersi tra i versi, ma fino ad ora il risultato è unico e molto probabilmente immutabile: senso non pervenuto.
I Negramaro imitano i Negrita
Dopo tutte le perle che sono passate dal tavolo operatorio, non potevo lasciar perdere anche gli 883, gruppo che mi ha accompagnata per tutta l’infanzia e un po’ anche in adolescenza e forse per questo si spiegano molte cose.
Così almeno non mi sento dire sempre che me la prendo con i talenti di Amici, stavolta me la prendo con Max Pezzali e il suo cappellino. E la canzone in questione è “Tieni il tempo“, canzoncina che vi rende musicalmente incontinenti, non si può fare a meno di iniziare a saltellare. Ah, quanti ricordi!
[Io copio e incollo i testi che trovo e non voglio correggere alcuni errori osceni che vi si trovano per mantenere intatti la purezza e il fascino della passione del fan che si diletta a scrivere i testi. A parole sue.] Via!
Non c’è storia in questa città nessuno si diverte e mai si divertirà lascia perdere tutta questa gente e non credere di te non importa niente Sono sempre pronti a giudicare tutto quello che fai come ti vesti e con chi ti incontrerai ma non te la prendere loro sono fatti così devi solo credere che un giorno te ne andrai di quì.
Dobbiamo ricordare che stiamo parlando di Pavia, un piccolo posticino che come tutti i piccoli posticini fa sentire stretti gli animi creativi come quello di Max Pezzali e dei suoi amici. Si sente giudicato, la colpa siamo certi sia del cappellino che tra l’altro gli ha fatto cadere i capelli. Il nostro Max sta consolando una persona sconsolata, forse se stesso, e le fa pensare che c’è di meglio al di fuori del loro piccolo mondo, il problema è che non convince abbastanza, perché dice che bisogna solo crederlo, e non inneggia all’azione immediata.
Scendi nella strada balla e butta fuori quello che hai fai partire il ritmo quello giusto datti una mossa e poi Tieni il tempo con le gambe con le mani tieni il tempo non fermarti fino a domani tieni il tempo vai avanti e vedrai tieni il tempo il ritmo non finisce mai
Da questo momento in poi riusciamo a capire meglio perché la gente di Pavia parli male di Max Pezzali. Prendere esempio da uno che ti dice di andare per strada e buttare fuori tutto quel che si ha e mettersi a ballare, sa un pelino di malsano. Tieni il tempo, vai avanti e vedrai che la strada per il manicomio è certamente più vicina di quanto immagini. Mai ascoltare un 883.
i muri grigi che vedi quando guardi fuori da qui anche se non ci credi sono così belli per chi sa trovare i colori dentro nella testa e allora vattene fuori che sta per cominciare la festa
Altra conferma: qui si parla di una forma di autismo, fuori ci sono i muri grigi ma bisogna sapersi dare un po’ di colore dentro nella testa e poi comincia la festa, il problema è che per far festa bisogna sempre andare fuori. Ma stiamo parlando di LSD?
Prima che Max ci inviti nuovamente a tenere il tempo con ogni parte del nostro corpo, ecco che arriva la conferma definitiva della sua instabilità:
Non ti lasciare andare se non ti vuole più adesso se la tira ma non sa che tu stai quasi per decollare e quando volerai faranno a gara se fare un giro gli farai.
Se leggete attentamente l’ultima frase, scoprirete che in preda al delirio da colori nella testa e balli in strada in solitaria, Max Pezzali ha dato vita ad una frase-giochino per i suoi ascoltatori-lettori: rimettete in ordine le parole e cercate l’intruso, ma non dimenticate mai di tenere il tempo!
Max Pezzali preoccupato: non sa più come tenere il tempo
Dedicato all’anagramma di “in lei tu un uomo”.
Non vorrei che si pensasse che bersaglio sempre gli stessi artisti: sono loro che si prestano. Se vi offendete, avete la coda paglierina.
Quest’oggi abbiamo disteso sul tavolo da autopsia uno dei brani tecnicamente lessicalmente psicologicamente più complessi degli ultimi 150 anni, una tematica tanto ancestrale quanto ricorrente nei brani musicali. L’artista che si assume il compito di diffondere cotali note è la nostra amica Anna Tatangelo, che adesso ha ben deciso di smettere di cantare per giudicare il canto altrui.
Il testo in questione è “La più bella“, un brano dedicato alla mamma, struggente e melancolico ma intriso di infinito ammore.
Sopra il tuo viso stanco io leggo ancora l’ingenuità quella ruga mi fa capire che il tempo ormai non si ferma qua
Il viso stanco è una descrizione ricorrente dei genitori delle persone che scrivono dei genitori, pienamente coscienti di averli portati all’esaurimento nervoso. Io mi ci rivedo un sacco. La mamma di Anna Tatangelo si contraddistingue per una certa ingenuità ed ha una ruga che indica l’inesorabile scorrere del tempo, che nemmeno il chirurgo plastico della figlia riuscirà a fermare.
I capelli d’argento e oro che il mare non ha bagnato mai quanta vita che passa dentro quegli occhi tuoi io come un acquilone che un vento freddo ha portato via dentro nuvole di canzoni che hanno cambiato la vita mia
I capelli argento e oro indicano solamente che la signora Tatangelo deve cambiare parrucchiere, che sicuramente è l’amico gay dell’altra canzone di Anna Tatangelo. Colgo l’occasione per dire che ho copiato il testo da Angolotesti che ringrazia Yaya e ringrazio Yaya per aver distrutto la grammatica scrivendo “acquilone“, noto con piacere che la scuola t’appassiona. La sig.ra Tatangelo non è mai andata al mare, la sig.ra D’Alessio invece allude a canzoni che le hanno cambiato la vita e sappiamo tutti di che stamo a parlà.
vivi dentro quel batticuore che non ti lascia dormire più quattro gocce per compagnia da buttare giù
Se la teoria dell’esaurimento di cui sopra vi lasciava un pò perplessi, ecco che arriva una palese conferma: quattro gocce per dormire, la signora in questione ormai non ne può più e incontra puntualmente Morfeo con qualche aiutino farmaceutico. Dopotutto non c’è da biasimarla. Adesso tirate un profondo respiro, arriva la parte più elaborata e poetica della canzone:
mamma tu per me sei la più bella sei più bella di una stella sei solo tu che dai calore e tanto amore regalandomi il tuo sole per far luce nel mio cuore perchè sei tu che fai più bella la mia vita mezza ancora sconosciuta
Devo umilmente e modestamente sostenere che le poesie che scrivevo all’asilo per la festa della mamma, in confronto erano paragonabili alle terzine incatenate di versi in endecasillabi della Divina Commedia.
Come vorrei sempre più averti qui vicino a me solo per me mi sveglio la mattina per colazione mi prendo te anche quando sono lontano quella tua mano accarezza me
Anna sente la mancanza della mamma, vorrebbe sentirla sempre vicina a sè. A questo punto scorgiamo una frase ambigua: per colazione mi prendo te. Starà ad indicare il TE bevanda, quella che arriva dalla Cina dall’India e che se la vantano in Inghilterra, oppure si prende la mamma per colazione? Anche la forma verbale non è perfetta, lasciamogliela passare e passi anche quel “lontano” che fa pensare ad una certa ambiguità sessuale del soggetto nel brano, che di questi tempi c’è sempre da sospettare.
la tua forza mi da certezze in ogni momento sempre di più anche quando tra la mia gente non ci sei tu
Anna Tatangelo si sente rincuorata dalla presenza e dall’indistruttibilità dei nervi della madre, ma la sua gente chi sarà mai? Il popolo di X Factor?
Si ripete di seguito il complesso ritornello che non riportiamo. Sentitamente ringraziamo Anna Tatangelo per questa splendida perla canora.
Anna Tatangelo vestita da Dorina di X Factor
Ancora non ho ben colto la voce di Loredana Errore, che la cambia all’incirca ogni tre secondi. Però è considerata una grande artista. Quando parla, poi, sembra sempre essersi smarrita in qualche dimensione a noi sconosciuta. E non deve essere una persona dai nervi molto saldi.
La diagnosi è che la personalità canora di Loredana Errore sia palesemente multipla. La scienza non ha ancora fatto passi in avanti a riguardo, ma presto chiederemo un finanziamento allo Stato per la ricerca di una soluzione.
Vi sono forse mancata? Vi siete sentiti soli et abbandonati o avete tirato un sospiro di sollievo da bravi fan perché non ho distrutto più nessuno?
E’ tempo di sgranchirsi le mani e procedere di bisturi, oggi mi spiace per voi ma il mio paziente è il brano “Sono già solo” dei Modà, pezzo apprezzatissimo in classifica ma un contenitore di perversione che necessita di autopsia.
Una volta steso il paziente sul tavolo operatorio non possiamo fare a meno di notare l’impertinenza con cui attacca a cantare:
Troppa luce non ti piace godi meglio a farlo al buio sottovoce graffiando la mia pelle e mordendomi le labbra fino a farmi male, bene
Il qui presente Modà rivela i gusti della donna con cui usa sessuare, che a quanto pare apprezza le luci spente. Nessuno si interroga mai sulle luci spente, si pensa siano utilizzate per la troppa vergogna, quando forse è per non vedere chi si ha davanti. Poi questa qua è una violenta, ma sa fare male bene, non so se avete compreso il concetto. Lui da bravo masochista ne gioisce, noi speriamo che gli stacchi pure la lingua così la smette di cantare.
Uno dei punti fondamentali è la confusione dell’autore:
senza farmi capire se per te è più sesso o amore
Che, come molti altri artisti presi dall’incoscienza pseudo-creativa, si risponde prontamente nella frase successiva:
Poi fuggi, ti vesti, mi confondi non sai dirmi quando torni
Il concetto quivi espresso mi pare piuttosto chiaro. La donna opta per la prima, sempre che sia donna. Di questi tempi mai dare per scontato. Ipotizzo che sia donna per il comportamento da fase premestruale qui di seguito descritto:
e piangi, non rispondi, sparisci e ogni quattro mesi torni Sei pazza di me come io lo son di te
A lui non ditelo che lei è pazza e basta, ma il comportamento fila liscio con la mia diagnosi. Si suppone che il suo sia pressappoco il ciclo mestruale di uno scimpanzè*.
Resisti, non mi stanchi mi conservi sempre dentro ai tuoi ricordi e poi brilli, non ti spegni ci graffiamo per non far guarire i segni e sei pioggia fredda sei come un temporale di emozioni che poi quando passa Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo
L’autore del testo è chiaramente uno sfigato, per amor del sesso selvaggio si lascia torturare ed abbandonare al suo destino per svariate mensilità, per poi veder tornare quella che lui vorrebbe come anima gemella, in realtà si tratta di una ninfomane che corre a fare rifornimento quando le risorse hanno ormai iniziato a scarseggiare. Ma l’ammore è così, unitelo al masochismo di derivazione negramarica, e ne viene fuori un bel quadretto.
Tornerai, tornerai altrochè se tornerai ma stavolta non ti lascio ti tengo stretta sul mio petto poi ti bacio, poi ti graffio poi ti dico che ti amo e ti proteggo
Ovviamente a furia di stuzzicare il cane che dorme, quello non potrà fare a meno di svegliarsi ringhiando come un posseduto e tirare una bella mozzicata. Allora la vittima aspetta paziente il ritorno del carnefice che diventerà a sua volta vittima della vittima che diventa carnefice. Abbracci e graffi, le classiche liti e forse un caso velato di violenza domestica, ed anche un sintomo di personalità bipolare, riscontrato in molti altri pazienti, evidenziato da “poi dico che ti amo e ti proteggo”, comportamento in netta opposizione con la costrizione all’abbraccio e alla permanenza.
e poi ti voglio e poi ti prendo poi ti sento che impazzisci se ti parlo sottovoce, senza luce perchè solo io lo so quanto ti piace e ora dimmi che mi ami e che stavolta no, non durerà solo fino a domani Resta qui con me perchè son pazzo di te
Lui ormai accecato dall’amore non si rende conto che lei impazzisce se le parla perchè è reclusa e sotto tortura. In più al buio. Lei diciamo che se l’è andata a cercare, dopo averlo torturato per mesi e mesi, adesso lui si vendica e la fa sua prigioniera così sa di poterla amare semper et per semper senza vederla fuggire via e correre chissà da chi.
Ma lui è così innamorato da non poter essere crudelissimo, l’amore è lasciare liberi e vedere se gli innamorati sono veri innamorati e tornano indietro come i boomerang:
sei come un temporale di emozioni che poi quando passa Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo
Ed infatti alla fine se ne rende conto che il suo destino è quello. Luce spenta, torture e solitudine.
I sei già soli
*37 giorni!
La stupidità canora ormai imperversa e dopo tanto tempo di vuoto sul tavolo operatorio, non potevamo che ricominciare dalla stupida per eccellenza, autodichiaratasi tale, Alessandra Amoroso. Torniamo con un nuovo pezzo, piuttosto segnato dalla paranoia della star canora, “Mi sei venuto a cercare tu“.
Prima di tutto c’è da sottolineare che Alessandra Amoroso o chi per lei ha seri problemi con la grammatica italiana. Al di là della discutibile bellezza del titolo, abbiamo già avuto prova nel testo di “Stupida” del tentativo di eguagliare le insensatezze di Tiziano Notizia, pur ottenendo miseri risultati. Tiziano è imbattibile e la grammatica non è un’opinione. Ma cominciamo con l’analisi:
Mi sei venuto a cercare tu Con quelli occhi grandi Ma nella testa, un nuovo vivere inaccettabile E tu che non avevi neanche idea dei sogni miei Mi sei venuto a cercare ma io non ti voglio pìù Io non ti voglio più,no
Premettiamo che da due anni a questa parte, ogni brano di Alessandra Amoroso è misteriosamente un successo assicurato e che, quindi, con tutta probabilità, molta gente che prima non la apprezzava, avrà iniziato ad elogiarla. Così una storia finita, arrivati a questo punto, potrebbe essere non finita. In ogni caso ci troviamo di fronte ad una testimonianza di stalking bello e buono. Questo lui è tornato nella vita della nostra Alessandra, con gli occhi grandi ma la testa vuota. Si legge molto rancore nei confronti del passato vissuto con questa persona, infatti la giovane artista sostiene di non volere più quest’uomo.
Hai preso tutto quello che potevo darti di me E mi hai lasciato senza preoccuparti senza senso E ora che lo dici a tutti che c’è un’altra Mi sei venuto a cercare tu Ma io non ti voglio più
Qui assistiamo al tipico comportamento maschile: una volta fatti i propri porci comodi, l’essere umano di sesso maschile va altrove senza curarsi dell’emotività dell’essere umano di sesso femminile. Al di là della paranoia di Alessandra Amoroso, quindi, si cela un individuo malvagio, molto probabilmente lo stesso del testo precedentemente preso in analisi, che sostiene di avere un’altra donna, ma va a cercare la sua ex fiamma.
E sbaglierò come sempre,sempre E sbaglierò come seeeempre,su di te E non piangere ancora! Si scolora l’aurora! E non vale la pena credere a una lacrima di te E non piangere adesso! Non ti serve stavolta! Che non vale la pena crederti Ma cosa vuoi da me
Alessandra Amoroso si ritrova in uno stato confusionale senza precedenti. Pur sostenendo di non volerlo più, dichiara al contempo di sbagliare come sempre, il che ci indica che la ragazza sa di cadere in tentazione. Arriviamo a quello che secondo me è il pezzo più bello di tutto il testo: E non piangere ancora/ Si scolora l’aurora. A parte il fatto che le lacrime non fungono da decolorante, o da scolorante, per dirlo alla Amoroso, chi è che le ha suggerito il verbo “scolorare”?? Qualcuno me lo spieghi, per gentilezza, perché è proprio cacofonico. Stendendo un velo pietoso sul verbo, continuiamo a vedere un’insicura e determinata Alessandra che sa di non dover credere alle parole di un uomo bugiardo, altrimenti poi si sentirebbe nuovamente una stupida e scriverebbe un nuovo e sgrammatico testo per assillarci notte e dì.
Mi sei venuto a cercare tu Di giorno tremavi E mi credevi inafferabile,intramontabile E mentre vivo la mia storia insieme a lui Mi sei venuto a cercare Ma io non ti cerco piùùùù ohhh
Nelsonianamente, la Amoroso mette le mani avanti e punta il dito: mi sei venuto a cercare tu. Questo ripetere continuamente il concetto e sentirsi in obbligo di precisare, fa nascere qualche sospetto anche su di lei. Può darsi che lo abbia cercato e, pentitasi del suo gesto, abbia rigirato la situazione accusando il malcapitato. A questo punto della canzone, della situazione e della grammatica, non si sa più quale possa essere la verità. Roba da montarci un thriller d’autore.
Lui di giorno tremava, forse ha qualche problema di tipo nervoso o una qualche forma di Parkinson, e adesso lui sta con lei, lei sta con lui, entrambi sono felici dentro altre vite e non ci fanno capire chi cerca davvero chi, ma se il titolo della canzone fosse lo specchio della verità, allora che intervenga Mara Carfagna.
Una scolorata Alessandra Amoroso