Chi vincerà Sanremo 2011?
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Sarà la più grande rockstar di Italia insieme al suo amico Vasco Rossi, che in quanto a insensatezze sicuramente lo batte, ma Luciano Ligabue certe volte non è completamente ispirato e quindi vengono fuori delle frasi di dubbia artisticità.
Onde evitare che amorosini, scanini, napolitanini e fibrini che ascoltano anche Luciano Ligabue si accaniscano contro di me e le mie mezz’ore di vita sprecata per scrivere su questo blog, vi comunico che questo blog non se la prende seriamente con nessuno, ma gioca sui testi delle canzoni. Luciano Ligabue inoltre è uno dei miei artisti preferiti e ci impiego solamente 10 minuti a scrivere i post, che è la cosa fondamentale da comunicare.
Partiamo dagli esordi di Ligabue, siamo nel 1990 e in “Ligabue” troviamo la celebre “Marlon Brando è sempre lui” che fa proprio come il titolo: Marlon Brando è sempre lui. Questo spiega che già all’inizio della carriera del rocker di Correggio c’erano segni di quella che si chiama ripetitività priva di contenuto. Marlon Brando è sempre lui, a meno che non soffrisse di personalità multipla, non ci piove che Marlon Brando è sempre lui. O forse di notte diventava Brigitta?
L’anno successivo la sindrome di repetitio sine qua non arriva in “Lambrusco, coltelli, rose e pop corn” nel brano “Salviamoci la pelle“: Salviamoci la pelle che, bella o brutta, è quella lì. E non servono ulteriori commenti, funziona un pò come per Marlon Brando.
Nel 1993 arriva “Quando tocca a te” che ribadisce il concetto nel ritornello: Quando tocca a te, tocca a te. Si ripropone l’ipotesi della doppia personalità, a meno che quando tocca a me io non pensi che tocchi all’altro me, allora tocca proprio a me.
Nel 1995 da “Buon compleanno Elvis” arriva “Quella che non sei”: Quella che non sei, non se. Difatti funziona proprio così, io riesco a capire di non essere ciò che non sono in base a ciò che sono e proprio per questo motivo escludo ciò che non sono arrivando a comprendere che non sono quella che non sono. Chiaro?
Direi che per il momento può bastare.
Da quando ho sentito questa splendida canzone non ho fatto altro che canticchiarla, ma soprattutto non ho fatto altro che pensare di condividerla con voi tutti. Si sa che condividere il dolore lo fa sentire meno doloroso.
Procediamo con l’autopsia del testo di questi ragazzi fichissimi.
Sono anni che mi dicono che devo mettere la testa a posto che sono bravo solo a far casino ma almeno in quello sono il numero uno
Questo povero ragazzo è nato evidentemente con qualche lieve ritardo cerebrale, nonostante le incitazioni di genitori e vicini di vita pare non essere approdato ad alcun risultato. Inoltre gli viene sottolineato di essere bravo solo a far casino e per questo il ragazzo si sente il numero uno. Un pò come le Moccelle che sono felici di essere dei manichini.
Io non mi faccio tatutaggi per sembrare fico quando ero nato ce li avevo già non ho rispetto per chi dice cosa devo fare io sono nato solo per spaccare
Il ragazzo, che va controcorrente, non si fa i tatuaggi per sembrare fico, infatti è nato coi tatuaggi e per logica ne possiamo dedurre che sta dichiarando di essere nato fico. Non rispetta gli altri se gli impongono delle cose, ma in tutta la sua fighezza vuole solo spaccare. Che cosa spaccherà mai? Ogni risposta volgare risulterebbe scontata e assolutamente veritiera, per cui la omettiamo.
Dovunque si va qualunque cosa si fa, siamo solo noi quelli del Gruppo Randa che non smette mai di far casino in tutta la città
dall’”io” si passa a un “noi”, quelli del misteriosissimo gruppo Randa che fa casino e che nel video ribalta londra. Ma dico, non basta distruggere l’udito degli italiani, pure laggiù vogliono arrivare? Ma quanta bella gente tutta sistemata che fanno i VIP con l’auto di papà per loro conta realizzarsi nella vita per me conta dare un senso alla serata
Qui vorrei sottolineare la coerenza grammaticale della gente che fanno i VIP che nemmeno Checco Zalone arriverebbe a tanto. Questi VIP commettono il peccato mortale di essere realizzati nella vita mentre il nostro ometto si avvale del carpe diem e pensa solo a superare una serata. E sono i primi a cantare il motivetto non sono i soldi a fare la felicità ma si fa presto a dirlo poi voglio vedere e chi non salta adesso poi paga da bere
Sempre queste genti VIPS sono quelli, secondo il ragazzo del gruppo Randa, che sostengono che non sono i soldi a fare la felicità. Inizialmente sembra che il ragazzo sia contrario alla loro affermazione reputandola pura retorica, ma poi sembra seguire la stessa scia, poichè per arrivare ubriachi fradici a fine serata ovviamente servono i soldi. Se ne deduce chiaramente che possano fare, quindi, la felicità. Sembra facile interpretare le canzoncine, ma richiede uno sforzo logico immane, come potete vedere.
Mi hanno detto di non far casino di abbassare un pò il volume qui ci vogliono fermare ma siamo pronti per ricominciare!!
Questo ragazzo è un vero e proprio ribelle, non abbassa il volume, non si ferma, nasce coi tatuaggi, beve, ricomincia a far casino e riparte col suo ritornello trascinevole che elogia il gruppo Randa. Cantiamo tutti insieme ai finley, il miglior gruppo rock degli ultimi 150 anni.
I casinarissimi Finley
Oggi analizzeremo uno dei brani più controversi della storia della musica internazionale, ovver “Somebody told me“, successone dei Killers. Senza perderci in tanti fronzoli partiamo con l’analisi.
Mi sto rompendo l’osso del collo solo per sapere come ti chiami Ho ballato 17 pezzi e ne ho abbastanza di questo gioco Mi sto rompendo l’osso del collo solo per sapere come ti chiami Ma il paradiso non è a portata di mano in un posto come questo
Si presume che ballando 17 pezzi il tipo sia dentro una discoteca, ma dev’essere una discoteca strana se rischia di rompersi l’osso del collo oppure è un atto masochistico per farsi dire il nome del suo interlocutore di sesso indefinito.
E sappiate, inoltre, che in discoteca, al contrario di quanto molti di voi pensano, il paradiso non è a portata di mano.
Qualsiasi cosa andrebbe bene ma non gioire troppo, potresti fallire Perché il paradiso non è a portata di mano in un posto come questo Ho detto che il paradiso non è a portata di mano in un posto come questo
Abbiamo qui una contrapposizione di ottimismo-pessimismo, le cose che possono andare bene ma il fallimento potrebbe essere imminente. E continua a ricordare che il paradiso non è a portata di mano e lo ribadisce, con tono un pò più nervoso. Sarà colpa dell’osso del collo.
Facciamo ancora festa, facciamo ancora festa stasera Non avrei mai pensato di poter permettere che un pettegolezzo rovinasse il mio chiaro di luna.
Nonostante tutto è meglio fregarsene e festeggiare. E qui scopriamo che un pettegolezzo ha rovinato la sua serenità, quello che lui chiama il suo chiaro di luna. Adesso siete tutti curiosi di sapere qual è il pettegolezzo e ve lo svelerò, dopotutto il titolo della canzone è “qualcuno mi ha detto”.
Beh, qualcuno mi ha detto che avevi un ragazzo Che assomigliava alla ragazza Con cui stavo a febbraio dell’anno scorso Non è un segreto, ne ho le prove.
Qui la storia diventa contorta ragazzi. E’ da anni che gli specialisti si interrogano sulla questione ma non se ne viene fuori.
Qualcuno gli ha detto: punto primo, aveva un ragazzo; punto secondo, il ragazzo assomigliava ad una ragazza; punto terzo, questa ragazza stava con il cantantore a febbraio dell’anno prima; punto quarto, lui ne ha le prove.
Avete ben capito? No dico, avete ben capito di cosa si tratta?
Dopo questa sconvolgente rivelazione il tipo prosegue:
Sono pronto a buttarmi in una nuova storia Ho pagato il mio prezzo e me ne vado senza di te Perché il paradiso non è a portata di mano in un posto come questo Ho detto che il paradiso non è a portata di mano in un posto come questo
Vuole ricominciare da capo, ha fatto un errore da trauma ma questo è il prezzo da pagare per la rinascita, sempre ricordandovi che il paradiso non è a portata di mano. Il cantante conclude così la sua operetta ripetendo quello che gli è stato detto e ancora, devo dire, non ci ho capito molto o forse è meglio non capire.
I pettegoli del "rock"
Non potevo non concentrare la mia attenzione medica su un altro brano del Vasco Rossi, affetto da patologie che non sto qui a dire, che tanto le sapete meglio di me. Sempre tratto dall’ultimo capolavoro, questo brano si intitola: E adesso che tocca a me. Che un pò farebbe pensare a Ramazzotti, ma evitiamo di metterli tutti insieme sennò qui va a finire male.
Vaschino dei nostri cuori si pone degli interrogativi estremamente interessanti. Molto probabilmente la maggior parte di voi avrà provato le sue stesse sensazioni. Già vi vedo a scrivere queste frasi in giro per i diari e per i cavalcavia.
E adesso che sono arrivato Fin qui grazie ai miei sogni Che cosa me ne faccio Della REALTÀ
Vasco, tesoro, in qualunque modo tu sia arrivato lì, sono certa che il colpevole-perchè c’è sempre un colpevole- non sei soltanto tu e che comunque quel colpevole, dovrà pagare un prezzo molto alto per questa svista. Della realtà non fartene niente, chiediti piuttosto cosa ci sia oltre. E procedi con i tentativi concreti per scoprirlo. Adesso che non ho Più le mie illusioni Che cosa me ne frega Della VERITÀ
Vasco qui assume chiaramente il comportamento di una persona consapevole dei problemi che la affliggono, ma che vuole negarli. Finge menefreghismo, ma in realtà è perfettamente cosciente. Sappiamo anche che la verità fa male.
Adesso che ho capito Come va il mondo Che cosa me ne faccio Della SINCERITÀ E adesso E adesso
Così come la verità, la sincerità è altrettanto inutile. Vasco ha compreso come stanno le cose, adesso se ne frega veramente di tutto. E adesso che non ho Più il mio motorino Che cosa me ne faccio Di una macchina
Questa frase mi lascia esterrefatta. Qual è la spiegazione dell’inutilità della macchina correlata all’assenza del motorino? Qual è il senso della mia frase?
Quella che segue, attenzione attenzione, è da inserire nelle frasi più geniali della storia della musica, insieme ai verdi conigli e agli anagrammi. A fine anno stileremo una classifica, ma per ora respirate a fondo e leggete: Adesso che non c’è Più Topo Gigio Che cosa me ne frega Della Svizzera
Direi che posso concludere qui. I versi che seguono perdono qualsiasi briciola di senso, sebbene già non ne avessero. Grazie a voi tutti per aver condiviso cotanta sofferenza con me.
Il Topo Gigio che non c'è più.
Dedicata all’anagramma di Valentina.
Continuiamo sulle note della perversione canora. Dopo Nek che si sfoga su di un’altra per non sentire la mancanza di Laura e Meneguzzi che rischia di essere affettato tra le canne di bambù, ecco a voi “Mentre tutto scorre” dei Negramaro. Un chiaro imperativo sadomaso (più maso che sado), sostanzialmente. Il testo della canzone fondamentalmente non è crudele come un testo di Fabri Fibra, ma il ritornello è davvero uno strazio, completato dall’altrettanto straziante voce di Giuliano di quelle sofferenti, che rende bene l’idea di uno che ci ha il desiderio di farsi percuotere abbondantemente.
Usami straziami strappami l’anima fai di me quel che vuoi tanto non cambia l’idea che ormai ho di te verde coniglio dalle mille facce buffe
Una cosa fondamentale di questa parte di testo è quel “verde coniglio“. Che sulle facce buffe di un coniglio possiamo anche sorvolare, però non riesco ad individuarne mille. Se voi ne sapete mille, scrivetemele. Però un coniglio verde?!O si è eccessivamente rotolato nell’erba oppure, secondo me, i negramari erano andati a fumare col Brucaliffo prima di scrivere il testo di codesta canzone.
Sparami addosso bersaglio mancato provaci ancora è un campo minato quello che resta del nostro passato non rinnegarlo è tempo sprecato macchie indelebili coprirle è reato scagli la pietra chi è senza peccato scagli la pietra chi è senza peccato scagliala tu perché ho tutto sbagliato
Ecco, qui si continua con gli imperativi. E’ un chiaro invito alla violenza, sofferenza che provoca piacere e citazione biblica che porta la canzone ad un livello superlativo con conseguente affidamento dello scagliamento della pietra a qualcun altro per provare piacere nel farsi lapidare. Salto a un’altra canzone per farvi capire che non sono io a pensare che sia un sadomaso a scrivere questi testi. Trattasi di “Parlami d’amore“, che inizia esattamente così:
Coprimi la testa con la sabbia sotto il sole, quando pensi che sian troppe le parole
E poi la canzone procede con la richiesta di parole d’ammore. A mio parere sentirsi parlare d’ammore è peggio dell’usami e straziami e strappami tutto, ma tant’è che la vocina disperata e dolorante procede con le richieste: Parlami d’amore se quando nasce un fiore mi troverai senza parole amore. Parlami d’amore se quando muore un fiore ti troverai senza respiro amore.
Da notare la scena macabra della nascita e della successiva e immediata morte del fiore. E quel “senza respiro” che la dice lunga, ancora una volta, sui gusti masochistici dei cantanti italiani.
La band dei Negramaro
Il celeberrimo rocker Vasco Rossi, sulla cresta dell’onda ormai da troppo tempo, ci rende maggiormente consapevoli di questo “troppo tempo” sfornando brani che, uno dopo l’altro, rendono bene l’idea del logoramento interiore ed esteriore del cantautore. Logoramento iniziato, comunque, pochi anni dopo la sua nascita. L’ubriacone di Zocca, oltre a mostrare una notevole fissazione nei confronti dell’atto sessuale e delle forme femminili, dimostra anche di non saper costruire frasi di senso propriamente compiuto. Son finiti i tempi di “Albachiara” (perversa quanto basta) da cantare tra fuochi e chitarre, il testo che analizzeremo oggi è stato strappato via all’ultimo album ed è “Gioca con me”. Già il titolo basterebbe a rendere (in)giustizia alla canzone intera, il giocherellone Vasco inizia così:
Come riempi …bene quei jeans Cammini come una dei filmsss Coi tacchi quasi galleggi C’hai dei movimenti che mi stendi Che cosa fai… cammini così Quanto tempo passi dentro quei jeans Non pensi …sia ò…ra…che Come mai non bevi un whisky con me Dove devi andare adesso…dò…ve E dovunque vai io vengo con te
La sospensione e le parole spezzate delineano il tasso alcolemico presente nel corpo del Blasco. Questa è una serie di complimenti nei confronti di una malcapitata che viene invitata a giocare con lui. Inoltre, a parte quell’o-ra da balbuzie post-sbronza, la frase rimane incompleta. Tutti si staranno chiedendo “ma ora che… che cosa?” e prontamente tira fuori il whiskey, inseparabile compagno di viaggio. Anche il do-ve offre un’immagine di un barcollante Vasco che insieme al suo fegato malridotto segue la povera donnina. La Carfagna lo chiamerebbe stolching.
Baby E allora dài Gioca con me Fare l’amore è molto semplice Non c’è Nessun perché Prendilo com’è
Ecco l’invito esplicito a fare all’amore, che è un gioco molto semplice. il “prendilo com’è” si presta a molteplici interpretazioni ma, poichè trattasi di bloggheria seria, lascio a voi intendere quel che il vostro cuore vuole intendere.
Non porti dei vestiti Tu addosso li “possiedi” È proprio lì…la forza che hai E quando vedo i movimenti che fai Lo sai che così non resisto E scusami tanto se insisto Baby
Ritorna il tema del “possesso”, che adesso però riguarda i vestiti che sul corpo della donna stanno eccezionalmente bene. Vasco ormai non ce la fa più, vuole giocare con lei, si scusa per l’insistenza, ma la carne è debole, si sa.
E allora dài Gioca con me Fare l’amore è molto semplice Non c’è Nessun perché Prendilo com’è E quando ormai non ti soddisfa più Buttami via come sai fare tu Non c’è Nessun perché Dedicalo a me!
Ritornello che si ripete, con aggiunta di un pizzico di masochismo, stile Negramaro. Vasco è da “soddisfatti o rimborsati” ma quel “Dedicalo a me” resta un mistero da affidare alla nuova stagione di Voyager.
Come riempi …bene quei jeans Cammini come una dei filmsss Coi tacchi quasi galleggi C’hai dei movimenti che mi stendi Che cosa fai… cammini così E quanto tempo passi dentro quei jeans Baby
Ecco, i tacchi che galleggiano sono un serio e inequivocabile segnale di sbronza avanzata. Vasco continua a chiedersi quanto tempo la donna passi dentro quei jeans, come se per portarli bene bisogna averci confidenza. Ragazzuoli, inutile crederci ancora, Vasco non sta per niente bene. Aiutiamolo un pò, ha tanto bisogno di noi.
Vasco Rossi aspetta che tu giochi con lui.
Dedicata all’anagramma di Vincenzo.