Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2013: secondo me vince il Sonno

E anche la terza è andata. Non potete immaginare che fatica seguire il Festival di Sanremo tutte le sere, avrei preferito stare in trincea e farmi sparare dal nemico. Soprattutto perché i miei compagni di tweet piano piano stanno abbandonando la sfida di sopravvivere fino all’ultima puntata, tra poco mi abbandono pure io.

Bello il monologo della Littizzetto sulle donne, per carità, belli i vestiti di Maria Nazionale, bello pure il momento goliardico trash con Albano e Laura Chiatti e Lucianina che si tappava le orecchie. Bello il fatto che i cantanti più bravi siano agli ultimi posti della classifica.

Sanremo 2013 è una sfida per me, devo mettere alla prova le mie capacità di resistenza, quello che ho visto ieri sera è stato uno spettacolo davvero emozionante e quello che mi ricordo, riassumendo è

zZzzZzzZz…

sanremo2013-logo

Sanremo 2013: secondo me vince Carla Bruni

Anche oggi ho deciso che per vivere meglio devo dire la mia su Sanremo 2013, perché sera dopo sera c’è un’escalescion di brutture che si sono proprio ingegnati. Ce ne vuole, per partorire ospitate e canzoni insensate e mal gestite, a Sanremo ci riescono tutti gli anni, per questo il Festival non deve finire.

Non parliamo dei cantanti in gara che non gliene frega niente a nessuno, a meno che non vogliamo commentare le canzoni di Cristicchi che sembrano scritte da Tricarico posseduto da Tonio Cartonio. Ma passiamo ai grandi ospiti: fino a ieri sera avevo grande stima di Bar Refaeli, perché nella vita l’avevo vista solo in pose plastiche che mi mangiavo le labbra dall’invidia, quando lei pubblicava le foto in bikini dal Mar Rosso, io stavo arenata su spiagge anonime con in mano un panino con la mortadella. Forse sarò stata più felice di lei, ma non sarò stata ugualmente gnocca. Però di figure brutte come la sua che ha suonato scalza la batteria per meno di 4 nanosecondi, ne ho fatte proprio poche. Lei se continua di ‘sto passo, entra nel Guinness. Ecco, Bar, non dimostrare di non essere solamente una modella, il mondo ti vuole così. A un certo punto ieri sera ho capito perché Leonardo DiCaprio ti lasciò.

sanremo2013-logo

Carla Bruni: vestita come un’austera insegnante di matematica pronta ad andare in pensione e con gli zigomi che sembrano staccabili come il naso e la bocca di Mr. Potato, ha accettato di farsi prendere in giro dalla Littizzetto e ci ha straziati con una delle sue canzoncine. Ché i francesi provano a rimandarcela indietro, pensando che magari con un’ospitata alla sagra della musica poi le torna la nostalgia e fa i bagagli. Lei, invece, con la sua voce soave, repellente come le ortiche sulle natiche, dice che va a trovare la sua famiglia, ma alla fine torna sempre in Francia, rimbalziamola ai cugini, tenetevela voi. Lei e la Bellucci, che ‘ste donne quando vanno in Francia si sgualciscono le corde vocali, sono affette da erre moscia taroccata e si dimenticano pure lo stile, a meno che non le vestano Dolce e Gabbana. Quando parlano, sembrano in punto di morte, ricordano quelle scene dei film in cui i protagonisti sfruttano l’ultima parte di ossigeno che hanno in corpo per rivelare un grande segreto, solitamente il loro assassino o dov’è nascosto il tesoro di famiglia, e poi muorono. Solo che queste non muorono, muorono solo i nostri neuroni e Bastianich.

Asaf Avidan: a proposito di corde vocali, che è successo a quelle di Asaf? Dicono che ricordi la voce di Janis Joplin, ma a me ricorda una capra sgozzata agonizzante, a Sanremo capiscono solo il contrario delle cose e così gli è scappata la standing ovation. Urlare al rallentatore si vede che emoziona, forse bisogna provare queste sensazioni solo dal vivo, ma io avrei preferito non provarle nemmeno a distanza, tanto che per citare Cristicchi, “la prima volta che sono morta è stata guardando Sanremo” e per vedere se potevo morire più di una volta e quanti jolly ho, è il secondo anno di seguito che lo guardo.

 

Sanremo 2013: secondo me vince Crozza

Sanremo 2013 è partito con tutti i requisiti necessari che il Festival deve avere ormai da molti anni: le polemiche, la bruttura delle canzoni, la bruttura dei vestiti e volendo pure delle acconciature, oltre ad elementi da lasciare invariati, dalla barba di Vessicchio al capello di Toto Cutugno.

E’ ancora troppo presto per analizzare le genialità che si nascondono nei meandri dei testi, soprattutto quelli di Marco Mengoni, anche perché sembra proprio che delle canzoni di Sanremo non gliene freghi a nessuno, i giornalisti nemmeno in conferenza stampa hanno accennato domande sui brani, pensate un po’ quanto sò belli!

sanremo2013-logo

Secondo me Sanremo 2013 lo vince Maurizio Crozza: a parte che ha fatto raggiungere il picco di ascolti battendo l’intera Armata Rossa di Toto Cutugno lui da solo, con tanto di contestatori al seguito che gli avevano prosciugato la saliva come il Tasciugo Delonghi nei canali di Venezia. Ma poi, non so se ci avete fatto caso, tra tutti i cantanti che abbiamo sentito, Crozza è stato il più intonato di tutti, la sua “Formidable” berlusconiana batte pure l’impostazione vocale di Maria Nazionale, addobbata come se stesse andando alla più tradizionalissima delle comunioni tipiche del sobrio meridione d’Italia.

Fazio ci ha provato a rivoluzionare il festivàl, ma non è così dinamico come crede: anche perché se mi parti con l’allegria del Và pensiero, non posso immaginare nemmeno lontanamente un Festival frizzante, sprint e che profuma di nuovo. La capacità straordinaria di quel posto è rimanere sempre invariato, puoi metterci tutte le scenografie che vuoi, ma il pubblico ingessato è sempre quello e s’ingessa pure Lucianina Littizzetto, che poveretta chissà quanto ha sofferto su quei tacchi, con movimenti femminili come quelli di un body builder al concorso di bellezza e vestiti che richiamavano le atmosfere di San Gregorio Armeno. Fazio ha provato a dare un tocco di modernità con i due gay che si sposeranno domani, che hanno commosso la rete con il loro video e ieri hanno regalato un tenero spettacolino da film muto, ma ci hanno lasciati insoddisfatti, che alla fine nemmeno si sono baciati. Tanto rumore per nulla. Non parliamo dell’intervista a Felix Baumgartner, che l’unica cosa che abbiamo scoperto di lui, è che in realtà senza scafandro è un figone. Per il resto, a infrangere il muro del suono (e anche altre cose), ci sono stati personaggi più bravi di lui.

Sanremo 2013: quante volte morirà la musica?

Ho deciso: non voglio ascoltare notizie e anticipazioni su Sanremo perché voglio che sia tutta una sorpresa. Non ho letto nemmeno uno dei testi, perché l’ultima volta ci ho messo una settimana per riprendermi dalla visione di Bastardo della Tatangelo e quasi mi perdevo il Festival.

Secondo voi, quante volte verrà uccisa la musica quest’anno? Tremate, tremate, le canzoni di Sanremo sono tornate.

sanremo2013-logo

Le domande che vorrei fare a Cesare Cremonini

Dopo aver ascoltato attentamente “Il Comico” di Cesare Cremonini, ho deciso di scrivere una lettera all’ex Lunapop, perché i suoi testi mi mettono sempre davanti a grandi interrogativi.

Caro Cesare,

i testi delle tue canzoni sono comprensibili e fantasiosi quasi come quelli di Tiziano Ferro e so che ne vai particolarmente fiero e che con questa canzone intendevi scrivere un inno alla risata e alla comicità. Ma perché i militari non possono far ridere la gente? Perché chi conosce Dante non ha niente da imparare? Perchè ti danno fastidio quelli che si vestono da soldato a carnevale, pensi che non possano essere simpatici? Perché la protagonista della tua canzone aspetta il figlio di un pirata? Forse immagina di sposarselo e fregargli il tesoro ereditato dal padre dopo averlo avvelenato?

Perché se ti lanci in un’aiuola comprendi che la gravità ti porta giù ma non che si prova del dolore? E perché non ti lanci su un’aiuola? Pensi che le aiuole siano fatte di cotone? Hai mai provato davvero a cadere su un’aiuola o era già passato Gianluca Grignani?

Cesare Cremonini ride se ti piange il cuore

Emma Marrone sarà libera… dalla grammatica

Vi mancano le autopsie canore? Non appena l’estate e gli stupidi nomi delle correnti calde svaniranno come per magia, ricominceremo a lavorare. Nel nostro laboratorio non c’è l’aria condizionata, quindi ci siamo presi una lunga pausa, ma oggi vogliamo offrirvi una rapida perla canora.

Visto che una delle nostre vittime preferite è Alessandra Amoroso, abbiamo deciso di lasciarla in compagnia di Emma Marrone, che ci ha tartassato alla radio con il suo brano “Sarò libera“. Tralasciando congiuntivi latitanti, depressione e dolcezza come se piovesse, ecco quella che secondo me è la parte più bella dell’intero testo:

E poi baciarti ogni notte/

Proprio come le zanzare.

A tutti coloro che hanno imprecato per intere notti durante il grazioso svolazzare ronzante dei famigerati insetti: sappiate che avevate semplicemente perso il vostro lato romantico e non avete apprezzato i dolci baci delle zanzare, al sapor di prurito.

Nella foto: Emma Marrone bacia Stefano De Martino, proprio come le zanzare.

Emma Marrone e Stefano De Martino

Lana Del Rey: bella, misteriosa e istiga al suicidio

Questa mattina mi sono svegliata ed ho deciso di ascoltare un po’ di musica, YouTube mi consigliava di ascoltare Lana Del Rey. Ho evitato accuratamente per molti mesi di farlo, ma leggendo in giro che tutti apprezzano questa simpatica e sorridente ragazza newyorchese mi sono detta perchénnò e ho cliccato su play.

La canzone in questione era “Born to die” che proprio mi ha messo di buonumore, regalando un pizzico di brio alla mia giornata. Dopo aver visto il video e che lei era tutta gocciolante di sangue sulle braccia di un tizio che si è tatuato pure il bulbo oculare, ho detto “Curioso, clicchiamo su un altro video” e ho visto “Blue Jeans“. Alla fine di quello, ho deciso di fermarmi, perché nel giro di sei minuti lei era morta due volte che nemmeno Kenny di South Park e due volte sulle braccia di quel portasfiga che fa venire le caldane alla Bignardi.

Lana Del Rey spazientita perché non muore

E a proposito, la prima volta che ho visto Lana del Rey è stato alle “Invasioni Barbariche“, quando ha cantato proprio “Blue Jeans” e non mi sembrava tanto a posto con l’intonazione. Sapete com’è, io seguo “Amici” e di musica me ne intendo.  Oggi, quindi, ho deciso di non analizzare semplicemente una canzone ma l’intera ospitata della cantante del momento da Daria Bignardi.

Partiamo dal presupposto che per presentare Lana Del Rey la Bignardi chiama in causa un pubblico di hipster che sul momento di certo l’avrebbero presa volentieri a sprangate, ma la cosa che più si nota e l’energia che Lana porta sul palco e l’entusiasmo con cui si presenta. La Bignardi continua dicendo “Non ci credo, eppure è qui!” entusiasta come se avesse davanti Mirko dei Bee Hive (suo ancestrale sogno erotico). Tutta questa incredulità, che dire, io pensavo fosse un ologramma, come quello di Tupac al Coachella. La Bignardi compie un passo falso e le chiede come mai abbia scelto proprio “Le invasioni Barbariche”. In automatico parte la risposta standard, come i messaggini del telefono che ti avvertono che uno è in riunione: “Mi piace tantissimo l’Italia e sono felicissima di essere qui” ma la parte più bella è “E poi siete stati carini, ci avete invitato e quindi son felice di esser qui“. Per colmare questa pozza di imbarazzo, la Bignardi ripete per la sessantasettesima volta che Lana Del Rey è una cantante misteriosa, ma la giovinetta ci pensa poco e la smonta nel giro di pochi istanti, spiegando che in realtà non ha tantissime cose da dire.

La parte più divertente di questa intervista da dimenticare, a mio parere, è quella in cui la ragazza, che ha solamente 25 anni (arriverà al traguardo dei 26 a giugno e l’anno prossimo potrebbe morire cambiando il suo nome in uno con la J) spiega che negli ultimi otto anni è stata tranquilla, ma prima era una bad girl. Che paura, una ragazza trasgressiva! Cos’avrà fatto di così scapestrato? Si sarà tinta i capelli di rosa? Avrà fumato di nascosto in bagno o, una volta uscita di casa, si sarà messa una gonna e i tacchi in ascensore? Roba da veri duri!

Lana Del Rey inizia a cantare “Blue Jeans”, un brano a cui tiene molto, lasciando avvertire un certo divario tra la versione live e quella del video: questa ragazza di New York è annoiata e ha una voglia di morire che sprizza da tutti i pori, sembra quasi che qualcuno le abbia puntato una pistola alla tempia per essere su un palco. A sentire l’esibizione viene da pensare che persino la Bignardi avrebbe potuto fare di meglio o, che so, un suo ospite a caso, tipo Roberto Saviano o Paolo Villaggio in gonnella. Se ci fosse stata Mara Maionchi l’avrebbe guardata un po’ schifata e avrebbe detto “Bellina sei bellina, ma per me… è no” e Lana avrebbe scritto un’altra canzone con un video in cui sarebbe morta tra le braccia dell’omino tatuato, questa volta dentro una piramide piena di pipistrelli e farfalle colorate con le mummie-zombie tutto intorno.

DIAGNOSI

Analisi complessiva del personaggio: Lana Del Rey è una donna colma di ettolitri di scazzo che si è ritrovata tra le mani la possibilità di diventare ricca grazie a Madre Natura favorevole, che stava giocando dalla sua parte. Ma la Natura è donna e, si sa, le invidie non mancano mai, così, tanto per far capire che è generosa ma non troppo e che non può fare proprio tutto lei, Madre Natura un po’ di corde vocali traballanti gliele ha lasciate. Ultimamente si è parlato di flirt tra Lana e Marilyn Manson ma la verità è che lui girava con la giovane cantante per un solo motivo: così tutti la smetteranno di dire che è lui ad istigare i giovani al suicidio.

La farfallina di Belen: il segreto svelato

Il titolo di questo post ha tutta l’intenzione di essere fuorviante.

Parliamo di Sanremo 2012. Tra poco si concluderà, per provare che prima di essere felici, bisogna conoscere il dolore vero, altrimenti la felicità e il dolore non si apprezzano.

Tanto per cominciare, quest’anno per motivi che non sto qui a dire non ho avuto la possibilità di seguire il Festival minuto per minuto e voglio ringraziare tutte le coincidenze astrali che non mi hanno permesso di farlo, perché quel poco che ho visto mi è sufficiente per scontare le pene di almeno cinque delle mie vite precedenti.

Mi dicono che mi sono persa la polemica di Celentano: Italia spaccata in due, favorevoli e contrari. Io vi dico solamente di tenere in considerazione l’età del soggetto e di trarre le dovute conclusioni.

Il Festival del 2012 mi ha fatto capire che al peggio non c’è mai fine: quando pensi d’aver toccato il fondo, scopri di poter andare ancora più in basso: non ci bastava Gigi D’Alessio, nemmeno Gigi+Anna Tatangelo, nemmeno il fatto che avessero generato un pargolo per promuovere il loro DNA nel mondo, perché sul palco Gigi è salito con la Bertè e ci ha messo in mezzo pure Fargetta a fare un po’ di tunztunz. Bertè, ma perché l’hai fatto?

La verità, però, è che questo Festival verrà ricordato per gli spacchi degli abiti delle donzelle. Come si suol dire, “tira più un pelo di…”. Le primedonne dello scorso anno sono arrivate in soccorso nelle prime due sere del Festiva e Belen non ha perso tempo, ma solo qualche centimetro di stoffa, e s’è messa in mostra. Non che ci fosse ancora qualcosa da mostrare, ma diciamo che è una che sa come finire al centro dell’attenzione. E adesso tutta l’Italia non fa che parlare della farfallina di Belen, ma st’intimo ce l’aveva oppure no? Ci ritroviamo di fronte agli stessi dilemmi che hanno messo in ginocchio il Paese durante l’epoca- appena passata- di Silvio Berlusconi. Siamo rimasti in ginocchio da allora ma non ci basta, mentre finiamo massacrati, il nostro problema principale è la farfallina di Belen.

Poi spunta la nuova arrivata, Ivanka o Ivana che dir si voglia, che quando apre bocca fa lo stesso effetto di un chilo di cipolle sotto al naso. Dice ad Alessandro Siani: “E’ stato divertente, ma non ho capito niente!”. Diamole il tempo di crescere, ha solo 19 anni. Ma ricordate che Manuela Arcuri, prossima ai 40, non fa discorsi poi tanto diversi. Se volete un esempio più concreto, ve la butto su Flavia Vento.

Non voglio sapere chi vincerà quest’edizione del Festival, me ne vado a dormire con questo dilemma, nel frattempo sono felice di aver scoperto che ho materiale in abbondanza per il mio ambulatorio, che ultimamente è un po’ vuoto. Sapete, c’è la crisi.

La differenza tra Tiziano Ferro e l’universo

Bentornati nel nostro ambulatorio, oggi il nostro paziente è un vero e proprio tormentone, tormentante e tormentato che ovviamente non poteva essere opera che dell’egregio Tiziano Ferro, il Vate dei nostri giorni.

Tornato alla ribalta, Tiziano Ferro ci propone un brano contorto, controverso e frantumante (spero abbiate colto il senso del frantumato) intitolato “La differenza tra me e te“, troviamo un Tiziano che si confronta e che si lamenta di se stesso, insoddisfatto della propria personalità. Procediamo con l’analisi:

La differenza tra me e te

Non l’ho capita fino in fondo veramente bene

Me e te

Uno dei due sa farsi male, l’altro meno

Però me e te

E’ quasi una negazione.

Al solito, ci risulta molto complesso decriptare i brani di Tiziano Notizia, ci proviamo con grande passione perché ci piace svelare le contraddizioni e, chiaramente, le differenze. Tiziano Ferro fa un’analisi di se stesso, confrontandosi con il suo alter ego, ormai da tempo sappiamo che l’artista soffre di problemi di doppia personalità. Guardandosi allo specchio come un giovane De Niro in Taxi Driver, Notizia si rende conto di non essersi mai capito, ma in tutta questa incomprensione scova una parte autolesionista e poi una misteriosa negazione, forse perché entrambe le sue personalità fremono per emergere e tentano di annullarsi reciprocamente, con risultati devastanti che si ripercuotono su milioni di italiani via radio.

Io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no

E temo il tuo passato e il mio passato

Ma tu no.Me e te, è così chiaro

E sembra difficile.

Per Tiziano Ferro ciò che è chiaro è anche complicato: la sua parte strafottente non si preoccupa del suo passato, ma la parte ansiogena assolutamente sì e non fa che complicare le cose che, seppur chiare, sembrano al contempo contorte, perché si sa, la contraddizione nel cervello di Notizia fa da padrona.

La mia vita

Mi fa perdere il sonno, sempre

Mi fa capire che è evidenteLa differenza tra me e te.

Poi mi chiedi come sto

E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande

A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè.

A questo punto del brano ci rendiamo conto del tormento reale di Tiziano Notizia Ferro, che soffre perché continuamente punzecchiato dalla sua parte sadica, ma talmente sottomesso a quella parte da rallegrarsi nel vederla.

La differenza tra me e te

Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh!

Me e te

Uno sorride di com’è, l’atro piange cosa non è

E penso sia un errore.

Momento Marzulliano, il nostro artista si pone delle domande e si risponde da solo, la genialità delle sue parole trapela nel momento in cui viene rivelato lo stato d’animo delle due personalità: una perennemente soddisfatta, l’altra vive la condizione opposta ed è quella preminente nei brani del nostro Vate.

Ah, io ho molte incertezze, una pinta e qualche amico

Tu hai molte domande, alcune pessime, lo dico

Me e te, elementare

Non vorrei andare via.

Tiziano Notizia riconosce che una parte di lui è molto più solitaria, la parte più debole tuttavia non vuole lasciare mente e corpo del cantante, spera ancora di poter ottenere il dominio, ma tutto è assolutamente improbabile e lascia presagire l’arrivo di nuovi e contorti brani in classifica.

Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è

E penso sia bellissimo

E penso sia bellissimo.

In tutta questa sofferenza nel non potersi mai completare nè tantomeno auto-estirpare, Tiziano Notizia Ferro scopre che alla fine è meglio prendere le cose con positività e ottimismo, pertanto tutte le differenze si annullano e se prima erano un errore, adesso diventano qualcosa di “bellissimo”. Ed infatti possiamo affermare a gran voce che è così, se non ci fossero due personalità a scontrarsi con viulenza, noi non potremmo leggere ed ascoltare certe perle. Alla fine di questo articolo, però, scoprirete una realtà ben più inquietante…

Tiziano Ferro elenca le sue personalità

Le personalità di Tiziano Ferro sono tre.

Dedicata all’anagramma di Navi