Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Nek e il Voyeurismo di Laura

Partiamo dal presupposto che questo è un emerito capolavoro della canzone italiana. E poi prendiamo in considerazione anche il fatto che si tratta di una canzone incompresa e disprezzata dai più, prevalentemente per questioni “metriche”. Se Nek avesse ben pensato di accomunare le parole ad un ritmo che avesse  dato loro il senso necessario per essere capite, tutto sarebbe andato diversamente. Ma procediamo pure con la nostra autopsia, benvenuti in sala.

Laura non c’e’ e’ andata via
Laura non e’ piu’ cosa mia
E te che sei qua
mi chiedi perche’
L’amo se niente piu’ mi da

Il succo di questa canzone è che Nek è un uomo allo stato brado, sessualmente parlando. E’ privo di ogni capacità di contenimento. Laura lo ha lasciato e niente più gli dà, ma il nostro amico di Sassuolo si è già portato una nuova tizia in camera, una donna anonima con la quale si giustifica per le sue pene d’amore e gli istinti sbagliati.

Mi manca da spezzare il fiato
Fa male e non lo sa
Che non mi e’ mai passata
Laura non c’e’ capisco che
E’ stupido cercarla in te
Io sto da schifo credi e non lo vorrei
Stare con te e pensare a lei
Stasera voglio stare acceso
Andiamocene di la’
A forza di pensare ho fuso

Mettetevi nei panni della tizia, ma date pure a Nek il merito di tanta sincerità, la avverte subito e poi passa all’ultimatum, ma precisa comunque a chi sono rivolti i suoi sentimenti: vuole stare acceso e non pensare, la donnina sarà la sua valvola di sfogo. Chissà, un giorno di questi potremmo scoprire che Nek aveva ampiamente anticipato il fenomeno escort, chiamando donne a domicilio per dimenticare Laura.

Se vuoi ci amiamo adesso
se vuoi
Pero’ non e’ lo stesso fra di noi
Da solo non mi basta stai con me
Solo e’ strano che al suo posto
ci sei te ci sei te

Concentriamoci sul “Da solo non mi basto”. La sincerità brutale di Nek fa quasi venire i brividi. Da solo non si basta, quindi significa che c’ha abbondantemente provato senza risultati. Mentre sta con un’altra, ha comunque la delicatezza di dirle che è strano stare con lei. Ha fatto proprio bene Laura a non esserci più, non siete forse d’accordo?

Laura dov’e’ mi manca sai
Magari c’e’ un altro accanto a lei
Giuro non ci ho pensato mai
Che succedesse proprio a noi
Lei si muove dentro un altro abbraccio
Su di un corpo che non e’ piu’ il mio
Io cosi non ce la faccio

Defaillance. Nel bel mezzo del rapporto Nek si blocca e ripensa a Laura, non riesce ancora a capacitarsi della fine della loro relazione ed inizia ad immaginare scene di passione della sua amata con un altro uomo, il pensiero gli blocca la libido, ed anche qualcos’altro. In realtà continua a chiedersi dove Laura sia, perché non c’è accorta che è malamente nascosta nell’armadio.

Forse e’ difficile cosi
ma non so che cosa fare
Credo che sia logico
per quanto io provi a scappare..
Lei c’e’

Colpo di scena: in realtà Laura non è mai andata via. Pensavate, poveri illusi, che l’analisi di questo testo lasciasse trasparire delle insicurezze sessuali da parte di Nek, ma in realtà pone l’attenzione sulla figura di quella zozzerella di Laura, che ha messo in scena la fine del rapporto per costringere il suo uomo a stare con un’altra, per puro piacere dei sensi della protagonista di questo brano che, come conferma lo stesso Nek, è nella stanza e lui a certi giochetti non riesce a starci proprio.

Mi casca il mondo addosso e ora so
C’e’ ancora il suo riflesso tra me e te
Mi dispiace ma non posso Laura c’e’ Laura c’e’ 
Mi dispiace ma non posso Laura c’e’ Laura c’e’

Nek preoccupato per le perversioni di Laura

L’uccellino di Zucchero

Su suggerimento rianimo questo blog soltanto per occuparmi di una manciata di parole estrapolate da “E’ un peccato morir” di Zucchero, il re del doppio senso.

Grazie ad un commentatore che ha deciso di non insultarmi pesantemente, ho scoperto questa perla canora, degna della versione più linda e asettica della mia sala operatoria. Il tavolo operatorio è pronto ed anche il bisturi, con un taglio netto mettiamo allo scoperto le frasi nonsense di Zucchero, tanto che fino ad ora non è mai stato preso in considerazione perché il suo Turuturusentiumprivatium è stato etichettato come malattia incurabile, ma la frase segnalataci era davvero degna di nota.

Mentre canticchia che è un peccato morir (e visto il mio lavoro da autopsiante, non ne sono così certa), Zucchero lancia una frase degna dei peggiori stati mentali di Masini:

Gloria all’uccellino 
Vola da lei, io non so volare 
Dille che sei felice in mano 
E che è un peccato morir… 

Dopo svariate settimane di studi abbiamo capito che il riferimento fallico di Zucchero è indubbio, poiché presente in ogni sua canzone. Si tratta di un vero e proprio elogio al pene ed un invito a conquistare la controparte femminile, il “volare” è un gesto puramente metaforico e la felicità in mano è dovuta, appunto, all’assenza della controparte femminile. “E’ un peccato morir“, infatti, l’uccellino rimane in mano e non riuscendo a spiccare il volo crea un diffuso senso di frustrazione, non solo nel protagonista dello spiacevole evento, ma anche in chi impotente (è il caso di dirlo) vi assiste sonoramente.

Zucchero afflitto dall'uccellino che non vola

Si ringrazia l’anagramma di Xander per il suggerimento

Anna Tatangelo e la pedagogia d’annata

Avviso: Il titolo di questo post non ha minimamente senso. Come questo post. E come questo blog. Evviva Vasco Rossi.

Ciao a tutti miei cari pazienti,

lo so che vi sono mancata ma ero in attesa di un’ispirazione fresca e confidavo proprio in Anna Tatangelo, che si è rivelata come sempre la migliore soluzione e ha appena sfornato un brano per il nostro ambulatorio. Si tratta di “Sensi“, una sorta di lezione di recupero per tutti quegli adulti che all’asilo, quando spiegavano olfatto, gusto, vista, udito e tatto, erano intenti a scaccolarsi o a barattare caramelle con denti da consegnare alla mafia delle fatine. Premettiamo che la Tatangelo è tornata più in forma che mai, nella forma di Kylie Minogue e diamo il via alla nostra autopsia:

Soddisfatto, gli occhi di un gatto
Che adesso guardano me
Qui nel letto come un sospetto
Cosa farò senza te?

Come dicevo, la Tatangelo è tornata in forma e ci regala un brano che più nonsense di così c’è solo John Lennon fatto di LSD posseduto dal Mago Otelma. C’è un uomo nel letto della cantante e no, non è il suo amico che sogna di essere donna, lo deduciamo dal fatto che questo è soddisfatto dalle gesta tatangelesche, ma cosa vorrà mai dire “qui nel letto come un sospetto”? Forse, abituata all’amico gaio, la Tatangelo ha iniziato a temere che chiunque passi dal suo letto voglia diventare sua amica.

Questa stanza non può trattenerti però
C’è del fuoco.
Questo essere noi ogni volta che vuoi
Dura poco…
Ma ricomincia il gioco!

Qui entriamo nell’illogica razionale della nostra amata artista: una stanza con del fuoco, è ovvio che non possa trattenere nessuno, a meno che l’incendio non ostacoli l’uscita. Sul resto sorvoliamo, tanto è inutile sprecare aggeggi medici per esplicare situazioni inesplicabili, ma da quel “dura poco”, possiamo comprendere che l’amico che giace sul letto di Annina non sia un amante durevole e focoso, qui di infuocato c’è solo una stanza. Anna non demorde e spera nella ripresa.

Prendimi con l’olfatto con il tatto
Con le tue bugie.
Mangiami ma con gusto,
Esaudisco le tue fantasie.

Per riprendere il gioco e per insegnare ai propri alunni a memorizzare i cinque sensi, la Tatangelo intona il ritornello dance, quello che ti entra facilmente in testa, quello che non vorresti mai sentire, se ci tieni alla tua incolumità mentale. Per conquistare Anna Tatangelo bastano due sensi e le bugie. Alle donne, si sa, la verità piace solo pour parler, sotto sotto amano l’uomo vigliacco e traditore. Nel caso in cui l’uomo che giace sul letto della nostra beneamata fosse un cannibale, lei si rivela talmente disponibile che si fa anche mangiare, ma spera che il tizio sia di buona forchetta, quantomeno potrà morire con soddisfazione ed autocompiacimento.

Non c’è una parte di me che resista
Al tuo essere artista egoista
Mi chiedo se fai una proposta,
Se giochi e poi basta
Comunque mi fido degli occhi,
I tuoi occhi come specchi
Che guardano me.

Come vedete, in seguito arriva la prova della disponibilità masochistica della Tatangelo, affetta da una particolare forma di Turuturu, la Turuturus masochistis deprimendis, che ha inizio con una depressione latente che poi sfocia in una incontrollabile crisi di nervi, seguita da insulti ed eventi da rinfacciare con infinita cattiveria: sei un egoista! Ah sì, per te era solo un gioco?!Cazzo ti guardi?! ecc. ecc.

Vai di fretta, c’è chi ti aspetta
Ed io rimango con me.
La tua voce quasi una croce
Mi dice “tempo non c’è”
Ma la mia verità ricomincia da qua,
Sono sola.
La passione che c’è
È qualcosa che poi mi divora,
Ma certo non consola…

Ed ecco che qui si manifestano due fattori: lui ha un’altra donna e questo potrebbe essere un racconto postumo della relazione clandestina con Gigi D’Alessio quando era sposato con un’altra e quando cantava di neve che cade giù dal cielo ad agosto. Numero due: la Tatangelo, come Catherine Zeta-Jones, è bipolare e di questi tempi è roba che fa tendenza. Dalla giuoia, si passa allo sconforto.

Te ne vai soddisfatto come un gatto
Senza fantasie.
E non sai quanto male fanno al cuore
Queste tue bugie.

Dopo aver ripetuto il ritornello per apprendere il nome dei sensi, ecco che l’uomo s’alza dal letto e se ne va. Non è ancora chiara quest’ostinazione della Tatangelo di definire i gatti come animali soddisfatti: solitamente sono castrati e grassi, c’è ben poco di cui rallegrarsi. E poi arriva la conferma della bipolarità della donna: il brano inizia con lei che chiede di essere presa a colpi di bugie, ma si conclude con la sofferenza della Tatangelo nell’avere di fronte un perverso menzognere.

Anna Tatangelo illustra i 10 sensi: 5 per ogni personalità

Corollario del Turuturu: la Cleptomania Carnale Turuturus

Qualche tempo fa, vi avevo regalato un anticipo del mio trattato sul Turuturu, una delle patologie canore più diffuse al mondo, che vi piaccia oppure no. Il Turuturu, infatti, si insinua sottopelle ed è estremamente contagioso, ma ancora la scienza è in piena fase di ricerca, per cui non esistono delle cure. Il mio trattato completo, molto probabilmente tarderà ad arrivare, stiamo procedendo con gli esperimenti in laboratorio e come cavie abbiamo selezionato le persone che hanno acquistato il cd di Francesco e Giada, che sono meno di 10 e più di 3, forse non saranno sufficienti per trovare una cura efficace, per cui dovremo passare ai più numerosi acquirenti dei cd della Tatangelo.

Esempio Rampante di cleptomane carnale turuturus

Fatta questa piccola premessa, c’è da spiegare che il Turuturu non è unico, da esso infatti derivano altre patologie, diverse sfumature, che si riscontrano facilmente nei brani degli artisti dello Stivale: un esempio può essere la perversione vocale di Giusy Ferreri, o il masochismo di Io Negramaro, che ha addirittura pensato di poter provare piacere operandosi alle corde vocali; un altro esempio di Turuturu sono i versetti di Tiziano Notizia Ferro, nonché le distorsioni lessicali di Marco Mengoni. Insomma, di materiale da studiare ce n’è in abbondanza e ve lo riproporrò prossimamente. Quel che ci preme studiare quest’oggi è la Cleptomania di SugarFree.

La prima cosa che riscontriamo nel paziente è la consapevolezza: quando il paziente è consapevole, la situazione è tutt’altro che semplice, perché la sua consapevolezza deontologica, unita ad azioni che vanno in senso contrario, portano a dover risolvere anche il problema di una personalità multipla, quale quella di Sugarfree.

Sono affetto da un morbo incurabile
Il mio difetto è un istinto incontrollabile
Se ti vedo devo averti tra le mie mani

Liquidato da ogni dottore “Non rimedio” queste le parole
Ma la mia cura potresti essere tu

Il testo sottolineato intende rimarcare la consapevolatio nullius, mentre il resto è chiaro segno di rassegnazione, l’artista ci dice: “Sono malato, non posso guarire, che ci posso fare?“. Indi per cui, la particolare forma di Cleptomania Carnale Turuturus si manifesta più volte al giorno e non ha controindicazioni, che sia a stomaco vuoto oppure no, il nostro Sugarfree può prendere la sua donna tra le braccia e possederla con veemenza.

Prima o dopo i pasti non importa
Due o tre volte al giorno sì mi bastano per sperare


Aiutami a guarire da questa mia malattia
Affetto da una strana forma di cleptomania
Voglio averti mia, solamente mia

Come vedete il Turuturu, in questo caso nella sua variante cleptomane, fa aumentare anche la presunzione del paziente, che perde anche la capacità di autocontrollo, il suo linguaggio inizia a raggiungere il livello di quello di un individuo affetto da Sindrome di Tourette ed anche se con sobrietà, perchè è di artisti che parliamo (!), avanza richieste sconce:

Ora che non ho più via d’uscita
Ora che ogni porta è stata chiusa
Apri almeno le tue gambe verso me

Il paziente, inoltre, come un normale tossicodipendente, trova la soluzione nella sostanza di cui abusa:

Già sto meglio se ti tengo tra le mie mani
Sto guarendo se ti tengo tra queste mani

Per quanto riguarda la Cleptomania Carnale Turuturus, abbiamo optato per una terapia d’urto ed abbiamo riscontrato dei progressi in due pazienti su tre, tra quelli selezionati dagli ascoltatori di Virginio Simonelli. Dopo aver fatto ascoltare il suo ultimo singolo a ruota per 48 ore in una stanza buia e legati ad un letto con del nastro adesivo applicato alle palpebre per non chiuderle in segno di stizza, i nostri pazienti hanno perso ogni senso di carnalità e questa potrebbe essere una nuova finestra che si apre sul mondo della scienza.

Sanremo 2011: il trionfo di Roberto Vecchioni e i balletti della Canalis

Devo essere onesta: sono felice che abbia vinto Roberto Vecchioni. Confidavo in lui, nel suo tremore e al massimo in Davide Van der Bros, quindi almeno in parte sono stata accontentata.

Il problema è la presenza di Albano tra i primi tre. E’ colpa sua se mi sono persa la premiazione di Vecchioni. Sì, mi sono giocata il momento più emozionante della serata. Perché? La risposta è semplice: stordimento da Amanda. Per quanto Amanda possa essere libera, io ho qualche problema nel recepire la voce di Albano, mi manda in tilt che nemmeno l’heavy samba in piedi su una gamba. Così mentre Roberto Vecchioni era intento a gioire, io ero intenta a disquisire vivacemente con Morfeo. Pazienza.

La cosa più bella di tutta la serata, però, oltre alla vittoria del buon vecchio professore e le stecche di Avril Lavigne insieme ai suoi capelli che necessitano di soccorso immediato, è stato il balletto della Canalis. Sorvoliamo su Belen Rodriguez che canta con il papà, parliamo di Elisabetta Canalis. Non so se dopo Sanremo George Clooney se la senta ancora di farsi immortalare con un mostro del genere, la Eli è troppo brava. A fare tutto male. Robin Williams ne “L’uomo bicentenario” era disinvolto assai di più. E poi non aveva Valerio Pino che gli suggeriva i passi palesemente, la Canalis sì. Vedevi che quel poveretto le parlava e lei stava tutta rigida e concentrata sui passi. Giorgio, ma sei sicuro di voler stare con lei? Questo rimane uno dei più grandi misteri della storia, un grande interrogativo, magari da sottoporre al nostro amico Giacobbo, insieme ad un’altra grande questione: gli applausi di Gianni Morandi sono in grado di dare vita al celebre “effetto farfalla” e di provocare uragani dall’altra parte del mondo?

La fiera delle oscenità: autopsia della terza puntata

Fortunatamente il mio poco tempo a disposizione non mi permette di scrivere delle oscenità viste durante la terza puntata di Sanremo 2011. E meno male che era la più importante.

Questa volta gli artisti hanno fatto a gara a chi distruggeva il pezzo più storico del nostro Paese e devo dire che hanno fatto tutti la loro porca figura. Patty Pravo ha dimostrato ancora una volta tutta la sua ostinazione, ha cantato anche il suo pezzo in gara sperando nel ripescaggio, ma abbiamo subito capito che non c’erano più speranze. A un certo punto, poi, la si sente dire che si è appena tolta il gesso e allora lì non abbiamo più avuto alcun dubbio: l’hanno mummificata. Anna Oxa deve aver avuto lo stesso problema, perché alla fine non arrivava più ed entrambe non riescono più a muovere la mandibola, peché fanno poco esercizio dentro al sarcofago. E poi abbiamo dovuto assistere, impotenti, al trionfo di Albano e Anna Tatangelo, che tra un’Amanda e un Bastardo sono ritornati a lottare.

A un certo punto, poi, è salito un essere indefinito sul palco che no, non è Roberto Benigni ma doveva essere una valletta. Io ho seriamente pensato che fosse uno tra Luca e Paolo che stava facendo uno scherzo, poi ho scoperto che la realtà era ancora più cruda. E ne ho avuto ulteriore conferma quando sul palco sono saliti i Jonas Brothers ed un ragazzo rancoroso per essere nato uomo.

L’unica cosa bella di questa puntata, perdonatemi se non approfondisco a modo, è stata proprio Roberto Benigni e la sua altissima lezione sulla storia del nostro Paese. E qui non ci sono e non servono parole per commentare, ma ci terrei a sottolineare il fatto di aver visto un Masi frenetico, dalle prime poltrone dell’Ariston, intento a chiedere a La Russa di trovargli immediatamente il numero di telefono di tale Gramsci, un capellone occhialiuto che ha osato dire cose dalle quali voleva dissociarsi.

Io vi lascio con una perla del nostro Benigni: L’unica maniera per realizzare i sogni è svegliarsi! E mi raccomando, state uniti!

La Sagra della Canzone Italiana: autopsia della seconda puntata

La prima sera sono scese tenendosi per mano come due brave scolarette, per la seconda serata è stato consigliato loro di fare la pace, mancava poco che si prendessero per il mignolino cantando la canzoncina apposita, ma Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez si sono limitate alla leccatio vicendevolis: la Rodriguez introduce Belen parlandone come se fosse l’amore della sua vita (Fabrizio Corona), Elisabetta arriva felice e contenta e la dà un dolcissimo bacio d’amor. Pace fatta, in quel momento si sente un sospiro collettivo di tutti gli italiani che temevano la guerra fino all’ultima gocciolina di sangue. Eravamo proprio tutti preoccupati.

Se la prima sera avevamo lasciato perdere le varie stecche prese da ogni singolo artista spacciando l’impreparazione per emozione, al secondo giro non va per niente meglio, ma fortunatamente l’universo ci ha graziati eliminando gli acuti di Albano (erano partite svariate denunce per intere vetrate andate in frantumi) e la mortezza della Patty. Dopo essersi ricordata di non essere più sul finire dell’Ottocento, Patty Pravo ha sfoggiato un abbigliamento un po’ più moderno, ma ostinatamente non ha voluto rivelare il testo della sua canzone, facendo una concorrenza spudorata a Super Mario Bros che canta in laghée e almeno il suo perché ce l’ha. Vorrei tirare in ballo ancora una volta il soprano che canta con i La Crus, che mi fa più paura delle gemelline di Shining e Freddy Krueger messi insieme (mica roba da poco).

Bacio Belen Canalis

Per il resto, tutto identico alla sera prima, compresi i vestiti di Max Pezzali che si ostina a volere il suo secondo tempo, dimostrando un’incredibile abilità nell’essere sempre uguale a se stesso. Proprio come Franco Battiato, che si presenta al piano manco fosse Ray Charles e che dimostra di essere bravissimo con l’autoplagio. Il 1981 è stato un’ottima annata.

Tornando alle vallette, primedonne, veline o quel che vi pare, ieri sera Elisabetta Canalis era affetta da un attacco di ridarella che non finiva più. Inoltre era particolarmente entusiasta di poter sfoggiare il suo inglese, ricordiamoci che lei sta con “The American” per eccellenza, da George Clooney non avrà imparato a recitare, ma quantomeno qualche parola la dice. Male come quando era a TRL con quell’arlecchino di Carlo Pastore, ma apprezziamo comunque lo sforzo. Infatti la Canalis si è cimentata nel ruolo di interprete simultaneo con Eliza Doolittle, anche se un’interprete apposta l’avevano presa, ma voleva prendersi un po’ di scena. Dopotutto Belen sa ballare e cantare e ha il suo momento di gloria, quantomeno che la Canalis possa parlare con gli ospiti!

E a proposito di ospiti, Andy Garcia è riuscito a dimostrare come si può cadere in disgrazia in pochi secondi. Nemmeno dieci minuti di comparsata e si è rovinato una carriera di trent’anni. Elogiando Cuba e parlando dei suoi progetti e dell’amore per l’Italia, Andy Garcia ha espresso il desiderio di vedere l’isola di Cuba libera come il nostro Paese. No, dico. Italia chiama Andy: ma hai visto un po’ come stiamo messi? Questa si chiama presa per il culo bella e buona.

Sorvoliamo poi sul fatto che la Doolittle abbia fatto pubblicità alla Vodafone dimenticando però di portarsi i pantaloni o quantomeno un qualcosa che coprisse le sue piccole gambicine. Vogliamo parlare poi dei giovini?

Si sono presentati tale Serena Abrami che ha dimostrando grande equilibrio psicologico rispetto al collega Anansi, che pensava di arrivare a Sanremo e portare pace sole e ammore con un pochino di reggae, emanando la musica e la balorde parole direttamente dai suoi rasta. Altra dimostrazione di psicolabilità è stata Gabriella Ferrone, posseduta dalle vocali aperte di Meg e Giusy Ferreri al contempo… un ibrido da brivido. Pessima, per davvero. Fortuna che è stata eliminata insieme al seguace rastafari. A trionfare invece è stato il jazz swing un po’ fusion un po’ rock pop e blues di Raphael Gualazzi, gigante buono che non sa aprir bocca ma che quando suona la sua figura la fa. Senza eccedere, che a Sanremo se proprio devi andare oltre, vai dalla parte sbagliata.

Il Festival della Canzone Italiana: autopsia della prima puntata

Sì lo so, sono un po’ in ritardo. Ci ho dovuto pensare tanto prima di decidermi a scrivere di questo Festival di Sanremo 2011. Non che sia obbligata a farlo, ma dopo una puntata così traumatica ho bisogno di scrivere per sfogarmi.

Non vedevo il Festival di Sanremo da quando andavo alle elementari e solo adesso riesco ad apprezzare il fatto che l’antenna della mia tv per svariati anni non mi abbia permesso di vederlo. Perché adesso che funziona e Rai Uno si vede benissimo, da buona masochista sono caduta nella trappola ed ho guardato tutta, ma proprio tutta la puntata.

Premettiamo che questo spettacolare Festival di bello ha avuto solo due momenti: Luca e Paolo che cantanoTi sputtanerò” e la Canalis che tenta di uccidere Belen in diretta. Per il resto c’è poco (o troppo) da dire.

Le due primedonne sono entrate un po’ tardi sfoggiando bellissimi abiti, bellissimi sorrisi e pettinature che nemmeno io dopo l’influenza. Dov’è finita tutta la sofisticatezza della kermesse? Viene da chiederselo anche mentre Belen azzarda il tango argentino e poi, evidentemente in preda all’emozione, dice: “Quando sento il tango argentino mi esce fuori la testa“. Non parliamo poi di Elisabetta Canalis in versione Mia Wallace. Io spero che Quentin Tarantino la conosca e decida di scritturarla per il film più splatter della sua intera carriera: senza effetti speciali nè pomodoro al posto del sangue, in cui la Canalis interpreta il ruolo della vittima.

Oxa Tatangelo

Possiamo tranquillamente dimenticare l’insignificanza di Gianni Morandi (che pure ha fatto partire bene il festival) e potremmo fare altrettanto per tutti gli artisti ma: c’era Giusy Ferreri, stonata come un camionista ubriaco, che ha rivelato di avere il petto più piatto degli ultimi 150 anni, i fotografi stavano lì pronti ad immortalare il capezzolo in fuga per poi scoprire che erano già fuggiti da tempo. Anna Tatangelo si è presentata sul palco che sembrava Anna Oxa, cantando la sua “Bastardo” che abbiamo elogiato a tempo debito poiché era chiaro che non sarebbe passata. Fuori anche Anna Oxa, che ieri sera ha scelto lo stesso parrucchiere di Bill Kaulitz dei Tokio Hotel e in quanto a capelli, Patty Pravo non sembrava da meno. Ricordava un esperimento malriuscito di tentato incrocio tra Morticia Addams e Maria Montessori. Con un pizzico di Tutankhamon. Mi chiedo si riuscirà a reggere fino all’ultima puntata. Ho seriamente temuto che morisse sul palco.

Max Pezzali ha avuto il suo secondo tempo, ma avremmo preferito che rimanesse confinato al primo, visto che non aveva nulla di buono da dirci, mentre Albano ha chiuso la già pessima serata urlando a squarciagola di Amanda, che tutti hanno pensato poi fosse un brano per Amanda Knox. Rimarrò incollata alla tv fin quando non ammetterà che la canzone parla proprio di lei. Cade in basso Roberto Vecchioni, ormai non ce la fa più nemmeno lui, ma in Italia c’è questa mania del mettere radici dappertutto, e i grandi catanonni non se ne vanno mai. E’ apparso come un ectoplasma anche Franco Battiato, ha cantato 5-6 paroline giusto per dire “io sono qui”, il pezzo non era poi così male, c’era pur sempre Tricarico. Quest’ultimo, sempre originalissimo con le sue filastrocche (alla Ned Flanders, ripeto), questa volta ha optato per una ninna nanna, magari pensando “chissà, se dormono poi applaudono e passo in automatico“. E’ successo davvero.

Come previsto, tiene bene il pezzo di Emma Marrone con i Modà. Inutile dire che sono la scopiazzatura dei Negramaro, anzi adesso che Giuliano Sangiorgi deve finire sotto i ferri sono quasi sicura di chi gli abbia portato via le corde vocali. Nonostante ciò, tutto può succedere, voi continuate a votare il nostro sondaggio sul possibile vincitore di Sanremo (in basso a sinistra), mentre io confermo che le mie previsioni di ieri erano corrette. Davide Van de Sfroos ha portato un pezzo incomprensibile, che però abbiamo capito sicuramente più di quello di Anna Oxa, che è andato a cozzare con il leit motiv della serata: la mortezza. La mortezza che ha raggiunto l’apice, oltre che con Tricarico, anche con La Crus, che hanno sfoggiato un pezzo che più retrò di così si muore (e ci è mancato poco) piazzando sul palco un soprano vestito di rosso mentre tutti si chiedevano cosa fosse e se fosse venuto in pace.

Dimenticavo Antonella Clerici, un altro dei momenti memorabili della serata: continuo a chiedermi perché si ostini ad indossare obbrobri e soprattutto perché abbia sedato la sua bambina per farla sedere sulle scale dell’Ariston raccontandole la sua storia, che quella poveretta non ha ascoltato nè capito nemmeno una parola. E vabbè che Sanremo è Sanremo, ma qualcuno pensi ai bambini!

Sanremo 2011: tra tricolore e dialetto

Siete pronti per Sanremo 2011? Come promesso, questo blog resusciterà in occasione del Festival, ma non troppo. Anche perché il Festival non è un evento da resuscitaggio, più che altro è mortale.

Questa sera finalmente scopriremo se la Canalis e la Rodriguez si sono strappate i capelli dietro le quinte e chi sa ballare meglio. Secondo voi chi è la primadonna più simpatica? Occhio a non dire valletta, potreste scoprire che dietro il bel visetto di Elisabetta Canalis si nasconde Vanna Marchi, o Ursula che dir si voglia; tanto, sempre con le alghe hanno a che fare.

Anche se a voi sembra cosa da poco, realizzare le autopsie canore non è un lavoro così facile come sembra, soprattutto sotto Sanremo, che i testi si spintonano di fronte all’ambulatorio. Io ho deciso di privilegiare solo i pezzi più significativi, che possano essere utili ai fini della mia ricerca, ma devo ammettere che in un Paese confuso come l’Italia, anche i testi (da tempo) hanno perso il loro perchè.

Vogliamo parlare del particolare significato del Festival di quest’anno?

Fantasia dell'asciugamano utilizzato da Emanuele Filiberto per asciugarsi il sudore durante il Festival di Sanremo 2010

Non c’è. Però c’è la scusa della festicciola dell’Unità d’Italia. Già l’anno scorso Pupo, Emanuele Filiberto e l’altro tizio dichiaravano il loro amore per l’Italia, e quest’anno arriva pronto Tricarico con un testo che come al solito sembra scritto da un bambino dell’asilo o da Ned Flanders, ma che si chiama “3 colori”. Roba che proprio.

Se da un lato, quindi, si parte dal tricolore, dall’altro arriva un altro tizio dal nome impronunciabile, Davide Van de Sfroos, e che fa? La canzone in dialetto. Canta Nino D’Angelo e tutti a dire che il napoletano non si capisce, questo viene e canta “Yanez” che a leggere il testo sembra aramaico, e nessuno dice niente. E se qualcuno dice, lui che risponde?E’ un brano dedicato al padre, ma che ha già dato vita a un certo istinto patriottico in tutto il comasco. L’unità d’Italia scordatevela, ideologicamente, storicamente, utopisticamente, —-mente, qui se il brano accenna ad avere un minimo di successo, ve lo assicuro io, ci scappa la secessione.