Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

E’ già solo: le perversioni dei Modà

Vi sono forse mancata? Vi siete sentiti soli et abbandonati o avete tirato un sospiro di sollievo da bravi fan perché non ho distrutto più nessuno?

E’ tempo di sgranchirsi le mani e procedere di bisturi, oggi mi spiace per voi ma il mio paziente è il brano “Sono già solo” dei Modà, pezzo apprezzatissimo in classifica ma un contenitore di perversione che necessita di autopsia.

Una volta steso il paziente sul tavolo operatorio non possiamo fare a meno di notare l’impertinenza con cui attacca a cantare:

Troppa luce non ti piace
godi meglio a farlo al buio sottovoce
graffiando la mia pelle
e mordendomi le labbra
fino a farmi male, bene

Il qui presente Modà rivela i gusti della donna con cui usa sessuare, che a quanto pare apprezza le luci spente. Nessuno si interroga mai sulle luci spente, si pensa siano utilizzate per la troppa vergogna, quando forse è per non vedere chi si ha davanti. Poi questa qua è una violenta, ma sa fare male bene, non so se avete compreso il concetto. Lui da bravo masochista ne gioisce, noi speriamo che gli stacchi pure la lingua così la smette di cantare.

Uno dei punti fondamentali è la confusione dell’autore:

senza farmi capire
se per te è più sesso o amore

Che, come molti altri artisti presi dall’incoscienza pseudo-creativa, si risponde prontamente nella frase successiva:

Poi fuggi, ti vesti, mi confondi
non sai dirmi quando torni

Il concetto quivi espresso mi pare piuttosto chiaro. La donna opta per la prima, sempre che sia donna. Di questi tempi mai dare per scontato. Ipotizzo che sia donna per il comportamento da fase premestruale qui di seguito descritto:

e piangi, non rispondi, sparisci
e ogni quattro mesi torni
Sei pazza di me come io lo son di te

A lui non ditelo che lei è pazza e basta, ma il comportamento fila liscio con la mia diagnosi. Si suppone che il suo sia pressappoco il ciclo mestruale di uno scimpanzè*.

Resisti, non mi stanchi
mi conservi sempre dentro ai tuoi ricordi
e poi brilli, non ti spegni
ci graffiamo per non far guarire i segni
e sei pioggia fredda
sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo

L’autore del testo è chiaramente uno sfigato, per amor del sesso selvaggio si lascia torturare ed abbandonare al suo destino per svariate mensilità, per poi veder tornare quella che lui vorrebbe come anima gemella, in realtà si tratta di una ninfomane che corre a fare rifornimento quando le risorse hanno ormai iniziato a scarseggiare. Ma l’ammore è così, unitelo al masochismo di derivazione negramarica, e ne viene fuori un bel quadretto.

Tornerai, tornerai
altrochè se tornerai
ma stavolta non ti lascio
ti tengo stretta sul mio petto
poi ti bacio, poi ti graffio
poi ti dico che ti amo e ti proteggo

Ovviamente a furia di stuzzicare il cane che dorme, quello non potrà fare a meno di svegliarsi ringhiando come un posseduto e tirare una bella mozzicata. Allora la vittima aspetta paziente il ritorno del carnefice che diventerà a sua volta vittima della vittima che diventa carnefice. Abbracci e graffi, le classiche liti e forse un caso velato di violenza domestica, ed anche un sintomo di personalità bipolare, riscontrato in molti altri pazienti, evidenziato da “poi dico che ti amo e ti proteggo”, comportamento in netta opposizione con la costrizione all’abbraccio e alla permanenza.

e poi ti voglio e poi ti prendo
poi ti sento che impazzisci se ti parlo
sottovoce, senza luce
perchè solo io lo so quanto ti piace
e ora dimmi che mi ami
e che stavolta no, non durerà solo fino a domani
Resta qui con me perchè son pazzo di te

Lui ormai accecato dall’amore non si rende conto che lei impazzisce se le parla perchè è reclusa e sotto tortura. In più al buio. Lei diciamo che se l’è andata a cercare, dopo averlo torturato per mesi e mesi, adesso lui si vendica e la fa sua prigioniera così sa di poterla amare semper et per semper senza vederla fuggire via e correre chissà da chi.

Ma lui è così innamorato da non poter essere crudelissimo, l’amore è lasciare liberi e vedere se gli innamorati sono veri innamorati e tornano indietro come i boomerang:

sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo

Ed infatti alla fine se ne rende conto che il suo destino è quello. Luce spenta, torture e solitudine.

I sei già soli

*37 giorni!

Troppa luce non ti piace godi meglio a farlo al buio sottovoce graffiando la mia pelle e mordendomi le labbra fino a farmi male, bene

Le frasi senza senso di Luciano Ligabue

Sarà la più grande rockstar di Italia insieme al suo amico Vasco Rossi, che in quanto a insensatezze sicuramente lo batte, ma Luciano Ligabue certe volte non è completamente ispirato e quindi vengono fuori delle frasi di dubbia artisticità.

Onde evitare che amorosini, scanini, napolitanini e fibrini che ascoltano anche Luciano Ligabue si accaniscano contro di me e le mie mezz’ore di vita sprecata per scrivere su questo blog, vi comunico che questo blog non se la prende seriamente con nessuno, ma gioca sui testi delle canzoni. Luciano Ligabue inoltre è uno dei miei artisti preferiti e ci impiego solamente 10 minuti a scrivere i post, che è la cosa fondamentale da comunicare.

Partiamo dagli esordi di Ligabue, siamo nel 1990 e in “Ligabue” troviamo la celebre “Marlon Brando è sempre lui” che fa proprio come il titolo: Marlon Brando è sempre lui. Questo spiega che già all’inizio della carriera del rocker di Correggio c’erano segni di quella che si chiama ripetitività priva di contenuto. Marlon Brando è sempre lui, a meno che non soffrisse di personalità multipla, non ci piove che Marlon Brando è sempre lui. O forse di notte diventava Brigitta?

L’anno successivo la sindrome di repetitio sine qua non arriva in “Lambrusco, coltelli, rose e pop corn” nel brano “Salviamoci  la pelle“: Salviamoci la pelle che, bella o brutta, è quella lì. E non servono ulteriori commenti, funziona un pò come per Marlon Brando.

Nel 1993 arriva “Quando tocca a te” che ribadisce il concetto nel ritornello: Quando tocca a te, tocca a te. Si ripropone l’ipotesi della doppia personalità, a meno che quando tocca a me io non pensi che tocchi all’altro me, allora tocca proprio a me.

Nel 1995 da “Buon compleanno Elvis” arriva “Quella che non sei”: Quella che non sei, non se. Difatti funziona proprio così, io riesco a capire di non essere ciò che non sono in base a ciò che sono e proprio per questo motivo escludo ciò che non sono arrivando a comprendere che non sono quella che non sono. Chiaro?

Direi che per il momento può bastare.

De Eloquentia: Una giornata uggiosa

Estratti significativi di canzoni altrettanto significative:

Per riposare un poco, due o trecento anni… […]

Sogno al mio risveglio di trovarti accanto, intatta, con le stesse mutandine rosa.

Riflettete.

Scolorate l’aurora con Alessandra Amoroso!

La stupidità canora ormai imperversa e dopo tanto tempo di vuoto sul tavolo operatorio, non potevamo che ricominciare dalla stupida per eccellenza, autodichiaratasi tale, Alessandra Amoroso.
Torniamo con un nuovo pezzo, piuttosto segnato dalla paranoia della star canora, “Mi sei venuto a cercare tu“.

Prima di tutto c’è da sottolineare che Alessandra Amoroso o chi per lei ha seri problemi con la grammatica italiana. Al di là della discutibile bellezza del titolo, abbiamo già avuto prova nel testo di “Stupida” del tentativo di eguagliare le insensatezze di Tiziano Notizia, pur ottenendo miseri risultati. Tiziano è imbattibile e la grammatica non è un’opinione.
Ma cominciamo con l’analisi:

Mi sei venuto a cercare tu
Con quelli occhi grandi
Ma nella testa,
un nuovo vivere inaccettabile
E tu che non avevi neanche
idea dei sogni miei
Mi sei venuto a cercare
ma io non ti voglio pìù
Io non ti voglio più,no

Premettiamo che da due anni a questa parte, ogni brano di Alessandra Amoroso è misteriosamente un successo assicurato e che, quindi, con tutta probabilità, molta gente che prima non la apprezzava, avrà iniziato ad elogiarla.
Così una storia finita, arrivati a questo punto, potrebbe essere non finita. In ogni caso ci troviamo di fronte ad una testimonianza di stalking bello e buono.
Questo lui è tornato nella vita della nostra Alessandra, con gli occhi grandi ma la testa vuota. Si legge molto rancore nei confronti del passato vissuto con questa persona, infatti la giovane artista sostiene di non volere più quest’uomo.

Hai preso tutto quello che
potevo darti di me
E mi hai lasciato
senza preoccuparti senza senso
E ora che lo dici a tutti che c’è un’altra
Mi sei venuto a cercare tu
Ma io non ti voglio più

Qui assistiamo al tipico comportamento maschile: una volta fatti i propri porci comodi, l’essere umano di sesso maschile va altrove senza curarsi dell’emotività dell’essere umano di sesso femminile. Al di là della paranoia di Alessandra Amoroso, quindi, si cela un individuo malvagio, molto probabilmente lo stesso del testo precedentemente preso in analisi, che sostiene di avere un’altra donna, ma va a cercare la sua ex fiamma.

E sbaglierò come sempre,sempre
E sbaglierò come seeeempre,su di te
E non piangere ancora!
Si scolora l’aurora!
E non vale la pena credere a una lacrima di te
E non piangere adesso!
Non ti serve stavolta!
Che non vale la pena crederti
Ma cosa vuoi da me

Alessandra Amoroso si ritrova in uno stato confusionale senza precedenti. Pur sostenendo di non volerlo più, dichiara al contempo di sbagliare come sempre, il che ci indica che la ragazza sa di cadere in tentazione.
Arriviamo a quello che secondo me è il pezzo più bello di tutto il testo: E non piangere ancora/ Si scolora l’aurora.
A parte il fatto che le lacrime non fungono da decolorante, o da scolorante, per dirlo alla Amoroso, chi è che le ha suggerito il verbo “scolorare”??
Qualcuno me lo spieghi, per gentilezza, perché è proprio cacofonico.
Stendendo un velo pietoso sul verbo, continuiamo a vedere un’insicura e determinata Alessandra che sa di non dover credere alle parole di un uomo bugiardo, altrimenti poi si sentirebbe nuovamente una stupida e scriverebbe un nuovo e sgrammatico testo per assillarci notte e dì.

Mi sei venuto a cercare tu
Di giorno tremavi
E mi credevi inafferabile,intramontabile
E mentre vivo la mia storia insieme a lui
Mi sei venuto a cercare
Ma io non ti cerco piùùùù ohhh

Nelsonianamente, la Amoroso mette le mani avanti e punta il dito: mi sei venuto a cercare tu. Questo ripetere continuamente il concetto e sentirsi in obbligo di precisare, fa nascere qualche sospetto anche su di lei. Può darsi che lo abbia cercato e, pentitasi del suo gesto, abbia rigirato la situazione accusando il malcapitato.
A questo punto della canzone, della situazione e della grammatica, non si sa più quale possa essere la verità. Roba da montarci un thriller d’autore.

Lui di giorno tremava, forse ha qualche problema di tipo nervoso o una qualche forma di Parkinson, e adesso lui sta con lei, lei sta con lui, entrambi sono felici dentro altre vite e non ci fanno capire chi cerca davvero chi, ma se il titolo della canzone fosse lo specchio della verità, allora che intervenga Mara Carfagna.

Una scolorata Alessandra Amoroso

Una scolorata Alessandra Amoroso

La sindrome del Turuturu

Oggi entriamo in un ambito delle autopsie molto delicato: il cervello dei cantanti innamorati.

Ci siamo già passati diverse volte, tra le paranoie di Meneguzzi, l’ansia di Ambra e le perversioni dei Negramaro, ma mai come questa volta il disturbo psichico era stato tanto evidente.
Sicuramente nessuno di voi si ricorderà di Francesco e Giada, due intrepidi giovani che, convinti di essere cantanti, si presentarono a Sanremo proponendo un brano improponibile: Turuturu.
Mi costa molta fatica cercare di essere sintetica sull’argomento, perchè per spiegare davvero bene il brano servirebbe un trattato di psichiatria, ma cercherò di utilizzare termini spiccioli e rapidi. Procediamo con l’autopsia:

La presentazione del sintomo appare chiara:

Oggi ho un turuturuturu
per la testa…
che fa turuturuturu
e non mi passa
lo fa sempre quando esci
un po’ da solo…
ed io resto pressappoco
dove sono

Il Turuturu colpisce direttamente il cervello, e il suo effetto si ripercuote su tutti i comportamenti della persona affetta dalla sindrome del Turuturu. E’ una malattia contagiosa, che si può propagare per via radiofonica, in occasione di Sanremo anche televisionica, ma anche tramite rapporto amoroso.
La persona che sostiene di essere affetta da Turuturu in realtà non è cosciente della sindrome che si è di lei impossessata. Le cause della malattia sono molteplici, in questo caso è la solitudine. Quando il partner esce, il Turuturu si impossessa della donna, che si immobilizza e rimane in attesa cercando di scacciare il suo male.

se potessi fermerei
i tuoi passi in un momento
e scoprire dove sei
se mi stai portando dentro
meno male che tra noi
sta nascendo un sentimento
che fa turuturuturu turuturuturutu

Il Turuturu comporta egoismo e paranoia, ed anche molta curiosità. Francesco e Giada sono due ragazzi innamorati affetti da sindrome del Turuturu. Dagli studi compiuti sino ad oggi sappiamo che l’accoppiamento non è proibito e la riproduzione non danneggia necessariamente un possibile nascituro. Un altro degli effetti della sindrome, però, è quello di identificare le cose tutte con un nome: anche l’amore diventa Turuturu.

io vorrei chiamarti ma
non ho una scusa
e hai sbagliato
a darmi il numero di casa
non riesco a immaginarti tutta sola…

Passiamo alla parte maschile. L’uomo a sua volta sente la mancanza della donna che, poichè affetta da questa controversa sindrome, gli ha dato un numero di telefono sbagliato. Questo non induce l’uomo a pensare che magari l’abbia fatto apposta, perchè il Turuturu limita le capacità mentali, infatti lui non riesce più ad immaginare.

che peccato
che non te l’ho detto ancora
che non sto mangiando più
che non vedo più gli amici
che mi manchi solo tu
le tue mani i tuoi sorrisi
ma qualcosa tra di noi
può succedere lo stesso
non ci arrenderemo mai
fino a che sarà successo

La sindrome del Turuturu comporta inoltre mancanza di appetito e asocialità che, se portata agli estremi si traduce in autisimo. Francesco adesso ha un momento di lucidità e capisce di avere una malattia e capisce che anche la sua amata soffre dello stesso male, ma confida nel loro amore (Turuturu) e nonostante la malattia sa che potranno stare insieme.

questo turuturuturu nella testa
mi fa troppo male
e adesso dico basta
e c’e’ un turuturu
nella vita mia…
che cancella tutta la malinconia
da domani proverò
a sentirmi un po’ diversa

Come potete facilmente dedurre, il Turuturu può comportare anche dolore e per il momento non è stato approntato nessun medicinale in grado di alleviarlo, nè ne esiste uno tra quelli convenzionali capace di avere effetto. Il secondo Turuturu di cui parla la canzone, ricordate, è l’amore. Nonostante la malattia del Turuturu che adesso chiameremo di Tipo 1, il Turuturu di tipo 2, l’amore, ha la meglio e in qualche modo allevia quel senso di asocialità e tristezza che si era creato, ma al contempo diminiusice l’autostima della persona, che si sente più propensa al cambiamento poichè si vede inadatta e inadeguata.

a me piaci come sei
meglio se resti la stessa
da domani canterò
sottovoce una canzone…
quando io la sentirò
sarò cotto di emozione
t’innamorerai
dovessi attendere altri due secoli
e allontanerai……
questo turuturuturu
turuturuturutu

L’uomo, preso dal Turuturu di tipo 2, invita la sua compagna a sconfiggere i sintomi della malattia e le dice di non cambiare. Intanto si accinge a mostrare le sue doti canore per fare colpo su di lei, farla innamorare e, spera, anche guarire.

se c’e’ ancora un turuturu
per la testa
per la testa
e’ perché se t’innamori
quello resta
ogni giorno viene a farti compagnia…
neanche il vento
se lo può portare via
e non chiedermi cos’e’
questo vuoto nella mente
perché sei vicino a me
anche quando sei distante

Questa fase della canzone è molto confusa. C’è sì la speranza che il Turuturu di tipo 2 possa guarire quello di tipo 1, ma questa speranza viene meno nel momento in cui ritorna più forte che mai la consapevolezza dell’eternità del Turuturu di tipo 1, fin quando qualcuno non si metterà a studiarlo seriamente e a trovare una soluzione.

Il mio trattato si conclude qui. Ci sarebbero ancora molte cose da dire sulla Sindrome del Turuturu, per cui la esporrò prossimamente in maniera più dettagliata. Vi lascio con l’inquietante finale della canzone e state attenti al Turuturu:

troveremo dentro noi
qualche cosa d’importante
con un turuturuturu turuturuturutu
questo turuturuturu nella testa
che ci prende come un gioco
fatto apposta…
da domani scoprirai
che rimane solamente
turuturuturuturu
turuturutu

Francesco e Giada devastati dalla Sindrome del Turuturu

Francesco e Giada devastati dalla Sindrome del Turuturu

Dedicato all’anagramma di Chiara

Rihanna e l’ombrello di salvataggio

Oggi torno a regalarvi una nuova autopsia, questa volta per non prendermela sempre con i soliti italiani mi sono data all’internazionale.

Cercando un testo che fosse particolarmente adatto all’operazione, mi sono imbattuta nell’ombrello di Rihanna, canzone che ha spopolato, ma qualcuno di voi ha mai pensato di dare un’occhiata al testo? Beh, mi son sporcata le mani io per voi ed ecco qua:

Nessuna nuvola nella mia tempesta
lascio che piova, arrivo in idroplano in banca
scendendo con il Dow Jones
quando le nuvole arrivano, noi andiamo via
noi siamo membri del rock
lei vola più in alto del tempo
e i G5 sono meglio, tu mi conosci
un’anticipazione per la precipitazione
ho messo da parte delle patatine
per i giorni di pioggia
Jay, l’Uomo della Pioggia è tornato
con la piccola signorina Sunshine (luce del sole)
Rihanna dove sei?

Sta piovendo, questo è certo. Rihanna ha una tempesta personale e stravagante, perchè non ha le nuvole. Tuttavia va in banca a prelevare un pò di contante per comprarsi un ombrello e ci va in idroplano. Sorvoliamo sul Dow Jones per non distruggere a fondo la personalità di questa donna che si definisce rock, facendo rivoltare in molti nella tomba e non.
Siccome i giorni di pioggia sono molto difficili da affrontare e le cosce di Rihanna non sono ancora abbastanza grasse, ha deciso di fare una scorta di patatine per la sopravvivenza.

Tu hai il mio cuore
e noi non ci separeremo mai
potrò essere sui giornali
ma tu sei la mia stella
tesoro perchè nel buio
non puoi vedere delle macchine scintillanti
ed è in quel momento che hai bisogno
che io sia lì, a condividerlo con te, perchè…

Il testo è una vera e propria canzone d’amore e promessa solenne di eternità. Anche se Rihanna finisce sui giornali, il suo amore non finirà, poichè la grande artista ha scoperto di poter fare due cose contemporaneamente e asincronicamente. Poi una delle frasi più poetiche che si siano mai sentite dal 2000 ad oggi: nel buio non si possono vedere le macchine scintillanti  e per ovvi motivi, ma che scintillanti sono se non scintillano al buio? Quindi, quando uno non può vedere le macchine scintillanti, è in quel momento che capisce di avere bisogno di qualcuno al suo fianco. Son momenti che non vi dico.

Ma andiamo dritti al ritornello:

Quando c’è la luce del sole, brilleremo assieme
ti ho detto che sarò qui per sempre
ho detto che ti sarò per sempre amico
ho fatto un giuramento, lo manterrò fino alla fine
adesso che sta piovendo più che mai
so che continueremo ad averci
puoi stare sotto il mio ombrello
puoi stare sotto il mio ombrello
sotto il mio ombrello, sotto il mio ombrello…

Quando le macchine ritornano a scintillare perchè il sole è tornato, inizieranno a scintillare anche Rihanna e il suo lovely boy, che definisce anche amico, per cui la situazione  è ambigua. Oltre ad essere al buio e a piedi, quest’uomo è sotto la pioggia per cui Rihanna, come un’eroina dei fumetti, arriva con il suo splendido ombrello e lo salva dalla bronchite imminente.

non ci troveremo mai in mezzo a queste cose stravaganti
sei parte della mia entità, qui per l’eternità
quando è venuta la guerra, quando il mondo ha giocato
le sue carte, se la giocata è difficile,
assieme guariremo il tuo cuore, perchè…

Non si sa quali siano le cose stravaganti che Rihanna e il suo amore non vivranno mai, comunque la donna continua a promettere amore eterno e di rimanere vicina al suo boyfriend in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà e guarirà il suo cuore perchè lei ha un ombrello magico e una volta al riparo sotto l’umbrella-ella-ella, tutto il resto del mondo fuori, può anche sparire.

Rihanna e la sua magica Umbrella (ella ella)

Rihanna e la sua magica Umbrella (ella ella)

Aiuta anche tu gli Smashing Pumpkins, diventa come loro!

Amici ed amiche del mondo delle Autopsie Canore, oggi lanciamo un sentito appello tramite Melodicamente, che da sempre si occupa con grande passione delle cause musicali:

Smashing Pumpkins: rock band leader nel settore ricerca n° 2 musicisti da integrare nel proprio organico. In questi tempi di crisi, disoccupazione e precariato anche noi di MelodicaMente pensiamo ai nostri lettori che, pur avendo tutte le doti necessarie per sfondare come dei del rock, non hanno ancora avuto l’opportunità di dimostrarlo. Vi segnaliamo infatti la disponibilità  di ben due posti vacanti nell’organico degli Smashing Pumpkins, nota rock band leader nel settore dell’alternative rock. Il leader Billy Corgan ha ufficialmente aperto le audizioni per la ricerca di un nuovo bassista; la posizione si è resa disponibile a seguito del licenziamento della precedente addetta, Ginger Pooley, la scorsa settimana. Non sapete suonare il basso ma da piccoli vi hanno obbligato a prendere lezioni di piano? Avete ancora una possibilità: la band sta infatti cercando anche un nuovo tastierista. Tra i requisiti necessari non ci sono limitazioni di età, razza o background musicale. E’ però richiesta immediata disponibilità a trasferirsi nell’Illinois. I candidati potranno inviare il proprio CV completo di foto e link web alle proprie performance a [email protected] o [email protected] Il termine ultimo per la presentazione delle domande è  fissato per il 31 Marzo

I Dari: perchè loro walgono

Dopo Valerio Scanu la scelta di una nuova autopsia è stata parecchio ardua. Fortunatamente il panorama italiano fornisce materiale idiotetico in gran quantità, per cui puntando il dito a caso son venuti fuori i Dari.

Il nome la dice lunga, ma il titolo della canzone ancor di più: Wale (Tanto Wale). Ricordate che i titoli delle canzoni che hanno anche una parte parentesificata sono ancora più interessanti da esplorare, per cui procediamo:

Wale come stai
Wale questo POME cosa fai
vieni con me
o, Wale, te ne vai.
Se Wale non mi vuoi
non c’è nulla tra di noi
ti dico
Wale
tanto wale!

Questa Wale si pronuncia come Vale, e non inglesamente, non fatevi ingannare da quella ganza di una doppiavù. I Dari in questa prima parte della canzone, così com’è giusto che sia per dei “musici”, se la cantano e se la suonano, chiedendo a Wale cosa fa dove va ecc ecc. Poi si rispondono anche, capiscono che Wale non li vuole, non c’è nulla tra di loro e quindi tanto vale, wale. Perdonatemi se parlo al plurale, ma li nomino in quanto singoli neuroni che messi insieme non sono in grado di rendere giustizia ad un cervello a modo.

Wale come stai
Wale questa sera cosa fai
seconda volta che ti chiedo
e non lo sai.
Se Wale non ci stai
che si FOTTAN pure i tuoi
ti dico
Wale
tanto wale!

Dopo le domande pomeridiane, i Dari colpiscono ancora. Passano alle domande serali, continuano a rispondere soli ed in più si auto-innervosiscono, mandando a quel paese i genitori di Wale, entità indefinita nel genere e nel nome (non consideriamo Wale come nome ma solo come orrido titolo), per sua fortuna.

Passiamo allo splendido e movimentato ritornello. Non perderò tempo nell’analisi poichè nulla di rilevante è stato rilevato nel tentativo di rilevare un briciolo di intelligenza:

Perchè quel che wale
è tutto quel che wale
per me quel che wale
è quel che non sei wale

Perchè quel che wale
è quel che wale, Wale
e allora dimmi Wale
che cosa wale, Wale

La storia di questa canzone, anche se difficile da intendere, è quella di un uomo tormentato da un amore impossibile che per orgoglio non ammette il fallimento e se la prende con l’amata dal nome astruso che non intende ricambiare il suo nobile sentimento:
Il cellulare ce l’ho gia spento
perchè x me sei troppo Sbattimento!

Per cui i Dari si dichiarano stanchi, hanno spento il cellulare per non sentire di questa Wale che, se non lo avevaste ancora capito, rifiuta puntualmente ogni richiesta di uscita.

La lunghissima canzone si protrae ancora per infiniti ritornelli che della sensatezza hanno solo un vago ricordo. Per ribadire il concetto di orgoglio maschile ferito, ecco una frase importante:

Wale dai ci sei
Wale dai domani cosa fai
terza volta che ti chiedo e non ci stai
se Wale non mi vuoi
io mi faccio i ***** miei
ti dico Wale
VaCCagare

Scurrili più che mai, i Dari non intascano la sconfitta, sono troppo fighi per farlo, ma noi tutti siamo dalla parte di Wale, che ha optato per la clausura piuttosto che frequentare tali individui.

I Dari e le loro pettinature di walore

I Dari e le loro pettinature di walore

Ricordatevi di Valerio Scanu

Era molto tempo che non si presentava qualche paziente, ma per fortuna prima o poi arriva il momento per una nuova autopsia. Abbiamo già operato su Alessandra Amoroso e Luca Napolitano, ma la scuola di Amici ha sfornato tantissimi talenti che prima o poi passeranno dal tavolo operatorio. Oggi è il turno del mitico Valerio Scanu, idolo di tutta la fascia giovanile cerebrolabile di Italia, ma anche di qualche cerebrolabile più attempata.

Il faccino dolce di Valerio non può che suscitare tenerezza, così come le sue canzoni cantate a squarciagola dalle fanz, ma noi vi mostreremo che Valerio Scanu in realtà sta meditando vendetta. La canzone di oggi è “Ricordati di noi“.

Ti ricordi quelle corse con il cuore in gola quando ti aspettavo all’uscita dalla scuola, quando tutto ci sembrava non potesse mai..finire

Il piccolo Scanu inizia con l’introduzione di ricordi scolastici come fossero passati i millenni dal tempo in cui usava andare a scuola, mentre vi ricordo che ancora deve concludere quest’anno la terza media. Il piccolo Valerio innamorato aspetta fuori dalla scuola come tutti gli innamorati scolastici ed ovviamente illuso di avere un meraviglioso futuro con la sua innamorata.

Ti ricordi quando coricati sotto il sole
quando un bacio interrompeva tutte le parole
quando noi dall’alto uniti guardavamo il cielo
non sapevamo che a volte il destino decide per noi..

Sotto il sole di Sardegna i due si abbronzavano come lucertole. Forse Valerio era talmente pesante che la poveretta per farlo tacere lo baciava. Tuttavia la cosa più curiosa di questo stralcio di brano è il fatto di guardare il cielo dall’alto. Prendevano il sole da un boeing 747?

Io non mi dimentico dei sogni irraggiungibili,
degli attimi lunghissimi
a superare il vento.
Io non ti dimentico
percio’ non farlo neanche tu
ricordati dovunque sei,
ricordami, ricordati di noi.

Adesso arriviamo al dunque. Oltre ad avere il potere di guardare il cielo dall’alto, Valerio Scanu riesce anche a superare il vento che a Flash Gordon gli fa un baffo. La cosa che ci tiene a precisare è che lui non dimentica e minaccia la sua innamorata: se lui ricorda, anche lei deve farlo. Altrimenti le canterà dritto dritto nell’orecchio fino a farla morire stremata.

Ogni tanto passo ancora sotto casa tua
e quando penso che il destino ti ha portato via,
il dolore spinge fuori le mie lacrime,
credimi
che mi manchi tanto adesso oggi come allora
dimmi che mi senti che l’anima tua vola
ti respiro e tu mi sfiori impercettibile
Ognuno sapeva il destino, che non siamo di lui.

Ogni tanto si fa per dire, Valerio Scanu pedina la ragazza, che potrebbe in realtà ricorrere alla denuncia, soprattutto quando il garzone allaga la strada di lacrime, perchè si è reso conto di sentire la mancanza. Vorrei sottolineare la frase: mi manchi ADESSO tanto OGGI come ALLORA: questo ragazzo ci ha una confusione temporale. In preda ad un pianto isterico, il giovane amico di Maria De Filippi inizia a delirare e ad avere idee confuse su un destino che decide per tutti, e di tutti che non sono del destino.

Il sunto è che davvero non dovete dimenticarvi di questo ragazzo, se mai lo incontrerete, iniziate a correre. Lui intanto medita vendetta, se lo dimenticherete saprà come punirvi.

Valerio Scanu trattiene il dolore che spinge fuori le sue lacrime

Valerio Scanu trattiene il dolore che spinge fuori le sue lacrime