Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2014, and the winner is… Cat Stevens

Era un momento che aspettavo da un anno, perché il mio ambulatorio è rimasto chiuso per parecchio tempo ma non c’è niente di più forte del richiamo di Sanremo.

L’inizio dell’edizione 2014 è stato più che promettente, nemmeno il tempo di far salire Fabio Fazio sul palco e due persone minacciavano il suicidio: non si è ancora capito se per problemi lavorativi o per porre fine allo strazio del Festival con un gesto d’impatto.

Tutto dopo è filato liscio, anche troppo. La mosceria regna sovrana nel teatro dell’Ariston, ci fosse stata una canzone un po’ sprint, un po’ poco depressa… niente. Sarà l’atmosfera italica a trasmettere tutto questo sconforto ma alla prossima puntata preparate popcorn e lamette.

Ma passiamo al duetto della serata, quello di Fabio Fazio vestito da Steve Jobs e Laetitia Casta, vestita come un cartoccio per la frittura ma in versione fashion. Poi si è ricordata di avere un super fisico e si è spogliata, sfoggiando un look in stile Valeria Marini ai tempi del Bagaglino. E insomma, i due hanno cantato, un po’ insieme e un po’ soli e un po’ sòle. La Casta sta così tanto bene a bocca chiusa!

L’unica cosa positiva di questa donna è la sua bellezza, che risalta anche senza il bisturi, con i difettucci che tutte le donne umane dovrebbero avere però, per carità, non fatemela cantare perché non è che io abbia una scorta illimitata di lamette!

Raffaella Carrà mascherata da Luciana Littizzetto

Raffaella Carrà mascherata da Luciana Littizzetto

Sui cantanti non mi voglio soffermare molto perché per la maggior parte del tempo ho distolto il mio pensiero dal televisore: ho guardato con attenzione le smorfie di Raphael Gualazzi, stava tentando di sfidare Raffaella Fico e Barbara D’Urso e in più s’è portato dietro Venom e un coro gospel.

La perla della serata è stata Raffaella Carrà con il suo look da darkettona rockettara e quel cha-cha-chao trashissimo che starebbe benissimo anche come pezzo di Angela Favolosa Cubista, circondata peraltro da ballerini (sì, maschi, almeno così sembrava) sui tacchi a spillo. Oh, ma deve venire la Carrà a 170 anni ad insegnarci un po’ di trasgressione?

Senza lei e la Littizzetto il Festival non sarebbe stato quello della Canzone Italiana ma della Tristezza Assoluta. Io mi sono addormentata un bel pezzo prima del finale, i miei neuroni non hanno retto a lungo, hanno perso l’allenamento. L’unica cosa bella che ricordo è Cat Stevens sul palco. Sempre sia lodato.

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