Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2017, la sottovalutata arte del tacere*

Ieri è iniziata ufficialmente la sagra della canzone italiana, a tratti meno sagra del solito ma comunque grande spunto per improvvisarsi critici televisivi e musicali.

Faremo un’autopsia molto breve sulla questione: come funziona l’accoppiata Carlo Conti-Maria De Filippi? Salvo il fatto che la personalità di Conti si perde un po’ al cospetto di Queen Mary, bene. Tutto molto sostenuto, non troppa allegria altrimenti mi sfasci il clima “C’è posta per te“. Tra i “suoi” cantanti di “Amici, la De Filippi ironicamente si autocita, si siede sulle scale come fa a “Uomini e Donne“; pensando a un moderno Salvatore Quasimodo assuefatto dalla tv mi verrebbe da dire “Ed è subito sabato sera”. Invece siamo appena a mercoledì. Che fatica, ragazzi.

Di tutta la serata non ricordo le canzoni, l’intonazione (a parte quella pessima di Lodovica Comello) nè la voce parzialmente assente di Albano (lo deduco dal fatto che i vetri della mia finestra siano ancora integri), i vestiti, non ricordo Raoul Bova che legge il gobbo peggio di Gabriel Garko e Arisa messi insieme, ricordo però Ricky Martin, l’uomo che fa pendant col sudore – machissenefrega . Ho avuto un maxi flashback a ritmo di “Un, dos, tres” e ho capito di essere ufficialmente invecchiata perché ho provato una cosa, davanti ai passi di danza di Ricky, che non mi era mai successa fino ad ora: nostalgia (canaglia, cit.).

Col capitolo Ricky Martin si apre la triste parentesi che ci porta dritti nel cervello di Caterina Balivo che, fuori luogo come l’asse dei globi oculari di Gasparri, ha detto “peccato che sia frocio”. Nella serata più gay del festival, nel 2017 quando è vero che tante questioni non sono state superate (vedi paragrafo successivo) ma, sacre bleu, sei pur sempre un personaggio pubblico, cerca di ricordartelo.

Parentesi Caterina Balivo

Ho sempre pensato che la Balivo sia una persona triste, indipendentemente dagli abiti che porta che, tuttavia, ne rispecchiano la personalità. Ieri sera ha praticamente fatto harakiri sui social, dicendo che Diletta Leotta non poteva permettersi di parlare di cyberbullismo mentre si sistemava lo spacco del vestito. Una versione leggermente modificata di “Aveva la minigonna, se l’è meritato”. No. Non è che meriti di essere picchiata per strada, stuprata o insultata perché parli e vesti come una tredicenne, cara Caterina. Nè tantomeno meriti che qualcuno rubi le tue foto e i tuoi video privati dal tuo telefono per diffonderli in giro, a caso, solo perché ieri sera hai detto una grande stronzata. Ti si può perdonare, almeno per questa volta. A te e pure alla Ferrari, che non si sa se è ancora in tempo per rinsavire.

Detto ciò, stasera non disturbatemi, c’è Robbie Williams.

Caterina Balivo pensa alla cosa più sbagliata da dire | © Facebook

*Della sottovalutatissima arte del tacere: Ora muoio, dammi tempo.

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