Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2013: secondo me vince Carla Bruni

Anche oggi ho deciso che per vivere meglio devo dire la mia su Sanremo 2013, perché sera dopo sera c’è un’escalescion di brutture che si sono proprio ingegnati. Ce ne vuole, per partorire ospitate e canzoni insensate e mal gestite, a Sanremo ci riescono tutti gli anni, per questo il Festival non deve finire.

Non parliamo dei cantanti in gara che non gliene frega niente a nessuno, a meno che non vogliamo commentare le canzoni di Cristicchi che sembrano scritte da Tricarico posseduto da Tonio Cartonio. Ma passiamo ai grandi ospiti: fino a ieri sera avevo grande stima di Bar Refaeli, perché nella vita l’avevo vista solo in pose plastiche che mi mangiavo le labbra dall’invidia, quando lei pubblicava le foto in bikini dal Mar Rosso, io stavo arenata su spiagge anonime con in mano un panino con la mortadella. Forse sarò stata più felice di lei, ma non sarò stata ugualmente gnocca. Però di figure brutte come la sua che ha suonato scalza la batteria per meno di 4 nanosecondi, ne ho fatte proprio poche. Lei se continua di ‘sto passo, entra nel Guinness. Ecco, Bar, non dimostrare di non essere solamente una modella, il mondo ti vuole così. A un certo punto ieri sera ho capito perché Leonardo DiCaprio ti lasciò.

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Carla Bruni: vestita come un’austera insegnante di matematica pronta ad andare in pensione e con gli zigomi che sembrano staccabili come il naso e la bocca di Mr. Potato, ha accettato di farsi prendere in giro dalla Littizzetto e ci ha straziati con una delle sue canzoncine. Ché i francesi provano a rimandarcela indietro, pensando che magari con un’ospitata alla sagra della musica poi le torna la nostalgia e fa i bagagli. Lei, invece, con la sua voce soave, repellente come le ortiche sulle natiche, dice che va a trovare la sua famiglia, ma alla fine torna sempre in Francia, rimbalziamola ai cugini, tenetevela voi. Lei e la Bellucci, che ‘ste donne quando vanno in Francia si sgualciscono le corde vocali, sono affette da erre moscia taroccata e si dimenticano pure lo stile, a meno che non le vestano Dolce e Gabbana. Quando parlano, sembrano in punto di morte, ricordano quelle scene dei film in cui i protagonisti sfruttano l’ultima parte di ossigeno che hanno in corpo per rivelare un grande segreto, solitamente il loro assassino o dov’è nascosto il tesoro di famiglia, e poi muorono. Solo che queste non muorono, muorono solo i nostri neuroni e Bastianich.

Asaf Avidan: a proposito di corde vocali, che è successo a quelle di Asaf? Dicono che ricordi la voce di Janis Joplin, ma a me ricorda una capra sgozzata agonizzante, a Sanremo capiscono solo il contrario delle cose e così gli è scappata la standing ovation. Urlare al rallentatore si vede che emoziona, forse bisogna provare queste sensazioni solo dal vivo, ma io avrei preferito non provarle nemmeno a distanza, tanto che per citare Cristicchi, “la prima volta che sono morta è stata guardando Sanremo” e per vedere se potevo morire più di una volta e quanti jolly ho, è il secondo anno di seguito che lo guardo.