Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2014, and the winner is: il chirurgo di Claudio Baglioni

A Sanremo non è che ci sia tanto bisogno di portare i mega-ospiti internazionali, i criticatissimi denti di Laetitia Casta o chissà che altro: basta che gli piazzi sul palco Claudio Baglioni e il pubblico non capisce più niente. Povero Claudio, per la fobia delle rughe ormai si è completamente rovinato la faccia, non può chiudere gli occhi, sembra Alex DeLarge di Arancia Meccanica, quando lo costringono a tenere gli occhi aperti, solo che in questo caso è tutto ricucito a colpi di bisturi che se disgraziatamente dovesse starnutire mi si scoperchia tutto sul cranio.

E niente, il Festival di Sanremo ieri ci ha regalato un’altra serata noiosa e, come dicevo, è ormai ben chiaro che non servono grandi artisti internazionali, che a noi italiani ci piace l’armadio che sa di naftalina e siamo felici con la Carrà e le gemelle Kessler e con Franca Valeri, che ha fatto commuovere tutti e che, imperterrita, continua a lavorare.

Fabio Fazio e Claudio Baglioni direttamente dal Madame Tussauds

Fabio Fazio e Claudio Baglioni direttamente dal Madame Tussauds

Abbiamo visto Kasia Smutniak col pancino e no, non credo proprio che avesse esagerato a cena, mi dicono che sia incinta. Nel frattempo c’era una versione super fighissima di Francesco Renga, inanellato e  imbraccialettato come se fosse andato a rubare in una gioielleria e si fosse messo tutto addosso per scappare più in fretta, canzoni mediocri tante, sempre tristi da sbattere la testa al muro e poi Noemi. Lì non c’era da sbattere la testa al muro solo per la canzone ma per il taglio e il colore dei capelli e l’abbigliamento, sembrava uscita dal set di Star Trek, con quella ferraglia appoggiata sul collo che se si muove male si infilza e mi muore sul palco. E poi l’hanno fatta dimagrire un sacco e non è che avesse tanta voce, urlava, urlava per la fame, povera Noemi. Ogni anno la vestono sempre peggio, c’è qualcuno lassù che proprio la odia e la riduce così e se i vestiti si possono cambiare, quella frangettina è invece la prova tangibile dell’odio profondo che la circonda.

Sanremo 2014, and the winner is… Cat Stevens

Era un momento che aspettavo da un anno, perché il mio ambulatorio è rimasto chiuso per parecchio tempo ma non c’è niente di più forte del richiamo di Sanremo.

L’inizio dell’edizione 2014 è stato più che promettente, nemmeno il tempo di far salire Fabio Fazio sul palco e due persone minacciavano il suicidio: non si è ancora capito se per problemi lavorativi o per porre fine allo strazio del Festival con un gesto d’impatto.

Tutto dopo è filato liscio, anche troppo. La mosceria regna sovrana nel teatro dell’Ariston, ci fosse stata una canzone un po’ sprint, un po’ poco depressa… niente. Sarà l’atmosfera italica a trasmettere tutto questo sconforto ma alla prossima puntata preparate popcorn e lamette.

Ma passiamo al duetto della serata, quello di Fabio Fazio vestito da Steve Jobs e Laetitia Casta, vestita come un cartoccio per la frittura ma in versione fashion. Poi si è ricordata di avere un super fisico e si è spogliata, sfoggiando un look in stile Valeria Marini ai tempi del Bagaglino. E insomma, i due hanno cantato, un po’ insieme e un po’ soli e un po’ sòle. La Casta sta così tanto bene a bocca chiusa!

L’unica cosa positiva di questa donna è la sua bellezza, che risalta anche senza il bisturi, con i difettucci che tutte le donne umane dovrebbero avere però, per carità, non fatemela cantare perché non è che io abbia una scorta illimitata di lamette!

Raffaella Carrà mascherata da Luciana Littizzetto

Raffaella Carrà mascherata da Luciana Littizzetto

Sui cantanti non mi voglio soffermare molto perché per la maggior parte del tempo ho distolto il mio pensiero dal televisore: ho guardato con attenzione le smorfie di Raphael Gualazzi, stava tentando di sfidare Raffaella Fico e Barbara D’Urso e in più s’è portato dietro Venom e un coro gospel.

La perla della serata è stata Raffaella Carrà con il suo look da darkettona rockettara e quel cha-cha-chao trashissimo che starebbe benissimo anche come pezzo di Angela Favolosa Cubista, circondata peraltro da ballerini (sì, maschi, almeno così sembrava) sui tacchi a spillo. Oh, ma deve venire la Carrà a 170 anni ad insegnarci un po’ di trasgressione?

Senza lei e la Littizzetto il Festival non sarebbe stato quello della Canzone Italiana ma della Tristezza Assoluta. Io mi sono addormentata un bel pezzo prima del finale, i miei neuroni non hanno retto a lungo, hanno perso l’allenamento. L’unica cosa bella che ricordo è Cat Stevens sul palco. Sempre sia lodato.

Sanremo 2013: secondo me vince il Sonno

E anche la terza è andata. Non potete immaginare che fatica seguire il Festival di Sanremo tutte le sere, avrei preferito stare in trincea e farmi sparare dal nemico. Soprattutto perché i miei compagni di tweet piano piano stanno abbandonando la sfida di sopravvivere fino all’ultima puntata, tra poco mi abbandono pure io.

Bello il monologo della Littizzetto sulle donne, per carità, belli i vestiti di Maria Nazionale, bello pure il momento goliardico trash con Albano e Laura Chiatti e Lucianina che si tappava le orecchie. Bello il fatto che i cantanti più bravi siano agli ultimi posti della classifica.

Sanremo 2013 è una sfida per me, devo mettere alla prova le mie capacità di resistenza, quello che ho visto ieri sera è stato uno spettacolo davvero emozionante e quello che mi ricordo, riassumendo è

zZzzZzzZz…

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Sanremo 2013: secondo me vince Carla Bruni

Anche oggi ho deciso che per vivere meglio devo dire la mia su Sanremo 2013, perché sera dopo sera c’è un’escalescion di brutture che si sono proprio ingegnati. Ce ne vuole, per partorire ospitate e canzoni insensate e mal gestite, a Sanremo ci riescono tutti gli anni, per questo il Festival non deve finire.

Non parliamo dei cantanti in gara che non gliene frega niente a nessuno, a meno che non vogliamo commentare le canzoni di Cristicchi che sembrano scritte da Tricarico posseduto da Tonio Cartonio. Ma passiamo ai grandi ospiti: fino a ieri sera avevo grande stima di Bar Refaeli, perché nella vita l’avevo vista solo in pose plastiche che mi mangiavo le labbra dall’invidia, quando lei pubblicava le foto in bikini dal Mar Rosso, io stavo arenata su spiagge anonime con in mano un panino con la mortadella. Forse sarò stata più felice di lei, ma non sarò stata ugualmente gnocca. Però di figure brutte come la sua che ha suonato scalza la batteria per meno di 4 nanosecondi, ne ho fatte proprio poche. Lei se continua di ‘sto passo, entra nel Guinness. Ecco, Bar, non dimostrare di non essere solamente una modella, il mondo ti vuole così. A un certo punto ieri sera ho capito perché Leonardo DiCaprio ti lasciò.

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Carla Bruni: vestita come un’austera insegnante di matematica pronta ad andare in pensione e con gli zigomi che sembrano staccabili come il naso e la bocca di Mr. Potato, ha accettato di farsi prendere in giro dalla Littizzetto e ci ha straziati con una delle sue canzoncine. Ché i francesi provano a rimandarcela indietro, pensando che magari con un’ospitata alla sagra della musica poi le torna la nostalgia e fa i bagagli. Lei, invece, con la sua voce soave, repellente come le ortiche sulle natiche, dice che va a trovare la sua famiglia, ma alla fine torna sempre in Francia, rimbalziamola ai cugini, tenetevela voi. Lei e la Bellucci, che ‘ste donne quando vanno in Francia si sgualciscono le corde vocali, sono affette da erre moscia taroccata e si dimenticano pure lo stile, a meno che non le vestano Dolce e Gabbana. Quando parlano, sembrano in punto di morte, ricordano quelle scene dei film in cui i protagonisti sfruttano l’ultima parte di ossigeno che hanno in corpo per rivelare un grande segreto, solitamente il loro assassino o dov’è nascosto il tesoro di famiglia, e poi muorono. Solo che queste non muorono, muorono solo i nostri neuroni e Bastianich.

Asaf Avidan: a proposito di corde vocali, che è successo a quelle di Asaf? Dicono che ricordi la voce di Janis Joplin, ma a me ricorda una capra sgozzata agonizzante, a Sanremo capiscono solo il contrario delle cose e così gli è scappata la standing ovation. Urlare al rallentatore si vede che emoziona, forse bisogna provare queste sensazioni solo dal vivo, ma io avrei preferito non provarle nemmeno a distanza, tanto che per citare Cristicchi, “la prima volta che sono morta è stata guardando Sanremo” e per vedere se potevo morire più di una volta e quanti jolly ho, è il secondo anno di seguito che lo guardo.

 

Sanremo 2013: quante volte morirà la musica?

Ho deciso: non voglio ascoltare notizie e anticipazioni su Sanremo perché voglio che sia tutta una sorpresa. Non ho letto nemmeno uno dei testi, perché l’ultima volta ci ho messo una settimana per riprendermi dalla visione di Bastardo della Tatangelo e quasi mi perdevo il Festival.

Secondo voi, quante volte verrà uccisa la musica quest’anno? Tremate, tremate, le canzoni di Sanremo sono tornate.

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