Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

Sanremo 2013: ha vinto la morte della musica

A pochi minuti dalla fine, diciamocelo, abbiamo sperato tutti nel miracolo: se Elio e le storie tese erano riusciti ad arrivare tra i primi tre, forse il passaggio dei meteoriti sulla Terra e le dimissioni del Papa, un terremoto nel bel mezzo della finale del festival, erano un segnale chiaro di qualche cambiamento epico nel mondo e a Sanremo 2013 non avrebbe vinto l’ovvietà.

Invece no, sono state solo delle coincidenze, che a noi esseri umani piace credere che gli eventi siano collegati tutti tra loro perché c’è un senso sopra le nostre teste. Ma se ci fosse un senso, allora Marco Mengoni non avrebbe vinto e non sarebbe stato sul podio, non ci sarebbero stati nemmeno i Modà. Se ci fosse stato un senso, forse non ci sarebbe mai stato Sanremo.

Vivete la vita così come viene, voi e Vasco Rossi, smettetela di chiedere quale sia il senso delle cose: ha vinto “L’essenziale”, oggi è la giornata nazionale dei bimbiminkia, a Sanremo secondo il mio sondaggio ha vinto la scollatura di Maria Nazionale, ma la Nera Signora è passata sul palco dell’Ariston e con la sua falce ha decapitato la musica. Però noi non l’abbiamo vista passare, si era forse palesata sotto forma di Bianca Balti?

RIP

sanremo2013-logo

Il Festival della Canzone Italiana: autopsia della prima puntata

Sì lo so, sono un po’ in ritardo. Ci ho dovuto pensare tanto prima di decidermi a scrivere di questo Festival di Sanremo 2011. Non che sia obbligata a farlo, ma dopo una puntata così traumatica ho bisogno di scrivere per sfogarmi.

Non vedevo il Festival di Sanremo da quando andavo alle elementari e solo adesso riesco ad apprezzare il fatto che l’antenna della mia tv per svariati anni non mi abbia permesso di vederlo. Perché adesso che funziona e Rai Uno si vede benissimo, da buona masochista sono caduta nella trappola ed ho guardato tutta, ma proprio tutta la puntata.

Premettiamo che questo spettacolare Festival di bello ha avuto solo due momenti: Luca e Paolo che cantanoTi sputtanerò” e la Canalis che tenta di uccidere Belen in diretta. Per il resto c’è poco (o troppo) da dire.

Le due primedonne sono entrate un po’ tardi sfoggiando bellissimi abiti, bellissimi sorrisi e pettinature che nemmeno io dopo l’influenza. Dov’è finita tutta la sofisticatezza della kermesse? Viene da chiederselo anche mentre Belen azzarda il tango argentino e poi, evidentemente in preda all’emozione, dice: “Quando sento il tango argentino mi esce fuori la testa“. Non parliamo poi di Elisabetta Canalis in versione Mia Wallace. Io spero che Quentin Tarantino la conosca e decida di scritturarla per il film più splatter della sua intera carriera: senza effetti speciali nè pomodoro al posto del sangue, in cui la Canalis interpreta il ruolo della vittima.

Oxa Tatangelo

Possiamo tranquillamente dimenticare l’insignificanza di Gianni Morandi (che pure ha fatto partire bene il festival) e potremmo fare altrettanto per tutti gli artisti ma: c’era Giusy Ferreri, stonata come un camionista ubriaco, che ha rivelato di avere il petto più piatto degli ultimi 150 anni, i fotografi stavano lì pronti ad immortalare il capezzolo in fuga per poi scoprire che erano già fuggiti da tempo. Anna Tatangelo si è presentata sul palco che sembrava Anna Oxa, cantando la sua “Bastardo” che abbiamo elogiato a tempo debito poiché era chiaro che non sarebbe passata. Fuori anche Anna Oxa, che ieri sera ha scelto lo stesso parrucchiere di Bill Kaulitz dei Tokio Hotel e in quanto a capelli, Patty Pravo non sembrava da meno. Ricordava un esperimento malriuscito di tentato incrocio tra Morticia Addams e Maria Montessori. Con un pizzico di Tutankhamon. Mi chiedo si riuscirà a reggere fino all’ultima puntata. Ho seriamente temuto che morisse sul palco.

Max Pezzali ha avuto il suo secondo tempo, ma avremmo preferito che rimanesse confinato al primo, visto che non aveva nulla di buono da dirci, mentre Albano ha chiuso la già pessima serata urlando a squarciagola di Amanda, che tutti hanno pensato poi fosse un brano per Amanda Knox. Rimarrò incollata alla tv fin quando non ammetterà che la canzone parla proprio di lei. Cade in basso Roberto Vecchioni, ormai non ce la fa più nemmeno lui, ma in Italia c’è questa mania del mettere radici dappertutto, e i grandi catanonni non se ne vanno mai. E’ apparso come un ectoplasma anche Franco Battiato, ha cantato 5-6 paroline giusto per dire “io sono qui”, il pezzo non era poi così male, c’era pur sempre Tricarico. Quest’ultimo, sempre originalissimo con le sue filastrocche (alla Ned Flanders, ripeto), questa volta ha optato per una ninna nanna, magari pensando “chissà, se dormono poi applaudono e passo in automatico“. E’ successo davvero.

Come previsto, tiene bene il pezzo di Emma Marrone con i Modà. Inutile dire che sono la scopiazzatura dei Negramaro, anzi adesso che Giuliano Sangiorgi deve finire sotto i ferri sono quasi sicura di chi gli abbia portato via le corde vocali. Nonostante ciò, tutto può succedere, voi continuate a votare il nostro sondaggio sul possibile vincitore di Sanremo (in basso a sinistra), mentre io confermo che le mie previsioni di ieri erano corrette. Davide Van de Sfroos ha portato un pezzo incomprensibile, che però abbiamo capito sicuramente più di quello di Anna Oxa, che è andato a cozzare con il leit motiv della serata: la mortezza. La mortezza che ha raggiunto l’apice, oltre che con Tricarico, anche con La Crus, che hanno sfoggiato un pezzo che più retrò di così si muore (e ci è mancato poco) piazzando sul palco un soprano vestito di rosso mentre tutti si chiedevano cosa fosse e se fosse venuto in pace.

Dimenticavo Antonella Clerici, un altro dei momenti memorabili della serata: continuo a chiedermi perché si ostini ad indossare obbrobri e soprattutto perché abbia sedato la sua bambina per farla sedere sulle scale dell’Ariston raccontandole la sua storia, che quella poveretta non ha ascoltato nè capito nemmeno una parola. E vabbè che Sanremo è Sanremo, ma qualcuno pensi ai bambini!

E’ già solo: le perversioni dei Modà

Vi sono forse mancata? Vi siete sentiti soli et abbandonati o avete tirato un sospiro di sollievo da bravi fan perché non ho distrutto più nessuno?

E’ tempo di sgranchirsi le mani e procedere di bisturi, oggi mi spiace per voi ma il mio paziente è il brano “Sono già solo” dei Modà, pezzo apprezzatissimo in classifica ma un contenitore di perversione che necessita di autopsia.

Una volta steso il paziente sul tavolo operatorio non possiamo fare a meno di notare l’impertinenza con cui attacca a cantare:

Troppa luce non ti piace
godi meglio a farlo al buio sottovoce
graffiando la mia pelle
e mordendomi le labbra
fino a farmi male, bene

Il qui presente Modà rivela i gusti della donna con cui usa sessuare, che a quanto pare apprezza le luci spente. Nessuno si interroga mai sulle luci spente, si pensa siano utilizzate per la troppa vergogna, quando forse è per non vedere chi si ha davanti. Poi questa qua è una violenta, ma sa fare male bene, non so se avete compreso il concetto. Lui da bravo masochista ne gioisce, noi speriamo che gli stacchi pure la lingua così la smette di cantare.

Uno dei punti fondamentali è la confusione dell’autore:

senza farmi capire
se per te è più sesso o amore

Che, come molti altri artisti presi dall’incoscienza pseudo-creativa, si risponde prontamente nella frase successiva:

Poi fuggi, ti vesti, mi confondi
non sai dirmi quando torni

Il concetto quivi espresso mi pare piuttosto chiaro. La donna opta per la prima, sempre che sia donna. Di questi tempi mai dare per scontato. Ipotizzo che sia donna per il comportamento da fase premestruale qui di seguito descritto:

e piangi, non rispondi, sparisci
e ogni quattro mesi torni
Sei pazza di me come io lo son di te

A lui non ditelo che lei è pazza e basta, ma il comportamento fila liscio con la mia diagnosi. Si suppone che il suo sia pressappoco il ciclo mestruale di uno scimpanzè*.

Resisti, non mi stanchi
mi conservi sempre dentro ai tuoi ricordi
e poi brilli, non ti spegni
ci graffiamo per non far guarire i segni
e sei pioggia fredda
sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo

L’autore del testo è chiaramente uno sfigato, per amor del sesso selvaggio si lascia torturare ed abbandonare al suo destino per svariate mensilità, per poi veder tornare quella che lui vorrebbe come anima gemella, in realtà si tratta di una ninfomane che corre a fare rifornimento quando le risorse hanno ormai iniziato a scarseggiare. Ma l’ammore è così, unitelo al masochismo di derivazione negramarica, e ne viene fuori un bel quadretto.

Tornerai, tornerai
altrochè se tornerai
ma stavolta non ti lascio
ti tengo stretta sul mio petto
poi ti bacio, poi ti graffio
poi ti dico che ti amo e ti proteggo

Ovviamente a furia di stuzzicare il cane che dorme, quello non potrà fare a meno di svegliarsi ringhiando come un posseduto e tirare una bella mozzicata. Allora la vittima aspetta paziente il ritorno del carnefice che diventerà a sua volta vittima della vittima che diventa carnefice. Abbracci e graffi, le classiche liti e forse un caso velato di violenza domestica, ed anche un sintomo di personalità bipolare, riscontrato in molti altri pazienti, evidenziato da “poi dico che ti amo e ti proteggo”, comportamento in netta opposizione con la costrizione all’abbraccio e alla permanenza.

e poi ti voglio e poi ti prendo
poi ti sento che impazzisci se ti parlo
sottovoce, senza luce
perchè solo io lo so quanto ti piace
e ora dimmi che mi ami
e che stavolta no, non durerà solo fino a domani
Resta qui con me perchè son pazzo di te

Lui ormai accecato dall’amore non si rende conto che lei impazzisce se le parla perchè è reclusa e sotto tortura. In più al buio. Lei diciamo che se l’è andata a cercare, dopo averlo torturato per mesi e mesi, adesso lui si vendica e la fa sua prigioniera così sa di poterla amare semper et per semper senza vederla fuggire via e correre chissà da chi.

Ma lui è così innamorato da non poter essere crudelissimo, l’amore è lasciare liberi e vedere se gli innamorati sono veri innamorati e tornano indietro come i boomerang:

sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo

Ed infatti alla fine se ne rende conto che il suo destino è quello. Luce spenta, torture e solitudine.

I sei già soli

*37 giorni!

Troppa luce non ti piace godi meglio a farlo al buio sottovoce graffiando la mia pelle e mordendomi le labbra fino a farmi male, bene