Autopsie Canore

Analisi Illogiche di Testi di Canzoni Surreali

XF 11, tutto quello che c’è da sapere sui finalisti

Mi sono accorta che questo ambulatorio non è rimasto sempre al passo coi tempi, salvo quando si tratta di parlare del Festival di Sanremo.

Ma al Festival di Sanremo ormai ci vanno i vincitori dei talent e, che vinca o meno, sicuramente ci ritroveremo Enrico Nigiotti, quindi mi è sembrato il caso di passare in rassegna i profili dei concorrenti della finale di “X Factor“. Che a tratti, quando sono stati presentati gli inediti, è stata un’edizione molto sanremese. Mentre cerco di fare mentalmente l’elenco di chi è rimasto in finale, stento a ricordare tutti i nomi e questo già lascia intendere molto sul carisma dei protagonisti di “X Factor“, sfido chiunque a ricordarsi almeno 5 nomi della scorsa edizione. Forse ricorderete a stento anche chi l’ha vinta.

Måneskin

Dice che vincono loro. Perché sono giovani e sono fighi. Un po’ coatti, inizialmente arroganti, poi simpatici. Sono quelli che secondo Levante hanno tutte le lettere dell’alfabeto oltre che la X di “X Factor“, perché Levante è una che dice cose originali che poi si ricondividono sui social come se fossero rivelazioni mistiche. Però sì, i Måneskin sono quelli più pop, più trasgressivi, più carismatici. Non so quanto possa durare il carisma senza le scenografie di Luca Tommassini (un applauso) e il confezionamento della produzione Sky, però so’ ragazzi, auguriamogli buona fortuna. Anche perché, come si evince dal testo di “Chosen“, che parla di persone stupide che non capiscono, loro sanno di avere l’X Factor, ma non sanno la verità.

Perla canora: “Ho iniziato quando avevo 17 anni e non ho paura di essere onesto yah e so che sembra un cliché, ma questo è il mio momento. E non mi importa di che cosa pensa la gente, perché sono nato per quello, perché la mia voce è la voce di una bestia e voglio prendermi tutto, fratello, e lo farò“. Vacci piano, coccodè.

Enrico Nigiotti

Enrico Nigiotti è la manifestazione di uno dei problemi principali dei talent e della musica italiana in genere: scambiare la monotonia e la ridondanza per identità e personalità. Ovvio, un artista deve avere uno stile che lo renda riconoscibile, ma deve anche saper fare più cose. E cantare ogni canzone partendo da tonalità bassissime per poi alzarle nella seconda strofa – cantare così ogni singola canzone – non significa avere uno stile ben definito. Significa non avere creatività.

Perla canora: “L’amore è qualcosa che uno ha dentro di sé“. Ah no, quello è un pezzo di Siria. Cos’è ‘sta storia del riciclare i titoli per risultare ancora più anonimi? Nigiotti canta “Ma mi fa ridere quando mi guardi / Mentre parli a raffica / E ti scende la neve dagli occhi“. Non so se sia un riferimento a un nuovo modo di sniffare (sapete, la vodka nelle pupille e altre cose strane accadono tra i giovani), o se parli davvero di neve. Se dovessi avere davanti qualcuno che piange neve avrei solo due opzioni: chiamare la d’Urso o il 118.

Lorenzo Licitra

Se c’è uno che sa cantare è sicuramente Licitra ma, come dice Manuel Agnelli, ancora non ha capito bene dove andare, cosa fare, chi essere. Uno che canta? Non basta. Uno che arriva proponendo i Postmodern Jukebox e si grida al miracolo? Boh. Uno che come inedito ha un titolo che fa pensare solo a una canzone degli U2? Boh. Uno a cui hanno assegnato uno dei testi più originali del secolo? Boh. Licitra finirà macinato nel sistema, come gli altri ma forse anche un pochino di più. Appena appena sotto Rita Bellanza.

Perla canora: “Love is all we need / In the name of love“. Valeria Rossi scansate.

Samuel Storm

Avevamo un potenziale vincitore, con una bella storia strappalacrime servita alla prima apparizione. Una storia struggente, nove mesi di viaggio per raggiungere l’Italia in cerca di nuove opportunità. Tra la voce e la storia, Samuel Storm aveva tutte le carte in regola per diventare il personaggio di punta di questa edizione. Sarà che non parla ancora molto bene l’italiano o che di personalità da vendere ne ha ben poca, ma è passato praticamente inosservato. Anche il suo inedito sembrava avere un buon potenziale e parla proprio della sua storia, buono al punto che non si presta nemmeno a un’autopsia. Peccato Samuel, preparati ad essere masticato e risputato dal sistema. Se vuoi essere un vincente, regalaci una vera colica canora. Come quella di Andrea Radice. In assenza di una tua perla, infatti, useremo la sua.

Perla canora sostitutiva, di Andrea Radice (chi?): Mara Maionchi ha trasformato Radice in un cantante neomelodico, condannandolo a morte senza un reale motivo apparente. Anche qui non si può parlare di originalità del titolo, perché a me fa pensare ai Beatles scopiazzati per essere coerenti con l’originalità dei titoli. E poi mi viene in mente “Lascia che io sia” dell’immenso Nek, anche se “Lascia che sia” di Andrea Radice fa pensare più che altro a Gigi D’Alessio. Due grandi clienti del laboratorio di Autopsie Canore. Il testo del suo inedito è ai livelli di incomprensibilità del maestro Tiziano Notizia, peraltro ex “alunno” della Maionchi. “Cambio posto, spazio, tempo e noi / Parole, stelle, vizi tu sei lì di notte in notte cerchi la verità più ne vorresti e più ti dirà“. Ma chi? Ma cosa? E, soprattutto, perché?


Nella foto: I giudici e il conduttore di X Factor pensano a quale condimento usare per mangiare i finalisti a colazione.
Manuel Agnelli dice: cottura al sangue. Levante dice: una noce di burro e sciroppo d’acero, così rendono bene su Instagram. Cattelan, con il suo inarrestabile entusiasmo, dice: Che bello, si mangia! Mara Maionchi dice: Questi pensano alle salse ma non hanno capito un cazzo, che me li mangio tutti io, cazzo! Fedez non dice, pensa a dove nascondersi per poter mangiare senza essere giudicato dalla futura consorte.

Dedicato agli anagrammi di rachia e isula
Foto via SkyUno

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